Il ritorno.



 

L’aveva pagata. Si questa volta l’aveva pagata. Aveva aperto il web su una pagina porno e scelto un corpo a quasi a caso, facendosi guidare dalla rotondità del culo, dalle grosse tette rifatte e dalla faccia non eccessivamente truccata. Tutta quella roba in faccia gli ricordava la madre.

Suonarono alla porta, andò ad aprire e davanti a lui c’era un donnone alto un metro e ottanta almeno e che poteva pesare più di lui. Il donnone gli sorrise e lui sibilando disse che se non ci mettevano le misure avrebbe protestato vivamente il sito inviando lettera intestata, da avvocato dell’ordine qual’era. Il donnone entrò nonostante lui le avesse già girato le spalle lasciando la porta spalancata.

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Con una vocina assurda per la grandezza disse che se non era di suo gradimento avrebbe chiamato la sua amica Gladis che le doveva un favore. Lui disse che non era il caso, che dato che era lì, per quel che doveva fare, avrebbe potuto restare.

Le fece il gesto di accomodarsi. Allora il donnone entrò nel salotto a vetrate continue della villetta. Si tolse il soprabito rimanendo in guepiere nera, bustino nero e slip di pizzo. Le tette erano sorrette da un intimo da sexy shop seppure non avrebbero avuto necessità di nessuna sospensione dato che erano tonde come due angurie attaccate al corpo. Un capezzolo era o sembrava più basso dell’altro. Non era male senza il soprabito se non che lui le sarebbe arrivato giusto al capezzolo destro, quello più basso.

La puttana gli stava sorridendo e mostrando denti bianchi e lucidi. Bionda rossiccia, capelli mossi alle spalle, aveva un trucco asciutto, quasi da signora.

Si era seduto in poltrona e la guardava dal basso. Lei aspettava. L’accoglienza non era stata delle migliori. Di solito andava anche peggio, c’era chi la prendeva per un travestito per via del suo metro e settantotto e l’abbondanza della curve ma questo era un signore…

“Vorrei che ti spogliassi lentamente, lì dove sei. Ti voglio guardare”

“I soldi subito, questa è la regola”. L’avvocato pose una banconota  sul tavolinetto accanto a lui e ci mise sopra il posacenere.

Nanà si levò il sorreggi tette toccandosi i meloni e titillandosi i capezzoli, allungò la lingua a sfiorarne uno mentre lo guardava e muoveva il corpo sinuosa come una biscia di prato. D’un tratto allargò le braccia e fece ballare le tette come  fanno le mussulmane nelle danze della fertilità segrete  agli uomini. Le tette ondeggiavano come fossero vere e gli venne il desiderio di…

Si slacciò il corsetto e nonostante l’età non più giovanile il ventre quasi piatto con il piercing all’ombelico fece il suo effetto all’avvocato stagionato. Si stava eccitando ed era in imbarazzo.. ma d’altronde quella era una puttana, avrebbe fatto quel che lui avrebbe voluto.

“Bene, ora voltati e continua”.

La puttana si voltò sfilandosi il corpetto e poi giocando con gli slip li accompagnò fino alle caviglie.

Rimase a culo nudo e alto che andava ondeggiando, in modo provocatorio, accusò il giurista. Si alzò andò diretto verso quell’enorme culo sospeso e ci infilò il pugno chiuso. Un piccolo pugno di un uomo alto un metro e cinquanta entrò con le nocche e la puttana fece ehhh, guardandolo da sotto come fosse uno struzzo.

“Piegati”,  la puttana si piegò ulteriormente e l’omino le infilò l’altra mano in vagina.

“Ora sdraiati e apri le cosce”

“Bene, ora infila la tua mano nella figa, ehehe”

“Bene, bene così, brava, lamentati, bene”.

“Lavora quella figa bagnata, dai, fammi vedere quanto è grande, grossa. Brava aprila con le due mani e apri quelle gambe!”. “Fammela vedere, dai”

L’avvocato ci andò dentro con la faccia, affondando il naso gobbo il più a fondo possibile. Non toccava la donna, le mani poggiate sul divano gli servivano da appiglio per incedere dentro quella figa enorme.

Di quello glie era venuto voglia prima.

Di andare tutto dentro alla puttana.

 

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