La baita

Lo scoppiettio del fuoco riempiva l’aria come una musica imposta dalla natura.
Quella baita era la loro fuga dal resto del mondo. Un broker finanziario e una dottoranda in neurologia in ritiro nel bel mezzo del nulla in una casetta in legno. Nessuno avrebbe potuto immaginare niente di più romantico.
Barbara si sdraiò sulla poltrona con ancora l’accappatoio addosso. Avevano fatto il bagno assieme nella vasca da esterno, nonostante l’inverno impetuoso.
“Ci voleva proprio questo ritiro dalla società, vero?”
“Sì… tu non ha quei dannati monitor con le azioni che salgono e scendono ed io non ho schizzi di sangue sul camice e orari inverosimili. Qui siamo solo noi.”
“Cosa vorresti fare?”
“Qui? Nel nulla più totale? Voglio stare solamente con te.”
“Non hai capito… voglio farti felice. Cosa vuoi fare qui? Con me?”
“Ah, se ho capito bene mi stai offrendo del sesso.”
“Hai fatto tombola. Ragazzo… tu oggi puoi chiedermi tutto quello che vuoi.”
“Ok… fammi pensare.”
Sua moglie era bella ed attraente e oltretutto sapeva farci con il trucco e tutto il resto. Le persone si voltavano sempre quando camminava per strada. Chiederle Di soddisfare una sua fantasia sessuale sarebbe stato semplicemente magnifico.
“Ci sono. Voglio mettertelo in culo… dopo…”
“Dopo?”
“Dopo averti guardata leccarmi i piedi.”
“Ok…”
Gli sembrava incredibile. Aveva accettato. Anni ed anni ad eccitarsi con i porno feticisti e sarebbe bastato confessare a sua moglie quella sua strana fantasia. Era davvero una donna magnifica.
“Se vuoi che ti lecchi i piedi… leccherò i tuoi piedi.”
“Avanti baby. Mettiti in ginocchio.”
“Preferisci che te li lecchi nuda o con l’accappatoio?”
“Nuda.”
Barbara uscì dall’accappatoio, mostrando il suo corpo in tutto il suo splendore.
Si mise a quattro zampe, posando le sue affusolate ginocchia sul pavimento legnoso della baita.
“Oh, quanto sei bella, tesoro.”
“Ogni schiava dev’essere bella per il proprio padrone.” sussurrò.
Prese il piede sinistro del marito e lo sollevò. Non aveva la più pallida idea di che sapore potesse avere un piede. Erano appena usciti dalla doccia e lui aveva usato le ciabatte fino a quel momento, tuttavia i piedi calpestavano il terreno e sudavano. Aveva fatto una promessa all’uomo con il quale aveva deciso di condividere il resto della sua vita, quindi non poteva esimersi.
Tirò fuori la lingua e la passò dolcemente sulla pianta del piede, di poco sotto l’alluce, fino ad arrivare sulla punta del suddetto.
Non era stato poi così male. Aveva un gusto di pelle molto intenso, ma non la infastidiva più di tanto, anzi per certi versi c’era un qualcosa di notevolmente eccitante.
“Cazzo, sei fantastica.”
Con le labbra carnose di una modella anni ottanta ciucciò ogni dito del piede, facendo passare la lingua in ogni intersezione di pelle. Iniziò a dedicarsi con enfasi erotica sulla pianta del piede, scorrendo di centimetro in centimetro sulla pelle callosa utilizzata da suo marito per camminare ogni giorno.
Scoprì in quel momento di provare un particolare piacere nell’essere trattata da schiava. L’umiliazione le faceva bagnare la vagina come se qualcuno la stesse leccando.
Il pene di suo marito crebbe in volume per via dell’erezione scaturita dall’utilizzo della lingua in quella pratica poco convenzionale per le dinamiche del loro rapporto.
Mentre stava avidamente slinguazzando la parte inferiore del piede, ricoperta da un sottile strato di saliva gocciolante, notò che suo marito si stava facendo una sega.
Si sentì lusingata. Era talmente brava a leccare i piedi che aveva provocato in lui la voglia di farsi una sega.
Dopo essersi voltata, chiese a voce alta “Mettimelo in culo senza vaselina. Fammi male.”
Suo marito si alzò con il pene spaventosamente eretto e, dopo essersi messo in ginocchio le riempì l’ano con il suo membro eccitato e bramoso di carne.
Gridò come se l’avessero picchiata. Aveva un buco molto stretto, non essendo un’amante del sesso anale, ma in quella circostanza non desiderava altro che dolore ed umiliazione. La sodomia culminò in una sorta di orgasmo continuo, colpo dopo colpo.
Il cazzo del marito continuava a gonfiarsi, strofinandosi nelle pareti cavernose dell’ano di Barbara.
La sborra schizzò dentro di lei a velocità supersonica quando suo marito le afferrò i capelli tirandole il capo a sé.
“Ahhhh.” gridò dolorante.
Rimase ancora qualche secondo dentro di lei, sguazzando con il pene nel suo stesso seme.

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