La ballerina di lap dance

Quella sera arrivò a lavoro leggermente in ritardo. Nessuno ci fece caso, perché il suo non era un posto di lavoro severo sugli orari; le cose importanti erano altre e la puntualità spesso passava in secondo piano.
La sala principale era piena e, come al solito, il suo numero era slittato di un paio d’ore sulla tabella di marcia, ma questo non le importava. Avrebbe avuto del tempo in più per ripassare una lezione di economia aziendale a cui stava lavorando da una settimana.
Mentre le altre ragazze si preparavano, parlando dei loro fidanzati o dell’odio che provavano nei confronti della loro famiglia, lei studiava per togliersi da quello schifo di vita.
Certo, i guadagni non erano male, ma una prospettiva di lavoro in cui non bisognava presentarsi in tanga faceva comunque piacere. Vivere per sempre in un piano B non faceva per lei. Quel lavoro era solamente temporaneo, non faceva altro che ripeterselo ogni volta in cui saliva sul palco di quel locale in cui lavorava da un anno e mezzo.
-Linda… potresti venire nel mio ufficio?- domandò Piero, il boss del posto.
Un brivido le percorse la schiena. Erano passati mesi dall’ultima volta in cui Piero l’aveva invitata nel suo ufficio.
-Certamente.- rispose.
Forse quel mese sarebbe riuscita a pagare le bullette puntualmente. Seguì Piero come una pecorella avrebbe seguito il suo cattivo pastore.
L’ultima volta si era rifiutata gentilmente di sottostare alle richieste di Piero è da quel giorno non le erano più state fatte proposte sconvenienti e il suo portafoglio ne aveva risentito molto. Qualsiasi fosse stata la richiesta, lei avrebbe sicuramente accettato.
Si sedette davanti alla scrivania del capo e accese una sigaretta che lui le offrì gentilmente.
-Allora, cara… Oggi avrei voglia di qualcosa di particolare.- disse lui, con uno sguardo dubbioso.
-Dimmi pure Piero.
-Vorrei che tu ti masturbassi davanti a me con una statuetta greca, una riproduzione ovviamente, che mi sono fatto inviare da Atene. Che ne dici?
-Che ne dico? Che ci sto.
-Ovviamente riceverai trecento euro in più in busta paga.- quei trecento euro le avrebbero cambiato il mese.
Cosa c’era di così avvilente in fin dei conti? Era un lavoro come un altro, anche se non era da tutte le donne guadagnarsi la pagnotta infilandosi una divinità greca dentro la vagina.
Linda prese la statuetta di Apollo e, dopo essersi levata le mutandine, allargò le gambe, piazzando i piedi sulla scrivania del suo capo.
-Scommetto che il tuo Apollo non è mai stato in un posto del genere…- sorrise, maliziosa.
Voleva fare le simpatica per ingraziarsi la sua benevolenza, dopo la gaffe dell’ultima volta. Era molto importante quella performance, perché a Dio piacendo ce ne sarebbero state molte altre, tutte pagate trecento euro.
All’interno di quell’ufficio era presente una telecamera e le ragazze erano abbastanza sicure che quelle loro sessioni private sarebbero finite online o addirittura vendute ai clienti più affezionati, ma questo a Linda non importava più. Doveva laurearsi e se per farlo avrebbe dovuto infilarsi l’intero monte Olimpo nella figa, l’avrebbe fatto.
Iniziò a masturbarsi con quella statuetta, fingendo piacere come solamente una professionista era in grado di fare.
Apollo entrava e riemergeva da quella figa secca e priva di umidità come se fosse fatta di carta vetro.
Linda si leccò le labbra, facendo eccitare oltremodo il suo Boss che faticava a nascondere l’erezione nei pantaloni.
-Brava, continua. Voglio vederlo entrare tutto quanto dentro di te.
-Ah sì? Vuoi vedere un dio dentro una dea?
Ci sapeva fare. Aveva il dono della sensualità intrinseco in lei e sapeva esattamente come sfruttarlo.
La bellezza era l’arma numero uno nella guerra dell’apparenza e questo, Linda, l’aveva capito molto presto.
Infilava ed estraeva da lei quella statuetta, fingendo che fosse di lava bollente per eccitare ancora di più il suo capo psicotico.
-Vuoi vederlo tutto dentro di me?- domandò nuovamente.
-Sì.- rispose lui, col fiato che si mozzava in gola per via dell’eccitazione.
Linda, con estrema intraprendenza, infilò tutta la statuetta dentro di lei, gridando di un piacere fasullo come la più vile delle menzogne.
Non aveva nulla da perdere e la sua unica fonte di guadagno era il ballare avvinghiata ad un palo, oppure l’infilarsi oggetti particolari nella figa.
-Sei bravissima.- disse il boss, complimentandosi.
Era vero. Molte ragazze si sarebbero fermate, intimorite dalla grandezza di quella statuetta, ma davanti alla possibilità di guadagnare qualche soldo extra, nulla era troppo grande per la figa di Linda.

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