La bidella

Bidella troia

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Erano i classici ragazzi ricchi e viziati. Li odiava ai tempi del liceo e li odiava tutt’ora, probabilmente perché di generazione in generazione non erano mai cambiati.

Avevano tutto dalla vita, soldi, motorini, macchine e tutte quelle cose che lei non avrebbe mai potuto permettersi nemmeno in un milione di vite.

Da tre anni faceva la bidella nella stessa scuola che aveva frequentato e di tanto in tanto le capitava d’incontrare i suoi vecchi professori, un po’ più invecchiati e un po’ più incattiviti.

Odiava quei ragazzini viziati, ma da un po’ di tempo a questa parte era riuscita a trovare il modo di rendere la loro presenza più redditizia per le sue tasche.

Aveva iniziato facendo seghe per venti euro durante l’intervallo ed era riuscita ad arrivare a dare via la figa per cento euro a botta.

Scoparsi la bidella era diventato uno status a cui ambire, da quando aveva iniziato quel lavoro. Di tanto in tanto riusciva anche a tirare su trecento euro al giorno e con il suo stipendio da bidella in aggiunta, quei soldi le facevano proprio comodo.

Detestava scoparsi quei ragazzini, ma i soldi… quelli non li aveva mai detestati.

Dopo circa una settimana di scopate, aveva dato un taglio alle seghe; chi voleva portarsela in bagno, doveva spendere almeno cento euro.

Quel giorno avrebbe guadagnato cinquecento euro in una sola pausa. Due ragazzi del quinto anno le avevano chiesto di scoparsela assieme, uno davanti e l’altro dietro e lei, dopo averci pensato attentamente, decise di acconsentire a soddisfare la loro richiesta per cinquecento euro.

Se fosse riuscita a prendere il giro delle sveltine a tre, avrebbe racimolato un bel po’ di soldi; roba da mille euro al giorno.

-Eccoci qui.- disse uno dei due ragazzi, entrando in bagno.

-Venite, entriamo qui.- sorrise lei, in maniera falsa.

Entrarono nel bagno subito uno dei due le mise una mano tra le gambe. Aveva iniziato a portare esclusivamente le gonne sotto al grembiule da bidella, tutto per una questione di comodità, visto che si faceva scopare praticamente almeno due volte al giorno.

Le mani di quei ragazzi l’avevano già spogliata, per tirarle fuori le tette.

-Come facciamo? Che volete fare?- disse lei, con tono professionale.

-Guarda, a me lo pigli in bocca e da lui te lo fai mettere in culo.- rispose il più basso, senza troppi giri di parole.

La cavalleria era morta da tempo e le donne continuavano a prenderlo nel culo, in un modo oppure nell’altro.

-Io non lo faccio il culo.

-Ma scusa, t’abbiamo dato cinquecento euro e non ti fai fare il culo?

-Bene… ok, ma facciamo presto e cercate di essere delicati.

-Sì, ma ora pigliamelo in bocca.

Avevano ragione. In fin dei conti lei non era altro che un corpo vuoto da riempire ad ore. Loro l’avevano affittata e lei doveva sottostare a ciò che dicevano. Era una schiava.

Si mise da sola a pecorina e iniziò a ciucciare il pisello moscio di quel ragazzino che probabilmente non aveva mai ricevuto un pompino in vita sua, attendendo la penetrazione anale.

Sentì il rumore del preservativo scartato e i gargarismi pre sputo. Un dito zuppo di saliva le stava massaggiando l’ano. Era all’apice della sua carriera, probabilmente.

C’era chi ambiva al premio nobel e chi si faceva inculare nei cessi di un liceo.

La penetrazione fu molto dolorosa. Non sentiva così male al culo da quando non l’aveva dato via la prima volta.

-Cazzo, mi hai fatto male. T’ho detto di stare attento.- disse.

-Scusa… è che ce l’ho grosso.

Riprese  a ciucciare e farsi inculare lasciandosi alle spalle quel dolore.

-Oh, fratello… siamo i re del mondo, cazzo.- disse il più basso

La bidella sentì il rumore di un cinque che probabilmente i due ragazzi si erano scambiati sopra di lei.

La vita era strana. Quei due viziati avrebbero ricordato quel momento come uno dei loro momenti migliori ed eccitanti, mentre lei avrebbe pianto ogni volta che avrebbe ripensato all’umiliazione che era stata costretta a subire in quel cesso sporco di piscio.

Fortunatamente, essendo giovani, quei ragazzi durarono poco. Il primo a venire fu quello del culo, che sborrò nel preservativo, mentre il secondo le schizzò in gola tutto il suo sperma. Era finita. Era finalmente finita.

Si scostò, ancora dolorante per l’inculata senza pietà a cui era stata sottoposta e sputò lo sperma nel cesso.

-Cazzo, amica, sei proprio brava. La prossima volta ti diamo anche un premio.

-Non ci sarà una prossima volta per voi due.

-Perché?- domandò il più basso.

-Me che fai? Ti metti a chiedere spiegazioni ad una troia? Andiamocene via, che questa ha le crisi isteriche.- terminò, quello che le aveva appena spaccato il culo.

Nella sua vita c’era sicuramente qualcosa da rivedere.

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