Il treno dei desideri

Ragazza nuda sui binari

Emily, la sera prima di partire, aveva fatto un sogno strano. Il treno s’era fermato e le era presa una smania così grande di scendere e passeggiare spensierata lontano dalla stazione che non s’era accorta di quanto si fosse allontanata.

Il treno stava per ripartire e tutti si chiedevano dove si fosse cacciata. Correva, sudava e, in un battibaleno, era riuscita a risalire al volo, appena in tempo. L’avevano aspettata tutti e lei, affannata e felice, montava su, fiera delle sue gambe da gazzella.

Una volta salita e raggiunto il vagone, aveva cominciato a ridere come una matta. S’era accorta che, durante quella corsa pazza, aveva perduto le scarpe…

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La mattina seguente, quel sogno premonitore l’accompagnava alla stazione e la rendeva così nervosa e inquieta. Cosa le sarebbe successo di tanto strano? Lei ci crede ai sogni premonitori, per Emily sono più veri della realtà.

Aspettava con ansia e uno strano nodo alla gola il momento in cui il treno avrebbe fermato i motori per una sosta fuori programma. E’ successo, il guaio è arrivato puntuale: un guasto tecnico costringeva i passeggeri ad un ritardo di almeno un paio d’ore. Il sogno stava per ripetersi nella realtà e le era presa la smania assurda di volersi allontanare un po’ dalla stazione.

All’uscita, due tipacci belli e parecchio rudi la bloccano, la riempiono di domande e di complimenti. Lei, con le guance arrossate da un pensiero improvviso, si ricorda che, andando in toilette, s’era tolta le mutandine dimenticando di rimetterle. Il suo vestitino a fiori svolazzava nel vento e un colpo più dispettoso aveva costretto i due a sbarrare gli occhi, a colare saliva, a tenere a bada due patte già troppo strette.

Le dichiaravano il loro amore senza fare i rivali, chiedendole:

“Ce l’hai libera per la prossima ora? Ti va di assaggiare i nostri cazzi senza farlo sapere troppo in giro?”.

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Uno sembrava uno zingaro, l’altro un gangster.

Emily ha sempre adorato i tipi prepotenti, quelli che sanno ciò che vogliono e non ci girano troppo intorno per prenderselo. Ha dato retta con un sorriso un po’ scemo ai loro inviti volgari e schietti. Si guardavano tutti e tre di colpo, negli occhi. Avevano una tale voglia in corpo che, azzardando in un vicolo il loro atto osceno, non avevano intenzione di chiedere il permesso a vigili o capistazione.

Emily, sollevando il vestito, mostrava il culetto, si lasciava toccare dai due perfetti estranei e il suo corpo tremava tutto. L’interno delle sue cosce si lasciava lubrificare da una lingua ansiosa mentre assaggiava l’altro manicotto dritto, dritto. I bulli avevano intenzioni serie e molto ‘dure’, dannatamente ‘dure’. Lo capiva maneggiando i loro manganelli.

Dopo una doppia pompa a testa in giù sul cofano della loro auto, lo zingaro glielo infilava lucido nella patata ficcandola di fianco. Emily reprimeva urla e gemiti soffocandosi la boccuccia di tanto cazzo matto. Alternava i due piselli in berta e in bocca, di continuo, in un giochetto che è durato un’ora buona.

Li sentiva così caldi, eccitata com’era dalla paura di uno scandalo.

Gli uccelloni entravano e uscivano beati dalla spacca. Nessuno dei due dava alcun cenno di schizzare e, ricordando il sogno, Emily teneva d’occhio a distanza l’orologio. Imbottita di cazzo, la piccola non ha resistito e ha colato un getto d’orgasmo dietro l’altro. Lo zingaro glielo insaccava per primo nel didietro sballottandola su e giù come una bambola di pezza.

Trapassata in fica e penetrata dietro, sentiva i loro nervi pieni di piccoli muscoli pulsanti. Si staccavano diventando più sensibili e scostanti, vedendosela da soli con la loro stecca illanguidita da un miracolo elettrico.

Emily apriva la bocca raccogliendo una schizzata stereo sulla faccia. Arriva… arriva… quel liquido denso, quel latte aspro che diventa gelatinoso, quando prova a seccarsi qualche secondo.

Il fischio del treno le mette un’ansia addosso… Presto, Emily, si riparte.. Devi correre… correre…

Ce l’ha fatta, a montare su all’ultimo secondo, e non ha perso le sue scarpe. In compenso, s’è persa le mutande, la piccola svergognata…

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