Istruttore di Belgrado



Ragazza forzata a succhiare  il cazzo

Stavo accompagnando mio marito ad una trasferta lavorativa in Serbia. Fortunatamente, l’albergo a 5 stelle avrebbe assicurato un adeguato riposo, lontano dallo stress. Durante questo viaggio, mio marito avrebbe dovuto controllare l’andamento di una fabbrica, situata a qualche km ad est della capitale, lasciandomi in albergo al centro di Belgrado, per visitare la citta’ o magari per fare dello shopping.

Erano appena le 11 e la noia si era impossessata di me. Non volevo andare ne al museo ne tanto meno volevo comprare un souvenir, quindi chiamai la reception per sapere se la palestra era aperta. Purtroppo pero’, la palestra era chiusa, per cambio di macchinari, ma la reception mi aveva dato il nome e l’indirizzo della palestra che per quella giornata, avrebbe sostituito la loro. Con addosso il top da jogging, ciclisti, scarpe da tennis e dopo aver messo al sicuro la fede nunziale, decisi di andare alla palestra sostitutiva. Beh, la palestra era completamente vuota, dopotutto, non tutti i turisti andavano a Belgrado per visitare la palestra alle 11 e mezza. A quell’ora, ero presente solo io ed un ragazzetto che si stava allenando, forse il responsabile. Si presento’ come l’istruttore, si chiamava Mark, aveva un modo di fare molto arrogante, guardando ogni centimetro del mio corpo. Era alto quanto me, aveva la classica canottiera attillata da body building e capelli neri che sembravano leccati da una mucca. Assolutamente non il mio tipo, tranne che quell’arroganza in qualche modo mi attraeva.

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Passava tutto il tempo a correggere i miei esercizi, per poter mettere le sue mani sui miei fianchi e per guardare meglio le mie tette. Era molto irritante. Lui continuava a dire che facevo gli esercizi nel modo sbagliato e dall’alto della sua superbia arrivo’ la sfida ” 20 Euro che ti dimostro che li stai facendo sbagliati”. Ovviamente, non avendo soldi con me, ma comunque irritata al massimo, contrattaccai “Se me lo dimostri, ti faccio vedere le tette che cerchi di sfiorare di continuo”. Cosi’ Mark prese una videocamera, registrando il mio modo di fare l’esercizio. Dopo, mi fece vedere la differenza, tra come lo stavo facendo io e il video di un’istruttore, preso da Youtube. Cazzo, stavo veramente facendo male l’esercizio. Alzai il top e l’erezione che vidi nei suoi pantaloncini, mi fece eccitare.

Si abbasso’ i pantaloncini, facendo rimbalzare il suo cazzo Serbo, toccandolo con una mano, mentre sorrideva maliziosamente alla vista delle mie tette. I miei capezzoli divennero duri e la vista di quel cazzo duro mi fece bagnare la figa. Sapevo cosa voleva e sapevo anche che avrei obbedito. Il fatto che mi piace succhiare il cazzo e che sono anche brava a farlo, prese poi il sopravvento. Allungai una mano, prendendo quel cazzo duro e caldo. per avvicinarlo a me. Portai la sua cappella sulle mie labbra, cominciando a succhiare quel cazzo arrogante, su e giu’, con la lingua che viaggiava avanti e indietro sulla vena del tronco. ” Sapevo che eri una puttanella, dal momento in cui sei entrata”, le sue parole mi fecero rabbia, spingendomi a succhiare pero’ piu’ forte. Mi sentivo cosi’ puttana, cosi’ abusata, cosi’ violata e facile. Porto’ entrambe le mani sulla mia testa e comincio’ a scoparmi la bocca. “Cosi’ si succhia un cazzo”, la sua arroganza mi mandava in bestia e nello stesso tempo mi aveva eccitato. Avevo il suo cazzo che entrava e usciva con forza dalla bocca, arrivando fino alla gola. Sentivo che il respiro mi mancava ma lui non si fermava. Poi tiro’ fuori il cazzo, masturbandolo ferocemente, mentre con l’altra mano mi teneva la testa ferma. Avevo lacrime che scendevano sulla guancie per il soffocamento che mi provocava il cazzo in gola. “Prendilo tutto troia”, furono le parole che arrivarono poco prima delle schizzate di sborra calda che mi colpirono il naso, entrarono nella mia bocca e alcune caddero sul mento. Succhiai da brava puttanella tutta la sborra schizzata, succhiando e pulendo per bene anche la cappella e tutto il tronco di quel cazzo arrogante.

Il tutto, accadde davanti alla videocamera ancora accesa.

 

 



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