La limonata

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Ricordo come ome ogni estate, quando il caldo cominciava a farsi sentire, con un piccolo stand, vendevo della limonata che preparavo con i limoni che mia madre piantava in giardino. che Non diventavo di certo ricchissima, ma almeno racimolavo qualche soldino che spendevo con le amiche durante le fiere e le varie feste che il paese offriva durante l’estate.

Lo stand era molto carino, mio padre mi aveva aiutato a prepararlo, era giallo e a baldacchino, una piccola tenda da circo gialla per intenderci, che dava anche la sensazione di essere in un piccolo negozietto in strada. Le giornate si facevano sempre piu’ calde e piu’ lunghe e con loro, anche le ore che dovevo rimanere nel mio stand a vendere limonate.

Ricordo un giorno particolarmente caldo, al punto che vendevo la limonata indossando solamente il bikini. Quel giorno si era rivelato molto proficuo per me, complice anche il caldo afoso e forse anche le mie belle tettine messe in vista dal bikini. Quella sera, piu’ o meno verso l’ora in cui volevo chiudere lo stand per andare alla fiera della frittella con le mie amiche, un uomo entro’ improvvisamente nel mio stand, mettendomi una mano sulla bocca per non farmi urlare. Ero convinta che mi avrebbe preso tutto il guadagno della giornata, invece, cio’ che mi prese, era ben diverso.

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Era un po’ piu’ alto di me e mi aveva letteralmente bloccato ogni movimento. Mi aveva stretto a se e potevo sentire, oltre la sua mano pressante sulla mia bocca, il suo cazzo che si strusciava sul mio culo. Mi strappo’ la mutanda del bikini, lasciandomi il culo nudo, dove potevo sentire il suo cazzo che cercava di farsi spazio tra le mie chiappe. Utilizzo’ poi la mutanda strappata per imbavagliarmi in modo da liberarsi la mano, tenendomi pero’ la bocca serrata. Una volta assicurato che non potevo strillare, ma solamente mugulare, mi spinse, mettendomi a pecora sul bancone dello stand ancora aperto, rovesciando il resto della limonata.

La paura divento’ panico quando il suo cazzo nudo, si masturbava usando le mie chiappe. Il pollice di quella mano forte, si spinse sul buco del mio culo vergine fino ad entrarci. Una fitta di dolore misto a del piacere mi colpi’, forzandomi anche a smettere di indurire I muscoli del mio culo. Dopo il pollice, anche l’indice entro nel mio culo, entrando ed uscendo, mentre in contemporanea, la cappella si strusciava sulla mia fregna ormai bagnata. Mentre era preso ad allargarmi il buco del culo con le mani, spinse la cappella dentro la fregna, spingendo poi tutto il cazzo dentro con violenza. Le botte che mi dava erano molto forti, il cazzo entrava ed usciva lentamente ma con violenza, con delle botte che mi facevano saltare.

Quando il buco del culo era abbastanza allargato, levo’ le dita ci mise dentro la cappella. Il mio culo era molto stretto e lui spinse con forza tutto il cazzo su per il culo fino a quando le palle non toccarono la mia figa scopata. Con la stessa violenza, comincio’ a scoparmi il culo, sbattando fortemente il cazzo tutto su. Mi sentivo una puttana in calore con un cazzo che s’infilava su per il culo e che mi sbatteva tutta. Ero impotente e sottomessa alle voglie di quel cazzo duro che mi violentava con delle botte forti e violente.

Continuava a sbattermi con violenza fino a quando un liquido caldo non riempi’ il culo. Mi aveva riempito il culo di sborra e muoveva il cazzo dentro e fuori per farlo sborrare per bene fino all’ultima goccia. Levo’ il cazzo e io caddi per terra mentre lui si prese un bicchiere di limonata lasciando 5 euro sul bancone.

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