La mia allieva

Culo spaziale di una pallavolista

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La stavo aspettando all’interno della stanza che utilizzavo per ricevere gli studenti per dei colloqui individuali, relativi agli allenamenti.

Era la seconda miglior giocatrice della nostra squadra di pallavolo ed era di una bellezza disarmante.

Avevo iniziato a scoparmela da qualche mese. Fortunatamente nessuno aveva ancora scoperto il nostro rapporto, altrimenti avrei perso il posto di lavoro, oltre la reputazione, per essermi portato a letto una minorenne.

Aveva sedici anni ed io trentadue, ma lo succhiava così bene che proprio non riuscivo a dirle di no. Mi sembrava impossibile che una ragazza di quel calibro volesse farsi scopare da uno come me, eppure tutto era così reale da sembrare un quadro iper-realista.

-Eccomi, professor cazzo grosso…- disse, chiudendosi la porta alle spalle.

-Ciao, vagina stretta. Come stai?- dissi, ammirando quelle sue gambe lunghe e slanciate.

-Mi sento tutta sporca… sono ancora sudata per via dell’allenamento intensivo che ci hai fatto fare. Lo sfregamento delle cosce mi ha fatto sudare molto lì.- sorrise, indicando con l’indice la sua vagina.

-Oh, mi dispiace. Posso fare qualcosa per pulirti via il sudore?

-Potresti leccarmelo via… che ne dici?

La presi in braccio e la misi a sedere sulla mia cattedra, le sfilai pantaloncini e mutandine e notai che era veramente sudata. Adoravo l’odore del sudore nelle sue zone intime; era una cos che mi eccitava molto.

È anche vero che quell’adolescente mi arrapava più di tutte le altre donne con cui avevo intrattenuto delle relazioni sessuali prima di lei. Mi svegliavo la mattina con la voglia di chiavarla e mi addormentavo con la stessa identica voglia.

Era un qualcosa d’indescrivibile, giuro… quel corpicino atletico mi mandava proprio ai pazzi.

Le leccai la figa e dopo pochissimo, tirai fuori quello che lei si divertiva a chiamare “l’arnese”.

-Oh, ma ciao… bell’arnese.

-Lo vuoi l’arnese dentro?

-Lo voglio tutto dentro, professore.

-Ho notato che eri un po’ fiacca nel bagher, forse dovrei punirti un po’ nel culo… che ne dici?

-Sì… credo di meritarmi una bella punizione anale.

La voltai e glielo buttai in culo come un animale, sfogando i miei istinti su quella giovane e talentuosa atleta che i genitori mi avevano affidato come una figlia. Stavo tradendo la morale e anche la loro fiducia, ma non m’importava. Volevo solo inculare quella ragazza fino a farle male.

-Ah, ah… sì. Spingi… spingi.

Impazzivo quando godeva a quella maniera. Mi aveva confessato che quando si faceva fottere dai suoi compagni di classe non godeva mai e che, anche se pensava a me, non le piaceva mai. Diceva di aver bisogno di un vero uomo per raggiungere l’orgasmo.

Da quando le avevo fatto scoprire il sesso anale le si aprì un mondo. Adorava farselo buttare in culo ed era quasi sempre lei a chiedermi di scopare da dietro.

In parole povere, età a parte, era la donna ideale.

Me la stavo sbattendo con tutto me stesso, quando il suo telefonino squillò.

Rispose, facendomi segno di continuare a scoparla.

-Sì papà… dimmi. Ah, ah… ok. Ah. No, niente… è che sto sciogliendo dei muscoli. Certo che torno per cena. Sì… oggi è un allenamento lungo. Molto lungo.

Era così giovane e troia che lasciava intravvedere una gran carriera da puttanone. Mi piacevano le ragazze giovani e troie, sebbene lei fosse la ragazza più giovane con cui fossi mai stato.

-Chissà cosa direbbe tuo padre se sapesse che la figlia si fa inculare dal suo allenatore e professore di educazione fisica, eh?

-Ti ucciderebbe ed io non potrei più usare il tuo cazzo e questa sarebbe una bella disdetta.

-E probabilmente perderemmo il campionato… sono io che ti raddrizzo quando giochi male.

-Mi sa che sono più io a raddrizzarti qualcosa, caro il mio professore.

-Vengo.

-Vienimi in bocca.-disse, togliendoselo dal culo per prendermelo in bocca.

Si fece sborrare in bocca con estrema eleganza. Era molto carina la mia atleta preferita.

Dopo averlo tirato fuori dalla sua gola, mi divertii a sbatterglielo in faccia. Lei mi guardava con quegli occhioni gentili e allupati. Era perfetta.

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