Interno 13



Il vincitore si presentò a riscuotere il premio.

Trovò la sala buia, eppure gli avevano detto “terzo piano, interno 13. La porta è aperta”. Ora era lì completamente al buio se non fosse stato per l’anima della porta che si rifletteva nella stanza. Cercava lungo la parete l’interruttore, colpendo con brevi manate il muro rivestito di una carta setosa ma a grinze che gli dava strane sensazioni sul palmo della mano.

Il dorso fu sfiorato da qualcosa di morbido, carnale ma subito non ci fece caso poiché le sue orecchie furono colpite da un “ehi, ehi, ehi”  sussurrato. Sembravano più voci. Femmine. Si bloccò teso all’ascolto ed allora sentì bene una prima mano scivolargli sul braccio nudo ed un’altra che si infilava piano dall’orlo del pantalone. Istintivamente guardò in basso e vide il volto mascherato di una donna in slip e reggiseno, gli parevano rossi, di pizzo, di quello ruvido che contro la pelle liscia di un corpo giovane e fresco fa rizzare i capezzoli. Si immaginava il seno di questa che usciva dal suo alloggio e che… mentre l’altra mano si era materializzata in una donna alta completamente nuda. Ora era davanti a lui.

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Entrambe gli dissero, sottovoce di avanzare e la porta fu chiusa. Ora era buio completo e lui sentiva solo mani che lo toccavano lo accarezzavano, cercavano di spogliarlo, di renderlo nudo, appetibile. Lasciava fare, era piacevole. Si aggiunse un altro tocco. Erano tre.

Lo condussero verso un letto. Lo fecero sedere. Una gli si inginocchiò tra le gambe che gli fece lentamente divaricare. Un’altra era dietro di lui, era piccola e dal contatto doveva essere quella con la maschera. La terza erano solo mani che si avvicinavano, toccavano e poi se ne andavano. Toccavano i suoi capezzoli, delicatamente e poi li pizzicavano. Lui emetteva un gemito e la mano lenta scendeva verso i pantaloni che slacciava. La donna dietro di lui prese a dargli leccatine fugaci dietro le orecchie e lungo il collo fino a togliergli la camicia, poi da dietro lo abbracciò con le gambe stretto e lui sentì il buco bagnato di lei, completamente raso, appiccicarglisi come una ventosa sulla schiena. Lei lo stava massaggiando con la passera.

L’altra gli aveva sfilato i pantaloni, ora era in slip e l’erezione  lo faceva spuntare quasi fuori. Una mano lo accarezzava, leggermente.

Lo fecero sdraiare e lui non resistette. Gemeva e non ne poteva fare a meno. Le tre ci sapevano fare, lo avevano portato ad un eccitazione che non poteva sfogarsi, era come drogato dal piacere che queste gli elargivano. Sapevano quello che stavano facendo. Ad un certo punto sentì freddo ai polsi e capì che … ahhhh, una glielo aveva preso in bocca. Oddio era come essere risucchiati da un vortice, era tutto dentro, a quella bocca umida, succosa, carnale.

L’avevano ammanettato, ad un palo, sembrava. Ma non poteva fare niente se non godersi quel piacere di infilarlo in bocca ad una che glielo leccava e l’altra lo toccava, gli toccava i capezzoli, li pizzicava. Iniziò ad andare su e giù come mimando una penetrazione, le stava penetrando la bocca, aveva voglia di venire, di sputare fuori quel desiderio poderoso, autentico, ma quando fu lì lì, lei si tolse e sentì il proprio viso che si ricopriva.

“Lecca tu ora, fammi sentire quanto sei bravo, succhia”.

Mentre leccava, qualcuno lo stava leccando e qualcun altro gli aveva messo una mano sotto, gli tastava le natiche, gli cercava l’ano, glielo massaggiava con un dito morbido e umido.

Lo stavano seviziando ma, oddio come era piacevole.

Erano brave, molto brave, il suo premio doveva costare molto.

Lo aprirono al piacere ed allora lui sputò, vomitò fuori a conati il piacere. Tutto il suo corpo vibrava, tutte le sue membra erano impegnate nel guadagnare piacere e lasciarsi andare ad esso. Non doveva che godere.

Dopo gli tolsero le manette e lo lasciarono riposare su quel letto di camera di albergo.

Le tre, che intravide quando si chiusero la porta alle spalle lo lasciarono solo col suo piacere da decantare. Brave.

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