Il Gioco di Lara



L’estate la stava distruggendo. A lavoro doveva mantenere l’atteggiamento elegante e fine di un’apprendista avvocatessa, mentre tutte le sue amiche erano al mare o in posti esotici a divertirsi coi loro compagni.
Anche lei aveva avuto molte proposte per le vacanze estive, ma il suo capo le aveva vietato di abbandonare il posto di lavoro. Passava l’intera settimana tra autobus e ufficio con camicetta e pantalone nell’unica stanza in cui il condizionatore era guasto.

L’unico momento di piacere era la sera tardi, quando dopo essere ritornata a casa si ritrovava da sola nel suo appartamento.
Accendeva il ventilatore della camera da letto e si levava di dosso i vestiti del lavoro. Molti si sarebbero abbandonati ad una serie televisiva o a qualche reality alla televisione. Lei no; Lara aveva il suo personale passatempo estivo
Entrò in cucina e, dopo aver aperto il freezer, estrasse quello che da un paio di settimane a quella parte amava chiamare Piero. Le sembrava un nome amichevole.

Ancora sudata, si mise a letto, con il ventilatore puntato su di lei e sul suo dildo gelido. Dopo essersi sfilata le mutande, si accarezzò lentamente con Piero, ancora spento. Era come se del ghiaccio le stesse rinfrescando l’anima, passando per l’esterno della vagina.
Accese il dildo, impostando il primo livello di velocità. Una scarica elettrica le attraversò il corpo. Da quando aveva fatto quell’acquisto, la masturbazione era diventata un qualcosa di mistico, in grado di farle toccare vette di piacere che con gli uomini poteva solamente immaginare.

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Iniziava sempre alla stessa maniera. Lasciava scorrere il suo sex toy lungo i bordi delle grandi labbra, abituando la sua vagina alla bassa temperatura.
Un primo gemito di piacere infranse il silenzio, fino a quel momento spezzato solo dal ventilatore. Avvicinandosi al clitoride con la parte più spessa del dildo iniziò a sentire il piacere propagarsi in tutte le sue terminazioni nervose, mentre iniziava a bagnarsi come se davanti a lei ci fosse stato un campione del cunnilingus.
Infilò dentro di sé il dildo, posizionando la parte ricurva, dedicata alla zona clitoridea, sul clitoride. Uno scatto nervoso le fece schizzare il corpo in alto, come se l’avesse morsa un ragno. Il congelatore rendeva alcuni sex toys un ottimo rimedio contro il caldo e la mancanza d’amplessi.
Senza accorgersene, passò alla velocità due. La voce di Lara gemette un guizzo d’eccitazione, mentre le secrezioni vaginali bagnavano il copriletto del suo piacere.

Il moto ondulatorio della sua mano guidava ogni mossa direzionale del freddo portatore d’eros che le invada la figa, tremando al suo interno e stimolandole il clitoride come nessun’amante era mai stato in grado di fare prima.
Pensava a tutti i colleghi del lavoro e a quel bastardo del suo capo, intento a dare sempre ordini e tutto spariva, via via che il vibratore iniziava a farle esplodere la libido nel cervello ad intermittenza, come dei fuochi d’artificio di piacere.

“Ahhhh. Cazzo.” gridò, incurante dei vicini.
In un attacco di violenza si afferrò il seno ed iniziò a palpeggiarsi, spingendo dentro e fuori Piero, in maniera ossessiva, rapita dall’impeto e dalla passione di un nascente orgasmo.
Muovendo il bacino a ritmo della sua masturbazione si accorse che sotto il sedere il copriletto si stava inzuppando sempre di più, quasi come se se la fosse fatta addosso. Quell’attrezzo era incredibile. Non solo sostituiva l’uomo, ma sembrava renderlo perfino obsoleto.
Afferrò un cuscino e se lo posizionò sulla faccia, iniziando a gridare di piacere. Era pronta per la terza velocità, ma non voleva accelerare i tempi, perchè in fin dei conti era il viaggio ad essere importante e non l’arrivo.
Continuò a gemere e strizzare le coperte, vittima dell’eccitazione che si stava procurando da sola. Era questo che cercava: estasi solitaria.
Staccò per un paio di secondi il vibratore dal clitoride, continuando ad infilarselo all’interno di una vagina oramai completamente inondata dal piacere.
Quando lo riavvicinò al clitoride, azionò la terza velocità, salpando verso un universo di piacere completamente inesplorato. Non era di certo la prima volta, ma più passava il tempo e più imparava a conoscere il suo corpo e la sua intimità, grazie a quel piccolo arnese che teneva sempre nel comodino accanto al letto.
“Ahhhh.” gridò, tentando inutilmente di gestire il suo piacere.
L’orgasmo esplose in lei come una granata di sensazioni altalenanti, fresco, caldo, piacere e visioni celestiali. Per un attimo si sentì addirittura una divinità. Tutto continuava, senza accennare a scendere d’intensità. L’orgasmo vaginale si tramutò in orgasmi multipli e con un gesto spasmodico, Lara tirò un calcio al ventilatore che cadde a terra, spegnendosi.
Il piacere saliva e scendeva come un elettrocardiogramma e, dopo aver tirato un pugno ad una parete, digrignando i denti, urlò il più forte amplesso della sua vita.
Istintivamente estrasse via da sé il giocattolo, posizionandolo vicino al cuscino. Si trovava in un limbo molto strano; non stava venendo, ma non si era ancora liberata del tutto dell’orgasmo.
Fissò intensamente Piero e sorrise. Se ne stava lì, inerme, dopo avere regalato sensazioni indescrivibili. Le venne istintivo prenderlo in mano e leccarlo dalla base fino alla punta, per assaporare il succo della sua stessa eccitazione.
Aveva un sapore agrodolce. Le piacque.
C’era un potere innato all’interno del corpo umano e assieme a quel piccolo giochino aveva capito come scassinare la serratura degli orgasmi spesso celati alle donne.
Rimettendo al suo posto il vibratore, si accorse di avere completamente infradiciato le lenzuola. Avrebbe tranquillamente potuto dire ad un ospite di aver rovesciato una bottiglia d’acqua sul letto senza destare il benché minimo sospetto.
Era riuscita a far scomparire dalla sua testa tutti i problemi e tutti gli spettri di un’ estate calda ed afosa. Tuttavia, c’era qualcosa in lei che non riusciva proprio a spegnere. Una specie di domanda che assillava la sua mente.
“Perchè non andare oltre?”
Dove stava scritto che il piacere dovesse avere un limite? Non esisteva morale retrograda in grado d’impedire ad una donna di gestire sé stessa e il suo corpo. Così, Lara aprì nuovamente il cassetto del comodino accanto al letto ed estrasse il suo piccolo amante elettrico, per unire ancora una volta il suo corpo ad un universo di sensazioni estatiche.

 

 

Kappa



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