Il raduno del vizio



Vania mi piaceva troppo per non seguirla ovunque come un cane senza più identità né dignità. Me lo faceva tirare di continuo come un animale chiuso in gabbia, in astinenza sessuale da secoli. Non me ne fregava niente se faceva la ballerina in un night-club di bassa categoria. Certo, meriterebbe di meglio e anche amiche/colleghe più intelligenti di quelle sei oche variopinte e svampite che le stanno sempre intorno. Non facevo che pensare a lei, giorno e notte. Ormai non riuscivo più neanche a fottermi mia moglie come si deve. Se chiudevo gli occhi avevo Vania davanti a me e la realtà, quando li riaprivo, non poteva che essere deludente, peggiore di qualsiasi gabbia. Così, iniziai a frequentare il night tutte le sere.

Era sempre più difficile trovare scuse per stare fuori di casa fino a tardi, spesso tutta la notte, e per convincere mia moglie che non avevo un’amante da sfogare chissà dove. In effetti, Vania non riuscivo a scoparmela e la mia mezza verità detta a mia moglie era lecita. Vania e i suoi occhi a mandorla stavano diventando la mia droga. Per due ore non facevo che bere e fumare, in quel locale, lasciandoci anche parecchi soldi pur di vederla dieci minuti sulla pista da ballo muoversi sinuosa e invitante come una gatta asiatica in calore che si diverte a far sbavare gli uomini a distanza. Che corpo, che viso e che cosce nervose, scattanti. Che culo alto e sodo…

Ci ho fatto di tutto, con la fantasia, immaginando come sia brava, l’orientale dal corpo felino e allenato, a ballare e a saltellare sul cazzo. Nel suo gruppetto di sirene danzanti, si vedeva  bene come lei fosse la capobanda erotica. Chissà  che cosa era capace di organizzare, fuori dal locale – mi chiedevo…

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A forza di frequentare quel night mi sono fatto un po’ di amici tra cui tre ragazzoni che non avevano preferenze particolari, in fatto di donne. Si scoperebbero tutte le donne del pianeta, loro.  Uno di questi, Giancarlo, è un habitué del locale e conosce bene le bizzarre abitudini di Vania. E’ sposato pure lui e molto vicino al divorzio per via del suo vizio notturno a cui non rinuncerebbe per nessuna… coscia al mondo.

Mi ha confidato, una sera, che Vania è una vera dominatrice e che tutti i suoi amanti da domare li chiama “cavalli di troie”. Non le piace guardarli in faccia, i suoi uomini, mentre si fa riempire di cazzo, e non ha bisogno neanche della frusta per comandare il gioco. E’ una che ordina l’attacco solo con lo sguardo, tutto deve iniziare e andare come e quando vuole lei. Il mio amico diceva che lei ha due vizi: quello di pretendere lo sfogo da uomini anonimi, col volto coperto da una cuffia di pelle, e quello di organizzare orge nei club prive’ più squallidi e trasgressivi che conosce.

Le sue amiche la seguono come delle ombre animate dalla sua perversione ad ogni festino privato che Vania è solita organizzare. Ne aveva organizzato uno proprio la sera in cui Giancarlo mi aveva parlato dei suoi due vizietti. Mi chiedevo se avrei dovuto guadagnarmi il suo calore bucato accettando di rimanere soffocato da una cuffia in pelle o se avrebbe scelto un’ammucchiata a volto scoperto senza tanti teatri sadomaso. Ha scelto l’ammucchiata e io ho tirato un sospiro di sollievo.

Non ne so un cazzo di arte sadomaso ma, giuro, per farmela avrei accettato tutto e avrei corso qualsiasi rischio. Avrei potuto intrufolarmi senza problemi? Io ero l’unico intruso del gruppo. Tutti gli altri si conoscevano fin troppo bene tra loro. Sì, potevo partecipare a quel party, se volevo, senza nessun particolare lasciapassare tranne uno: quello di mostrare il mio arnese in tiro all’entrata del club. In più, Giancarlo ci avrebbe messo una buona parola e io avrei pagato la parte dovuta.

