Il primo incontro ( L’ orgasmo di Lui )

Lei era li, sul letto della camera d’albergo che avevamo preso per l’occasione, che bendata, stava riprendendosi dall’orgasmo che aveva appena avuto da me.

In volto aveva un’espressione di beatitudine, costellata da un sorriso felice, mentre riprendeva il regolare ritmo di respiro. Si mise seduta e disse” Chiudi gli occhi “, furono le sue prime parole, mentre stava levandosi la benda. Chiusi gli occhi e la benda che avevo utilizzato, stava ora coprendo i miei occhi. Le sue labbra cominciarono a baciarmi sul collo, facendomi venire la pelle d’oca, mentre le sue mani mi stavano sbottonando la camicia a quadri che indossavo. Mi apri’ la camicia sul petto, scendendo con i suoi baci, raggiungendo il mio capezzolo, succhiandolo e leccandolo, mentre con una mano, mi strizzava l’erezione che avevo nei pantaloni di cotone nero. Una piacevole sensazione di eccitazione si liberava in me, mentre lei stava passando da un capezzolo all’altro. Ora la sua mano mi stava slacciando il pantalone, abbassandomi sia il pantalone, che la mutanda, sentendo il mio cazzo balzare leggermente dalla mutanda. ” Sdraiati “, era il suo ordine e cosi’ feci. Ero sdraiato sulla schiena, sentendo il mio cazzo libero nell’aria che era pronto per ricevere un trattamento speciale.

La sua bocca riprese a baciarmi da dove si era fermata, scese sotto il capezzolo, arrivando sulla pancia, mentre le sue mani scivolarono sulle mie gambe, sfiorando ogni volta il mio cazzo, strofinando il mio interno coscia, passando le dita sulle mie palle. I suoi baci andarono giu’ per la gamba destra, mentre la sua mano mi massaggiava le palle, prima di risalire con un tocco leggero con le punta delle dita, su per il tronco del mio cazzo, fino a raggiungere la cappella. Le sue labbra arrivarono sulle mie palle, succhiandole con forza e con passione, mentre la sua mano scivolava sul mio cazzo, masturbandolo lentamente. La sua mano saliva e scendeva per tutta la lunghezza del mio cazzo, regalandomi delle sensazioni forti soprattutto quando scivolava sulla cappella, la parte piu’ sensibile del mio cazzo. Poi’ le sue labbra si posarono sul tronco del mio cazzo, leccando verso l’alto su tutta la vena sporgente che portava dritto sulla mia cappella. La sua lingua scivolava con passione sulla vena, raggiungendo la cappella, continuando a leccare fino alla punta, prima che essa, scivolo’ dentro la sua bocca attraverso le sue labbra.

Con le mani mi massaggiava le palle, mentre potevo sentire le sue labbra salire e scendere, muovendosi su tutto il tronco del mio cazzo, prendendolo tutto in bocca. La sua testa saliva e scendeva e io sentivo il mio respiro piu’ profondo, senza rendermi conto dei gemiti che uscivano fuori dalla mia bocca semi aperta, concentrato, nel buio della benda, di vedere nella mia mente la sua testa che saliva e scendeva sul mio cazzo, succhiandolo e leccandolo nel modo piu’ sensuale possibile. Non era il classico pompino, era un trattamento, lei godeva quanto me nel succhiarmi il cazzo, nel sentire la mia carne calda scivolare dentro e fuori la sua bocca, leccandomi piu’ volte la vena, che collegava le palle alla cappella.

Sentivo anche che il mio orgasmo era ormai prossimo, anche lei sentiva che il mio cazzo si gonfiava nella sua bocca, preparando la vena che lei leccava, a far scorrere la sborra che si sarebbe liberata nella sua bocca. I miei muscoli irrigidirono e il mio busto tremo’ diverse volte mentre dentro la sua bocca il mio orgasmo esplodeva, con schizzi di calda sborra che scivolavano sulla sua lingua, mentre lei continuava leggeremente a muovere la testa, succhiando con forza sulla cappella, facendo uscire fino all’ultima goccia. Succhiava ed ingoiava, mentre il mio corpo si contorceva nel piacere. Lei continuo’ a succhiare e a leccare sulla vena e sulla cappella sensibilissima, causandomi un fastidioso dolore. Prosegui’ fino a quando il mio cazzo non divento’ floscio nelle sue mani.

Con dei sorrisi raggianti, ci rivestimmo senza dire una parola e lasciammo la camera d’albergo, con tutta l’atmosfera di sensualita’ e piacere che avevamo creato.

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