La croce di Andrea



Sesso schiavo in croce

“E questa chi è?!”. Me lo sono chiesto, la prima volta che ho visto la mia ragazza nella sua stanza segreta, dove non fa entrare mai nessuno e che mi ha nascosto per quasi due anni.

Giuro, non la riconoscevo, e mi aveva già fatto tirare il cazzo quando l’ho vista con i suoi tacchi altissimi, truccata come una troia e con addosso fasce di pelle nera che le cingevano il seno e i fianchi. Per il resto, nuda e armata di un frustino.

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Era il suo segreto che non voleva condividere con me ma, quando ho varcato la soglia e sono entrato in quella sala, probabilmente mi ha visto come uno schiavetto qualsiasi e le è venuta voglia di farlo. Al diavolo i segreti! Era sola, pronta a scatenare il suo istinto sadomaso…

Mi guardava e ridacchiava come una strega colta in flagrante rituale da baccante tentatrice. Mi rideva in faccia come una ragna che ha appena catturato un grosso moscone…

Quando l’ho riconosciuta, per un attimo, ho pensato fosse tutta matta, ma non è così. Lei vive nel suo mondo erotico e nessuno può rapirla da quel mondo. E’ una svampitella fetish priva di pudore, tabù e pregiudizi. Al punto che non ci ha pensato su molto, quando ha deciso di farmi entrare nel suo regno scambiandomi per uno dei suoi manichini oggetto.

Fiorella è magra ma ha due chiappe da mordere che farebbero gola al peggiore fustigatore della terra. Sguardo assente e sognatore alternato ad occhiate sveglie, illuminate da sprazzi di follia trasgressiva. Parla pochissimo e sa farsi capire soprattutto a gesti.

Quella volta che ho osato violare il confine che divideva la mia apparente normalità dalla schietta sensualità bizzarra di Fiorella invadendo la sua stanza, non si è incazzata. Mi fissava tra il curioso e l’indifferente, a tratti. Stavo per andarmene quando mi ha ordinato di restare col suo solito sorriso velenoso, che velenoso non è.

“Oh, è così duro che sembra finto… questo manichino teso di attesa…” parlava in maniera così strana. Sembrava un’attrice di teatro d’avanguardia.

Senza far caso più di tanto alla mia eccitazione spaesata – che ancora non sapeva se entrare in gioco o no, nel ruolo passivo che lei aveva scelto per me – mi ha spogliato, mi ha legato polsi e caviglie alla Croce di Sant’Andrea, quello che lei chiama “il mio gioiellino”.

Mi chiamo Andrea e, stranamente, l’unica croce che mi pesava in quel momento era un dubbio: le piaceva davvero quel gioco strano o qualcuno le aveva fatto un lavaggio del cervello bizarre? Aveva un amante che l’aveva trascinata in quel mondo a forza di fotterla?

Mi lasciavo lavorare dalle sue mani e dalla sua bocca bravissima e il dubbio passava. No, non aveva un amante fisso che potesse sostituirmi, a parte qualche storiella occasionale.

Quando – tra una succhiata e l’altra – mi ha applicato le pinze ai capezzoli tirandoli fino a farmi male, ho lanciato un urlo animalesco e mi sono chiesto: “che cazzo sto facendo?!”. Ma il dolore si trasformava in un piacere così diverso dal solito che non ho voluto interrompere quel teatrino. Il cazzo si rizzava paurosamente. La piccola sadica tirava le catene fissate alle pinze e mi negava i suoi pompini fino a farmi diventare matto. Aspettavo schiavo dei suoi umori balordi finché non mi ha slegato i polsi.

Corde, catene e altri accessori che immobilizzano, in fondo, servono soprattutto a questo: a scatenare la bestia che è dentro di noi fino a far urlare la sua voglia di sbranare, legata alla costrizione di una momentanea impotenza ruffiana.

Appena mi ha slegato, con la coda lucida e gonfia ho cercato la sua fica e l’ho infilzata restando in piedi, snervato dalla voglia immediata di chiavarla a pecorina. Ma il suo giochetto non era ancora finito. Una benda agli occhi, corde strette attorno al corpo, una piccola gabbia in pelle che comprimeva il tremendo gonfiore di un cazzo indurito al massimo dalle continue sorprese di una bocca imprevedibile. Un quarto d’ora così è bastato per  sfondarla su un lettone bianco, non appena mi sono sbarazzato della benda e dei vari accessori.

Nuda, a cosce incorniciate da un paio di autoreggenti neri e a braccia coperte da lunghi guanti, si è lasciata saccheggiare supina dimenticando per un po’ le sue smanie sadiche, arrendendosi ad un burattino provocato al massimo.

Sono scoppiato quasi subito, dopo pochi colpi, scaricando sul viso di una femmina che rimarrà un mistero, per me, chissà per quanto tempo ancora…



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