La metallara

Metallara troia

Veronica tirò giù uno shot di vodka, come se fosse acqua e sorrise verso di me.

Tutto era così maledettamente strano. Avevo intervistato Veronica per conto di un giornale musicale e dopo l’intervista eravamo finiti a bere qualcosa assieme, parlando dei nostri scrittori preferiti.

Adoravo Veronica, ero un suo fan da sempre ma non credevo che esistesse davvero. Lo so che come frase suona strana, ma quando sei abituato a vedere una persona esclusivamente in televisione e sulle copertine delle riviste specializzate, finisci per credere che sia quasi un personaggio inventato di un film o di un cartone animato.

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Invece Veronica esisteva ed io mi trovavo nel suo appartamento, con un bicchierino di vodka in mano.

Tirai giù una golata.

-Così, sei uno scrittore?

-Diciamo di sì… scrivo.

-Cosa ne pensi degli scrittori e delle cantanti? Secondo te potrebbero essere una di quelle accoppiate da rotocalco?

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-Non lo so, ma sicuramente sarebbero una coppia da romanzo se la cantante in questione fosse una cantante metal.

-Vedo che sai come fare centro, amico.

-Ed io vedo che sai come illudere un uomo. Da come ti comporti, sembra quasi che tu voglia portarmi in camera da letto.- dissi, tentando la sorte.

-Ma io voglio portarti a letto.

Veronica… la più importante cantante metal del paese, voleva portarsi a letto il sottoscritto; roba da non crederci.

-Quindi tu vorresti portarmi a letto?

Veronica versò altri due bicchieri di vodka e disse -Io berrò questo bicchierino e me ne andrò in camera da letto, nuda e se tu vuoi venire con me… ti basterà seguirmi.

Ero totalmente incredulo. Veronica bevve tutto d’un fiato e, dopo essersi asciugata le labbra, si tolse la giacca di pelle, la maglia, il reggiseno, le scarpe, le calze e il perizoma. Era completamente nuda.

Accese una sigaretta e mi fissò intensamente.

-Tu credevi che io stessi scherzando, vero?

Si alzò e si diresse verso la camera da letto, ancheggiando con la consapevolezza che il mio sguardo non si sarebbe mai scollato da lei.

Non era bella, era fica… e c’era molta differenza. Una cosa inerente alla sua vagina mi fece letteralmente uscire di testa: non era depilata. Non è che avesse un boschetto gestito male, anzi, semplicemente non era totalmente glabra come le fiche che giravano in quel periodo.

Era bello trovarsi davanti ad un po’ di sano pelo.

Bevvi il mio bicchierino e mi decisi a seguirla, dopo aver preso una sigaretta dal pacchetto che aveva lasciato sul tavolino orientale con un teschio di porcellana sopra.

La sua camera era proprio come me l’aspettavo: minimalista e vagamente esoterica.

Mi attendeva nuda sul letto, avvolta dalla luce rossa di uno dei tanti led che illuminavano la stanza.

Il gioco del vedo-non-vedo era degno di un vero e proprio arredatore d’interni.

-Vuoi farti amare da una dea del metal?

-Sarò il tuo Miller… e tu sarai la mia Monroe!

Utilizzavo spesso queste frasi d’effetto, un po’ per scaldare l’ambiente e un po’ perché ero fondamentalmente un ragazzo timido e nascondevo la mia insicurezza con le cazzate.

Veronica me lo prese in bocca, quella bocca che aveva cantato tutte quelle canzoni che mi avevano fatto sognare le fantasie più perverse. Quella bocca che incantava il mondo dietro decine e decine di dischi d’oro, adesso ingurgitava il mio pisello eretto.

Era fantastico, mi sentivo come Jim Morrison. Il mio pisello era avvolto dalla saliva dell’unica e vera rockstar femminile italiana.

Le accarezzai la testa, mentre quella sua massa di capelli corvini fluttuavano all’altezza del mio cazzo. Le tirai via la testa e la baciai. Sentii il sapore del mio pisello nella sua bocca.

Mi fece stendere e mi montò sopra, probabilmente era una dominatrice. Era spettacolare. Prese il mio pisello e se l’infilò dentro. Una spadata perfetta ed iniziammo la vecchia danza.

Stava perpendicolare a me, lasciandomi ammirare il suo corpo in tutto il suo splendore. Aveva quarantadue anni e un piccolo seno ancora bello sodo su quel corpicino scattante ed erotico.

Quanto mi piaceva. Stavo facendo l’amore con Veronica. Il mio cazzo spingeva sempre più, mentre lei si dimenava con grinta e passione, la stessa grinta arrabbiata che aveva visto milioni di palchi in tutto il mondo.

-Sei bravo per essere uno scrittore.- disse.

Non so cosa intendesse, ma lo presi come un complimento. Le diedi uno schiaffo sul culo, immaginando che le potesse piacere, ma lei rimase indifferente.

Probabilmente ero un semplicissimo passatempo… ero la sua groupie.

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