Per Vania le serate orgiastiche sono una passione, certo, ma i suoi spasimanti  devono pagarla a peso d’oro se vogliono scoparsela senza limiti. Lei non avrebbe fatto un’eccezione per me, per lo strano amore che provavo per lei e che lei non conoscerà mai. Figuriamoci…

L’ho posseduta in due ammucchiate, finora, e non mi sono mai sentito più di un ‘cavallo di troia’, come li chiama lei. Proprio come tutti gli altri. Che ne sa di me? La rivedrò ancora? Smetterà di fare quella vita, un giorno? Mentre mi chiedevo tutto questo, già dalla prima fatidica ammucchiata con lei, la serata iniziava all’interno di un club avvolto da una diabolica  penombra e luci rosa. C’era lei che si divertiva a fare la madrina della serata, a muovere i fili, c’erano le sei oche/ombre e c’eravamo noi, i sette allocchi anonimi che sbavavano pronti a ficcare a comando.

C’era fica per tutti i gusti: la troia esperta, la bionda virago, la mora dall’aria casalinga, la castana al di sopra di ogni sospetto e rispetto e l’adolescente impegnata a scrollarsi di dosso e a colpi di cazzo le ultime tracce d’innocenza. A me, all’inizio, è capitata la cavalla bionda dagli occhi di ghiaccio che mi sarei inculato all’istante solo per vedere se si sarebbe sciolta un po’…

Ma avevo occhi solo per Vania, che cominciava a divertirsi col cavallo Giancarlo e a riempirlo d’insulti e di ordini. Leccavo la bionda e sentivo il corpo di Vania contro il mio impegnato a scaldare Giancarlo. Ognuna sceglieva alla svelta l’uccello da ciucciare in ginocchio, da incassare piegata a pecorina, da pompare al galoppo. Ho preso di mira la sella della bionda che mi si offriva a pecorina su uno sgabello come un miracolo. Le ho aperto il culo supina caricato dalla presenza di Vania, che sbocchinava tutti senza particolari attenzioni per nessuno e mi fissava ridendo. Ho dovuto fottermi tutte quante prima di arrivare a lei. L’adolescente si faceva chiavare miagolando: una topina piena di rugiada, una calamita di carne. Stavo per sbottare ma ero deciso a dedicare la prima esplosione a Vania e così, mentre lei si avvicinava alla ragazzina per leccarla, ho frenato l’orgasmo. Non chiedetemi come…

Ha spalancato le cosce nervose, poggiata contro di me su un divano, e io da sotto gliel’ho schiaffato nel culo come un debito da pagare mentre un altro scivolava nella sua fica.

Due dei montoni erano più anziani e hanno retto poco. Uno ha scremato fuori controllo, senza manco stapparsi dalla sorca della bionda e poi ha liberato dalla trappola il suo cazzo gocciolante. Vania s’è allontanata da me sul più bello per divertirsi con una rossa e due giovani capelloni. Si muovevano di continuo e io, ficcando dove capitava, non perdevo mai di vista la mia preferita.

Giancarlo ha saldato il suo cazzo nel pancino dell’adolescente e non la finiva più di bastonarla, mentre la bionda si faceva inculare da tutti come una puttana a buon mercato. Volevo prendere la piccola di spalle, inculandola mentre cavalcava Giancarlo e l’ho fatto. Vedevo il viso di Vania coperto da tanta sborra di passaggio e sfogavo la mia ira tra le chiappe di… non importa di chi…

Aspettavo di vederli tutti smunti per annidarmi nei suoi fondelli stanchi, per impalarla a modo mio. Ha urlato forte, nessuno è riuscito a farla urlare così… La castigavo, l’ho punita per mezz’ora e l’avrei fatto in eterno. Ho sborrato sulla sua faccia senz’anima, come tutti gli altri…

Sono tornato a casa con la coscienza sporca. Sporca di sperma e di umori anali di Vania. Non mi sono lavato per una settimana di seguito…



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