La bottega del piacere

Laura era una ragazza che da poco si era trasferita in paese. Era venuta in punta di piedi, senza far parlare troppo di se. Era venuta sola e sola se ne era andata via. Dietro di lei pero’, aveva lasciato tanti bei ricordi, grazie alla sua piccola bottega del piacere, un piccolo negozio che lei aveva aperto a pochi isolati dalla stazione dei bus.

Il negozio si chiamava ” La bottega della fata ” e Laura, nel suo negozio, indossava una targhetta con sopra scritto ” Mani di fata “. Mai nome era cosi’ adeguato per una persona, considerato poi il suo talento, che era riuscito a far provare a tutti gli uomini e i maschietti del paese. Ero stato tra i primi ad entrare nella sua bottega e a trovare Laura che indossava un camice bianco, stile infermiera e la targhetta, all’altezza del suo seno generoso. Il camice era lungo solo fino alle ginocchia e sotto aveva delle calze nere con delle scarpe alte. Il suo viso, innocente come quello di un’angelo caduto dal cielo, era truccato in modo provocatorio, con le labbra rosse e le ciglia degli occhi lunghissime. Sembrava un’infermiera uscita da un film porno e la sua calda voce, ti ringraziava della visita, invitandoti a sedere sul trono del piacere. Il trono, era una poltrona in pelle bianca, con vicino, un piccolo tavolino da caffe’ in vetro, con sopra appoggiato un bicchiere di vino rosso.

Una volta seduto, Laura si avvicino’ e con la sua voce calda e sensuale, mi invito’ a lasciarmi andare, a rilassare la mente e lo spirito, dimenticando i problemi, che erano rimasti al di fuori della bottega. Mentre mi parlava, mi fissava negli occhi, mentre le sue mani, si muovevano lentamente sul mio petto, fino ad arrivare alle gambe. Una volta chiusi gli occhi, Laura mi aveva abbassato i pantaloni, mentre con la voce, emetteva dei suoni eccitanti e rilassanti allo stesso tempo. La sua mano impugnava il mio cazzo che era diventato duro come il marmo, sentendo il suo respiro sulla mia cappella. Ero eccitato al massimo e avrei voluto sbattere il mio cazzo nel culo di Laura messa a pecora su quella poltrona in pelle. Tutto cio’ accadeva nella mia testa, mentre Laura, mi stava masturbando in un modo quasi indescrivibile, regalandomi delle emozioni mai provate prima.

Il mio cazzo scivolava nella sua mano, mentre sentivo sempre le sue labbra che sfioravano la mia cappella vogliosa di lei. I suoni che emetteva dalla bocca erano celestiali, cosi’ come i suoi inviti a godere questo momento di pace e di piacere, lasciando la fantasia, trasportare il mio corpo. Nella mia mente, vedevo Laura sempre a pecora sulla poltrona, che mi guardava con i suoi occhioni innocenti e che mi invitava con la sua calda voce, di scoparle il buco del culo, offrendomi le sue chiappe allargate con entrambe le mani. Nella realta’, le sue mani mi stavano massaggiando la cappella come si farebbe con una normale testa, in modo lento e sensuale, con il suo respiro che continuava a stuzzicarmi. Entrambe le mani si muovevano sul mio cazzo, salendo e scendendo con molta lentezza, masturbandomi con la punta delle dita, immaginando il modo con la quale, i suoi occhi erano fissi sul mio volto.

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Sentivo il mio piacere aumentare insieme al mio respiro, mentre i suoni che Laura emetteva, erano piu’ forti, piu’ concreti, come una donna che geme mentre viene scopata. Nelle sue mani, sentivo che il mio cazzo era pronto per un’orgasmo che non avevo mai provato prima. Mentre le sue dita massaggiavano la mia cappella, sentivo i muscoli del mio corpo diventare rigidi e la mia sborra, colare fuori dalla mia cappella, sulle sue mani, mentre continuava con il suo massaggio. L’orgasmo che avevo avuto era quattro volte piu’ forte di quello che normalmente provavo. Sentivo il mio cazzo pulsare nella sua mano e i suoi occhi fissi su di me, mentre le sue mani si stavano riempendo della mia sborra. Lascio’ il mio cazzo, mentre ancora pulsava, ringraziandomi nuovamente della visita.

Aperto gli occhi e ritornato alla realta’, trovai il conto sotto il bicchiere di vino rosso mentre Laura, con le mani sborrate, era vicino alla porta, pronta a congedarmi.

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