Il ginecologo

Sono figlia di un’ingegnere e il lavoro di papa’, ci ha portato spesso a cambiare citta’. Per me cambiare citta’ era sempre stato uno stress, in quanto non solo perdevo gli amici che riuscivo a fare, ma cambiavano tante cose, la scuola, i vicini, i dottori, i supermercati, i divertimenti e soprattutto, i ginecologi. Non sono sempre stata una ragazza che si trovava a suo  agio, nell’aprire le gambe ad un perfetto sconosciuto, anche se in molti casi, si trattava di dottoresse.

Eravamo arrivati nella nuova citta’, dove papa’ aveva detto che non saremmo rimasti a lungo. Purtroppo pero’, io avevo bisogno di fare una visita ginecologica, in quanto avevo dei continui fastidi e come succede spesso, ogni ginecologo, dava una sua versione dei fatti, che mai combaciava, con quella fornita dal collega precedente o successivo. La nuova citta’ era abbastanza grande e io pensavo che mi avrebbe offerto la possibilita’ di scegliere tra diversi ginecologi. Purtroppo, la scelta era limitata ad un solo nome, quello del Dottor Arturo, che aveva un nome che non m’ispirava tanta fiducia. Presi l’appuntamento per il giorno dopo e andai in giro a visitare il centro commerciale. Non era il massimo, ma aveva tutto cio’ che si poteva cercare in un centro commerciale: fast food, negozi di vestiti, negozi di scarpe, sala giochi, bar e via dicendo. Cio’ che non lo rendeva il massimo, era che non ci stavano tante persone in giro, come in genere accade nei centri commerciali.

Arrivo’ il giorno della visita ginecologica e ci andai in bicicletta, visto che non era tanto distante. Ovviamente, per l’occasione, mi ero rasata la figa e le gambe, per non sembrare la figlia di King Kong, davanti al dottore. Entrai e mi presentai alla reception, dove ci stava una graziosa ragazza con gli occhiali, capelli chiari e qualche lentiggine sul naso. Mi chiese di accomodarmi e di attendere la chiamata del dottore. Ero l’unica paziente presente e non ci avevo fatto tanto caso. Poi mi fece il cenno che il Dottore era pronto e io entrai. Il Dottore era seduto, aveva pochi capelli in testa, sembrava molto piu’ alto di me e con un fisico palestrato, anche se si poteva  vedere della pancia nascosta sotto il camice bianco. Mi fece accomodare nel camerino, dicendomi di spogliarmi e di mettermi sulla sedia a “V”, dove si rimaneva a gambe spalancate, mentre uno sconosciuto, giocava con la mia figa.

Ero completamente nuda, seduta su una sedia che mi teneva le gambe aperte al massimo, con il Dottor Arturo in piedi, davanti alla mi figa, che guardava interessato tutto il mio corpo. Dopo qualche secondo di riflessione, poggio’ le dita sulle labbra, stimolandomi il clitoride, chiedendo se avvertivo fastidio e dissi di no con il cenno del capo. La mia figa divenne subito umida e lui spinse due dita dentro, continuando a massaggiarmi il clitoride con l’altra. Mi stavo eccitando, cercando di non farlo notare. Poi il movimento delle dita divenne sempre piu’ veloce e il mio respiro aumento’. Poi il dottore si alzo’ e si abbasso’ il pantalone, tirando fuori un enorme cazzo. Io lo guardavo incredula, ma sinceramente ero eccitata e volevo essere scopata. Il dottore fece un passo avanti e comincio’ a spingere quel cazzo tra le mie gambe, scivolando tra le umide labbra dela mia figa, entrando tutto quanto dentro. Poi mi chiese se cosi’ mi dava fastidio e io gemendo, dissi di no con il cenno del capo. Poi comincio’ a darmi delle violente botte, sbattendo il cazzo dentro di me, con dei movimenti veloci e violenti. Il suo corpo sbatteva tra le mie gambe, facendomi saltare e gemere forte. Mi chiedeva se anche cosi’ non provavo fastidio e dissi di no, con gli occhi chiusi e le mani che mi stimolavano i capezzoli duri.

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Si sbatteva con violenza tra le mie gambe, come un martello, facendo entrare e uscire il suo cazzo duro dalla mia figa con botte secche e violente. Poi dentro di me, potevo sentire il suo orgasmo esplodere, mentre il dottore tremava e la sua bocca semi aperta aveva smesso di respirare per un secondo o due. Sentivo il suo cazzo pulsare e il suo caldo seme, scivolare dentro di me, fino a quando non fu moscio e scivolo’ tra le mie gambe.

Mi disse che stavo bene e che mi aveva messo una pomata per farmi stare meglio, dandomi appuntamento, per la settimana successiva.

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