Il motel del peccato



Bionda in lingerie

Le nocche di Antony colpirono ritmicamente la porta di quel motel, piazzato lungo la statale del basso Piemonte.
La nebbia nascondeva quasi ogni cosa, come un lenzuolo avrebbe nascosto anche il più clandestino dei rapporti occasionali.
La porta si aprì ed Antony entrò, sorridendo davanti alla visione che gli apparve. Era sempre contento quando vedeva Vittoria, ma chi non lo sarebbe stato.
La loro storia era alquanto complicata.
Appena chiuse la porta, Antony attaccò Vittoria ad una parete, attaccandola ed infilandole una mano nella figa.
-Ti sono mancato, eh?- disse, massaggiandole il clitoride con prepotenza.
-Come l’aria, piccolo… come l’aria.
Lui era un barista di periferia e lei una spogliarellista slovacca. Antony era fidanzato con la figlia del proprietario del locale in cui lavorava, mentre lei aveva una storia con un mezzo spacciatore di strada.
I loro incontri clandestini iniziavano a farsi sempre più pericolosi, sia per la posizione di lui che per il pericolo che rischiava lei, non frequentando proprio la creme della creme del paese.
-Cosa ti è mancato di me?- chiese lui, sfilandole la vestaglia bianca che indossava come se fosse uno spettro di sensualità.
-Il tuo pisello… dentro la mia vagina.
Il suo accento rendeva tutto più eccitante. Le ragazze dell’est sarebbero riuscite a farlo rizzare anche ad un paraplegico, parlando di argomenti normalissimi, come il condimento di un branzino al forno.
-Allora vuoi il mio cazzo eh? Dillo che lo vuoi!
-Voglio il tuo cazzo.
Avevano un bellissimo letto da Motel a loro disposizione, ma anche quella parete poteva andare bene. La loro eccitazione era talmente invasiva da non dar loro il tempo di raggiungere il letto.
Antony uscì dai suoi pantaloni ed infilò la sua spaventosa erezione dentro quella spogliarellista ventiduenne.
Quando entrava dentro di lei, sentiva sempre un brivido lungo la schiena. Era perfettamente consapevole che in quella figa entrava sempre un’altro uomo e che probabilmente, anche mezzo Piemonte passava da quella vulva, ma quando era dentro di lei si sentiva importante. Insomma, era consapevole di penetrare una di quelle bellezze da cartellone pubblicitario.
Quella ragazza avrebbe potuto tranquillamente fare la modella o l’attrice, ma le circostanze l’avevano fatta finire a ballare avvinghiata ad un palo e quello l’aveva resa accessibile a uomini normali, come lui.
Lei adorava essere scopata da Antony, perché non veniva quasi mai trombata con desiderio. Il suo fidanzato era convinto di possederla, quindi quando se la fotteva, lo faceva con tranquillità, mentre per i clienti la situazione era ancora più semplice, a loro bastava pagare per farle aprire le gambe.
Quando era Antony a scoparsela, c’era sempre un alone di desiderio che l’avvolgeva tutta. Si sentiva proprio desiderata, come se fosse una di quelle donne importanti dei libri rosa che adorava leggere quando il suo fidanzato non la soddisfaceva durante i loro rapporti sessuali.
-Oh, sì… mi manca il tuo cazzo
-Anche a me mancava la tua bella figa!
-Non ci credo… quando ti scopi quella ricca borghesuccia, non pensi a me.
-Io penso sempre a te e se solamente me lo chiedessi, io rinuncerei a tutto per te!
-Davvero?
-Sì.
-Scopami come se non ci fosse un domani.
Antony iniziò a sbattersi quella spogliarellista contro la parete con una veemenza da cavernicolo. Vittoria adorava essere scopata in quella maniera.
Non amava la dolcezza, non l’aveva mai amata in passato e probabilmente non l’avrebbe mai amata nemmeno nel futuro. Era nata in un mondo troppo violento per apprezzare il profumo di un fiore o cose del genere, a lei bastava un po’ di cazzo e un pacchetto di sigarette pieno.
-Ah, sì. Sì. Fottimi, sbattimi. Distruggimi. Tirami uno schiaffo.
Antony schiaffeggiò il culo della ragazza.
-No. Tiramelo in faccia.
-Cosa?
-Continua a fottermi, continua e tirami uno schiaffo in faccia.
Antony accontentò con titubanza e piacere la ragazza, tirandole un ceffone in faccia. Con quello schiaffo la punì anche per tutte le volte in cui si faceva scopare dal suo fidanzato.
Sarebbe stato terribile da ammettere ad alta voce, ma quello schiaffo fu l’azione più liberatoria della sua intera esistenza.
Continuò a sbattersi quella ragazza giovane e sensuale contro la parete, senza fermarsi nemmeno un secondo per prendere fiato.
Era l’unico modo in cui riuscivano ad amarsi.

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