La ladra e il poliziotto

Sesso trasgressivo racconti

-Tu sai a cosa vai in contro, vero?

-Sì.

-No… non lo sai. Se io adesso ti porto in questura, quelli ti sbatteranno dentro. Probabilmente potrebbero anche toglierti l’affidamento dei tuoi figli. Questo lo sai?

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-Sì. Io non potevo fare altrimenti.

-Sì, ma tu hai rubato in quella casa. Io non posso mica lasciarti andare… sono un carabiniere.

-Non c’è proprio niente che io possa fare?

-In che senso?

-Qualcosa che io possa fare per non farmi portare in questura?

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Mille pensieri attraversarono la mente di Piero, carabiniere poco convinto della sua professione e amante del piacere.

-Se io, ad esempio, facessi una cosa del genere…

La ladra accarezzò il pisello di Piero, sorridendo maliziosamente. Era una bella ragazza e secondo lui ci sapeva anche fare.

Si trovava davanti ad un bivio: l’onestà o un corpicino sinuoso tutto per il suo desiderio.

Era una scelta difficile. Una di quelle scelte che avrebbe delineato la sua personalità futura.

-Questo è troppo.- disse, estraendo le manette.

-Io non volevo… no, ti prego… non mi portare in questura, mi toglieranno i miei figli.

Piero ammanettò la ladra al bidone dell’immondizia.

-Ma cosa?

-Adesso ti devo punire per bene. Se non vuoi andare in galera, devi almeno capire con una punizione che quello che hai fatto è sbagliato.

-Ok… puniscimi.

Ci sarebbe voluta una telecamera. Quello era un momento da film porno. Il tutore della legge e la criminale.

-Tanto per cominciare, allarga le gambe.

-Ok.

-Da quanto tempo è che non ti cambi questa gonna? È sporca e puzza. Lo vedi questo? Lo vedi?- disse, mostrandole il manganello.

-Sì.

-Ecco. Stringilo coi denti e non mollarlo. Se ti cadrà, ti porterò dentro. Intesi?

La zingara prese il manganello in bocca e fece cenno d’aver capito.

Piero iniziò a masturbarsi, infilando un dito nel culo del suo nuovo ostaggio.

-Adesso ti farò una cosa strana, per farti capire bene chi comanda.

La zingara non poteva gridare, non poteva ansimare e non poteva nemmeno scappare; l’unica cosa che poteva fare era il sottostare ai desideri di quel carabiniere.

Iniziò a sentire caldo sul suo sedere. Realizzò dopo qualche istante, sentendo il rumore, che quell’uomo le stava facendo la pipì sul sedere.

-Vedi chi comanda? Lo senti?

Il calore le si propagò lungo la schiena, bagnandole la gonna e la felpa azzurra che portava per proteggersi dal freddo.

Dopo essersi scrollato e pulito con un brandello della gonna della ragazza, Piero indossò un preservativo.

Inumidì con la pipì il buco del sedere della giovane ragazza e le penetrò l’ano. Cominciò a menare dei colpi lenti. Non era uno di quegli uomini amanti delle sveltine; per lui il sesso doveva sempre essere lento e mai distaccato.

-Hai un culetto bello stretto, lo sai? Mi piace molto il culetto stretto… mi fa sentire più importante.

La ladra si sentì afferrare i capelli, per poco non le cadde il manganello per terra. Cosa sarebbe successo se le fosse realmente caduto? Per un attimo pensò quasi di farlo cadere e tentare la fortuna, ma poi ripensò alla possibilità di finire in carcere.

Le stava piacendo quello che le stava accadendo. Quell’uomo la stava scopando proprio bene.

La città era desolata a quell’ora di notte e solamente loro due si stavano godendo quel paesaggio vuoto e sensualmente decadente.

Sentì l’uomo appoggiarsi su di lei. Era venuto, ne era certa.

Piero le tolse il manganello dalle labbra e tirò fuori le chiavi delle manette

-No.- disse la ladra.

-No, cosa?

-Fammi dell’altro. Sono stata cattiva. Ho rubato.

Non si era mai sentita così eccitata in vita sua.

-Hai ragione… bisogna che io ti punisca un po’ di più. Fortunatamente ho un manganello, proprio per queste circostanze.

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