La groupie e il dio del rock

La sigaretta fumante era giunta praticamente al termine. Della cenere le era finita sui collant neri, ma nessuno avrebbe notato la differenza, visti gli strappi in stile dark sulle calze che indossava Annamaria.
C’erano altre quattro ragazze accanto a lei. Non le aveva mai viste, ma le odiava a priori.
Le avrebbe ammazzate se solo avesse potuto. Il suo idolo avrebbe dovuto guardare solamente lei, mentre alcune di quelle tipe erano veramente molto belle.
Riuscire ad arrivare fino al backstage era stato difficile, ma passare un momento assieme al musicista del quale era invaghita da anni l’avrebbe ripagata ampiamente per tutti i suoi sforzi.
Aveva preso in mano il cazzo di un buttafuori e si era lasciata filmare mentre lo masturbava senza far comparire in volto il proprio video. Era riuscita ad ottenere un lasciapassare vip grazie alla sua maestria nel fare le seghe.
La porta rossa si aprì. Due guardie del corpo varcarono l’uscio per primi, seguiti da lui.
Era la rockstar più rivoluzionaria degli ultimi anni e adesso era nella sua stessa stanza. Non riuscì a muoversi. Tutta la sua intraprendenza andò a farsi benedire quando arrivò il suo beniamino in pantaloni di pelle nera.
Le altre ragazze si precipitarono verso di lui, ma per un solo istante accadde qualcosa di magico; i loro sguardi s’incontrarono magneticamente.
Era abituata a guardarlo nei poster appesi in camera, mentre al momento era lui a guardare lei. Fu una sensazione stranissima.
Si avvicinò verso di lei, sempre scortato dalle guardie del corpo e, dopo averle accarezzato una mano, le chiese “Ti piacerebbe venire nel mio camerino?”
Rimase in silenzio per qualche secondo, per poi uscirsene con un semplice “E me lo chiedi?”.
Era arrivata perfino a masturbare un omone di due metri per cento e passa chili di stazza per riuscire ad intravvedere anche un solo centimetro di cazzo di quel dio del Rock.
Le guardie del corpo li seguirono fino all’entrata del camerino sparendo poi dopo averli assistiti entrare all’interno della stanza, lasciandosi la porta alle spalle.
“Quindi è così il camerino di una rockstar!”
“Quindi è così lo sguardo di un angelo.” sorrise lui.
Non poteva crederci. Nemmeno nei suoi sogni più proibiti il suo canzoniere rock preferito le avrebbe dedicato dei versi di una delle sue canzoni.
“Non hai idea di quanto abbia immaginato questo momento.” sussurrò, mentre la mano del cantante le scivolava tra le gambe.
“Adoro i momenti come questo… due sconosciuti pronti a fondersi l’uno dentro l’altra. C’è qualcosa di magico dietro una cosa del genere, vero?”
Le loro lingue s’intrecciarono in un groviglio di sensuale carnalità, mentre le mani ispezionavano quei corpi nuovi al tatto, cercandone le zone erogene.
Dopo aver sentito una tumescenza rigida, Annamaria sfilò i pantaloni di pelle al suo mentore e, inginocchiandosi davanti a lui come un’adepta, prese in bocca il suo pene.
Aveva un sapore unico. L’aroma era sudato per via del tessuto costringente dei pantaloni e dell’estenuante esibizione, ma era sicura che quello doveva essere lo stesso sapore del cazzo delle più grandi divinità del rock.
Succhiò con estrema precisione la cappella rosea dell’uomo, finendo poi per ispezionare con la lingua le palle lisce e mascoline.
Lui le afferrò una mano e se la posizionò su di una chiappa.
“Infilami un dito nel culo.” le ordinò.
Annamaria non si lasciò ripetere l’ordine e senza indugiare penetrò l’ano dell’artista che venerava più di una divinità.
Era passata dallo stare ferma a masturbarsi davanti ad uno schermo a succhiargli il cazzo con un dito dentro il suo culo. Si sentiva la ragazza facile più felice dell’universo.
Tutto d’un tratto il dio del rock le levò il cazzo dalla bocca e girandosi le schiacciò la faccia al sedere.
“Leccami il buco del culo e masturbami.”
Non l’aveva mai fatto prima di quel momento e non avrebbe mai immaginato di finire a farlo proprio con lui, ma assaporare l’ano di un dio era pur sempre un’occasione più unica che rara. Un giorno avrebbe potuto dire “Ho leccato il culo del mio idolo.” e non era poco.
Infilò la lingua ben dentro l’orifizio mentre insistentemente masturbava il suo pene con una devozione quasi religiosa.
Quando lo sperma spruzzò tutto il suo godimento, Annamaria capì che anche gli dei avevo bisogno di amore, esattamente come ogni altro essere umano.
“Adesso puoi anche andartene piccola… qui abbiamo finito.”

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