Il gioco di Bill

Pompino al capo durante il lavoro in ufficio

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Qui da noi al partito abbiamo un gioco che ci piace fare e questo gioco si chiama: il gioco di Bill.

Il tutto consiste nel farsi fare un pompino sotto la scrivania da una segretaria, stagista o semplice amante, ansiosa di fare carriera nel mondo della politica.

Dimenticate tutto quello che vi hanno raccontato sulle possibilità di fare strada in politica mandando le vostre figlie all’università; se volete darle la reale possibilità di entrare in quel mondo, insegnate loro a fare dei gran pompini. Questo è quanto.

Titoli di studio, intelligenza o ideali non centrano un cazzo con la politica, importa solamente la capacità di fare dei perfetti pompini.

Diana, la mia stagista, in questo è molto preparata. Non è intelligente, non è brillante e soprattutto non è arguta, tutte qualità che personalmente apprezzo molto in una politica.

-Sai qual’è l’azione più rivoluzionaria che può fare una donna in politica, baby?- le dissi, mentre mi guardava con quei suoi occhioni speranzosi.

-Quale, assessore?

-Farsi sborrare in faccia. Perché molte donne non lo fanno e sinceramente io la trovo una caduta di stile non da poco, perché determina un’incapacità a portare i lavori a termine.

-Capisco.

-Una bella sborrata in faccia è l’equivalente di una laurea in legge qui nel nostro partito, quindi se si vuole accomodare sotto la scrivania… si senta libera di farlo.

Il nome del gioco prende, ovviamente, la sua ispirazione dagli episodi relativi a Bill Clinton e al pompino sotto la scrivania della casa bianca.

Quell’uomo è il mio personale idolo. Tutti gli altri presidenti hanno sbrigato pratiche su pratiche in quello studio ovale, incontrando presidenti di altre nazioni e roba del genere, mentre lui no… lui si faceva spompinare da Monica proprio in quello studio.

Nel mio piccolo ho portato questa pratica negli uffici del comune e credo di meritare un applauso silenzioso dalla maggior parte degli uomini per questa mia piccola e personale conquista.

Diana si accuccia immediatamente sotto la mia scrivania, pronta a farmi un bel servizio. Io mi slaccio i pantaloni e me lo tocco un po’ per farmelo venire duro. Non ci sono parole per descrivere quanto io ami la politica.

Una volta raggiunta l’erezione, guardando Diana, dico -Ok, baby… possiamo iniziare la pratica per la tua scalata al successo politico.

Così quella troietta travestita da stagista iniziò a lavorarmi il cazzo con la bocca.

Ci sapeva proprio fare. Mi domandai se il mio fosse il primo cazzo che avesse ciucciato o se invece ne avesse ciucciati molti altri per arrivare a lavorare con me, sotto la mia scrivania. Ci sono molte scrivanie sotto le quali stare e devo ammettere, modestia a parte, che la mia è una di quelle più ambite.

Lavoravo molto bene con una mano sulla testa di quella stagista che continuava a spompinarmi mentre scaricavo gli allegati delle mail.

-Se questo è il tuo portfolio, piccola, tu arriverai dritta dritta in parlamento… credi a me.

Oh come me lo stava succhiando bene, ragazzi. Non potete nemmeno immaginare quanto talento avesse.

Se solo avessi potuto avrei instaurato nuovamente la monarchia e l’avrei fatta regina solamente per quella ciucciata di cazzo.

-Voi ragazze del sud lo ciucciate proprio bene. Ma fate una scuola o cosa?- domandai.

Inutile dire che Diana non rispose, limitandosi semplicemente a ciucciare e ciucciare senza mai fermarsi.

Quella ragazza non era fatta per rispondere o per avere delle opinioni personali, no, lei aveva capito che la risposta era il servizio orale che stava facendo. Quello era il suo più grande talento e lei lo stava sfruttando alla perfezione. Le femministe non riuscivano proprio a digerire quel ragionamento, perché lo vedevano antiquato e svilente.

Per Diana non c’era niente di male a fare un pompino, perché si trattava solamente di fare un qualcosa che eccitava un altro essere vivente, un po’ come una specie di volontariato retribuito. Più lo ciucciavi e più facevi carriera e più lo ciucciavi bene e più la tua carriera sarebbe stata luminosa e scintillante.

-Ok… stiamo arrivando alla parte importante.

Diana si mise in posizione, con la bocca ben spalancata per accogliere lo sperma sia sulla faccia che nella bocca. Non era la prima volta che lo faceva e si era preparata appositamente la sua espressione più provocante.

Le venni in faccia, sporcandole anche un po’ il colletto del vestito. Poco importava, avrebbe sempre potuto fingere che si fosse sporcata con dello yogurt durante la pausa pranzo.

Io la mia sborrata l’avevo fatta e il gioco di Bill era andato a buon fine.

-Ricordati di fare quelle fotocopie per l’assessorato, eh?

-Certamente, signor assessore.

Che bella vita.

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