La cuoca e il lavapiatti

Alejandro aveva finito l’ultima pila di piatti con largo anticipo. Per almeno un quarto d’ora non avrebbe avuto nulla da fare e solitamente sfruttava quella pausa per fumare una sigaretta, fuori dall’uscita riservata al personale del ristorante.

Per quella sera aveva altri piani, piani che potevano comportare anche un licenziamento in tronco.

La vita era troppo breve per essere sprecata e lui non voleva sprecare nemmeno un secondo. Quel lavoro gli serviva come il pane, ma era disposto a rischiare per tentare il gioco della fortuna.

Si avvicinò a Vanda, la cuoca del ristorante, molto lentamente. La fissava da svariati giorni e quando si ritrovava a letto con sua moglie, immaginava di avere Vanda al suo fianco, prima di cominciare a fare l’amore con lei.

Era prosperosa e accattivante, se ne stava lì dietro i suoi fornelli, perennemente sudata per il calore e il vapore scaturito dai suoi piatti. Non riusciva più a lavorare senza quell’erezione fastidiosa e costante che gli compariva ogni volta che lei lo scontrava in quella piccola e stretta cucina.

Era una gran lavoratrice, quasi instancabile e più di una volta Alejandro si era domandato se fosse stata così anche a letto. Donne come quella non facevano più, quello era poco ma sicuro.

Si avvicinò ancora un po’ quasi come se fosse posseduto dal demone del sesso. Non era più padrone dei suoi istinti animaleschi. Troppo uomo per essere animale e troppo animale per potersi definire a tutti gli effetti un uomo.

Ancora un passo e non sarebbe più potuto tornare indietro. Quella scelta avrebbe potuto costargli il posto di lavoro.

La domanda era la seguente: sei disposto a perdere quel lavoro ben pagato per appoggiare il tuo pisello duro sul sedere di Vanda, anche solo per un secondo? Ne valeva la pena?

Alejandro guardò il culo di Vanda. Ne valeva nettamente la pena.

Fece ancora un passo e le appoggiò il pisello duro sul sedere. Era inequivocabile. L’erezione spingeva sulla carne soda di quel culo scolpito nella pietra.

-Non riesco più a resistere Vanda. Voglio infilartelo dentro.

Quando capitava una cosa del genere, il mondo intero sembrava fermarsi per qualche istante, battendo così le leggi del tempo e della fisica. Tutto si fermò, davanti a quella scena che molti avrebbero definito patetica.

-Allora infilamelo, prima che tornino i camerieri coi piatti sporchi.- disse Vanda.

A volte le cose succedevano senza un ben preciso motivo. Quella era senza dubbio una di quelle volte. Si sarebbe fottuto Vanda, durante la preparazione di un secondo a base di carne.

Le abbassò i pantaloni bianchi da lavoro, le spostò le mutandine, inumidendole la figa con un po’ di saliva e senza tanti convenevoli glielo sbatté dentro. Dovevano sbrigarsi, quindi iniziò a martellare nel peggiore dei modi, con violenza e velocità; colpi ripetuti, uno dietro l’altro come se fosse un mitragliatore della seconda guerra mondiale.

Il radicchio cadde a terra, così come il prezzemolo. Alejandro strizzò le tette sudate di Vanda, continuando ad incaprettarla come se fosse l’ultima delle troie.

-Più forte. Sbattimi, sbattimi. Sbattimi, cazzo.

La figa si era bagnata molto ed Alejandro la penetrava senza ritegno, colpo dopo colpo, sfogando tutte le sue passate erezioni scaturite da quella troia che si stava montando.

-È da un mese che te lo voglio buttare dentro, troia.

-Buttalo nella tua troia. Fammi vedere di cosa sei capace.- rispose Vanda, bagnandosi ulteriormente.

Preso dalla foga e da chissà quale mania di grandezza, Alejandro prese in mano un pomodoro e lo infilò in bocca a Wanda, spingendoglielo a fondo. Lei lo morse, sbrodolandosi tutta e masticando nella goduria, lo deglutì.

Dopo qualche altro colpo, venne, cercando di contenere le grida dovute all’eccitazione del momento.

-Sbrigati a venire. Abbiamo i minuti contati.

Alejandro iniziò a sbattersela ancora più forte, quasi a farle male con i suoi colpi di bacino.

Quando sentì l’orgasmo arrivare, tolse il cazzo dalla vagina di Vanda e afferrando un biscotto da gelato, ci sborrò sopra, eiaculando tutto il suo piacere.

Si fermò per una decina di secondi, spruzzando tutto quello che aveva dentro e girandosi verso Vanda, disse -Apri la bocca.

Non rispose. Non avrebbe avuto niente da dire, davanti a quella scena di sottomissione.

Si limitò ad aprire la bocca.

-Mangia tutto, da brava!- disse Alejandro, infilandole il biscotto in bocca.

Vanda masticò lentamente, guardando in faccia l’uomo che l’aveva scopata appoggiata a quel bancone solamente qualche secondo prima.

-Il tuo sperma ha lo stesso sapore dello zenzero, lo sai?

-Mi fa piacere che ti piaccia, se ne vuoi ancora… non hai che da chiedere.

Una cameriera entrò poco dopo, ma loro si erano già rivestiti, nascondendo ogni traccia del loro amplesso.

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