La corda che ‘tira’



Racconti erotici di sesso bdsm

Gli uomini hanno sempre avuto paura del mio vizietto. Chi più chi meno, però, mi assecondano sempre tutti, alla fine, quando si rendono conto che non riesco a venirmene senza prima costruirmi il mio teatrino mentale, quello splendido palco dove recito le mie piccole grandi verità sporcaccione.

Le corde, strumenti per me diabolici e divini, mi paralizzano il corpo, mi fanno sentire schiava impotente, completamente in balìa dei porci comodi dei miei amanti.

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Adoro farmi sottomettere, farmi infilzare di colpo, bloccata mani e piedi. Se il mio amante mi tratta con volgarità, come l’ultima delle serve, con un tono spazientito e frettoloso, è ancora meglio.

Appena mi saldano a una sedia o ad un albero, contro un palo o dove vi pare, esce fuori il mio istinto. La mia ‘molla femmina’ – la chiamo così – amplificata dalla costrizione…

La mia fica comincia letteralmente a sudare, divento un’animaletto diffidente e generoso, con mille segreti da nascondere e da svelare, difficile da capire e facile da possedere.

Aspetto. Seguo con lo sguardo l’uomo pronto a ‘trattarmi’. Lo lascio fare…

Spesso, mi masturbo e mi penetro con grosse corde, che si trasformano in una sorta di cazzo ruvido, un serpente che s’insidia dentro, fredde catene che scivolano giù, una frusta che mi sconvolge il ventre…

Finora, mi sono aiutata molto con la fantasia per alienarmi, il più delle volte, da una realtà un po’ squallida e banale in cui il mio ‘lui’ fingeva di legarmi fisicamente e mentalmente a sé. Si muoveva goffo, dandomi ordini imbranati. Quel suo modo impacciato d’insultarmi, di legarmi e ficcarmelo in bocca era così ridicolo…

Non dimenticherò mai quella volta che…

Tramite un annuncio ‘speciale’ avevo deciso di incontrare a casa mia un tizio tatuato un po’ dappertutto, che mi aveva imbavagliato senza chiedere né dire niente. Mi sono ritrovata improvvisamente nella condizione ideale che m’impediva di protestare e urlare, di muovere labbra e lingua. Poi, quando mi ha tolto il bavaglio dopo avermi legata dal collo alle caviglie, ha preso a soffocarmi aprendomi al massimo le mandibole, tirando fuori un cazzo enorme, duro come il marmo. Me l’ha piazzato in bocca stando sopra di me.

Mi sbatteva forte, il gran porco, penetrandomi sul tavolo della cucina e, poi, mi trascinava in camera da letto o in bagno.

Mi affondava urtando senza cura contro le ovaie in posizioni scomodissime. Si aggrappava brutalmente alle corde che mi stringevano cosce, vita, seno, polsi, la pelle. Era molto bravo anche nei lunghi turpiloqui, con quei toni secchi che mi zittivano e mi facevano tremare, mi allagavano, scioglievano, viziavano e mi toglievano il fiato.

Sapeva sbattermi con bordate precise, secche, e non aveva nessuna intenzione di venirsene.

Tirava la corda per stringermi di più un seno, mi costringeva a praticargli un nuovo bocchino, mi spremeva i capezzoli, diventati turgidi e sporgenti. Mi faceva odorare e leccare la corda e mi negava il cazzo offrendomelo a distanza senza mai penetrarmi.

Diceva: “E’ tuo ma non vuole ficcarsi dentro di te, adesso…”.

Cosa volevo di più? La corda? Quel gran cazzo gonfio?

Fremevo come un’adolescente al suo primo contatto carnale. Lo pregavo di slegarmi per sperare di aggrapparmi al suo pisellone con mani e bocca e di piantarmelo ovunque, avanti e dietro, ma lui non ci pensava affatto a slegarmi. Mi voleva completamente paralizzata in balìa dei suoi capricci e dei suoi ordini.

Quando avevo perso ogni speranza di sentirmi dannatamente riempita da quel ragazzaccio, mi ha incastrato a sorpresa, da dietro, come un cane in astinenza.

Il tempo di godermi due-tre colpi cazzuti, quando sentiamo squillare alla porta. Si stappa, va ad aprire e fa entrare cinque ragazzi. Aveva chiamato altri cinque rinforzi per farmi la festa. Noi italiani la chiamiamo ‘batteria’, in America la chiamano ‘gang bang’.

Sei fustacci tatuati, giovani e forti e già a cazzo dritto, tutti per me e tutti di taglia extra large.

Ho dovuto lavorare sodo di bocca, fica e sfintere per saziarli tutti e farmi montare come si deve. Erano così impazienti di aspettare il loro turno per ficcare la vacchetta legata che, ad un certo punto, mi hanno tappata in sandwich: doppia penetrazione a bocca piena. Lacrimavo sopra e sotto, ero un lago di sborra mentre obbedivo ad infiniti su e giù.

Tutti mi hanno sborrato dentro e qualcuno ha voluto fare il bis nel mio culo già farcito di sperma caldo per versarne ancora. Legata a culo pieno: il fermo immagine hard che preferisco, quando mi masturbo per arrivare all’orgasmo subito. Le corde che uso non le lavo mai. Odorano di un mix di sperma collezionato nel tempo…



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