Il Drive In



Sesso al drive in: racconti erotici

Lavoro in un ufficio commerciale, passando parte della giornata in giro per incontri e l’altra parte la passo in ufficio oppure a casa, che si potrebbe considerare il mio secondo ufficio. Mangiare nei fast food e’ diventata per me una cosa normale, al punto che ormai, un piatto di pasta caldo e un’insalata fresca mi sembrano ricordi lontani e felici.

Ultimamente pero’, avevo preso il vizio di utilizzare il nuovo drive in, che avevano costruito nei fast food che io in genere frequentavo, rendendo piu’ facile e veloce il servizio. Poi generalmente parcheggio la macchina di fronte al parco piu’ vicino e vado a mangiare li, almeno l’aria e’ fresca, sicuramente piu’ fresca dei panini che mangio. Un giorno, per pranzo, mi recai in uno dei miei fast food preferiti, accolto da una calda e sensuale voce, che dal microfono mi chiedeva cosa volessi ordinare. Presa l’ordinazione mi disse di andare avanti, per pagare il conto e per attendere il mio ordine. Al casello ci stava una ragazza incredibilemente bella, occhi chiari, labbra rosa e carnose, pelle chiarissima, risaltata anche dal rosso della divisa e due seni prosperosi. ” Mi dispiace signore ma le patatine sono ancora nella friggitrice, potrebbe attendere parcheggiato piu’ avanti per favore? “, mi disse lei, in tono cordiale ma sempre con la sua voce calda e sensuale. Era abbassata al punto da farmi intravedere le sue tette attraverso la camicetta della divisa rossa, morsicandosi il labbro mentre io guardavo quel soffice seno.

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Qualche minuto dopo, delle dita battevano sul mio finestrino, era lei, ma a mani vuote. ” Mi dispiace signore ma abbiamo un guasto con la friggitrice, sono venuta per sapere se magari era interessato ad un prodotto diverso “, mi disse, guardandomi con occhi penetranti ed invitanti. Mentre finiva la frase si era abbassata, mettendo quasi le tette dentro il finestrino, osservando un rigonfiamento che si era formato sui miei pantaloni neri. Allungo’ la mano, arrivando direttamente sul mio cazzo semi duro, strizzando il rigonfiamento e mordendosi il labbro ” Sappi che non perche’ lavoro in fast food, vuol dire che non piaccia la carne calda “, il suo tono era erotico ed eccitato, mentre nella sua mano, il mio rigonfiamento era diventato grande, come il mio cazzo che si era addrizzato nel suo interno. La sua mano strizzava e si muoveva su e giu’, masturbandomi il cazzo. Allungai la mano e cominciai a massaggiare quelle tette, morbide e sensuali, mentre lei emanava dei gemiti di piacere, mentre mi abbassava la zip del pantalone. Infilo’ la mano dentro la zip e tiro’ fuori il mio cazzo duro, eccitato non solo da quelle tette e da quella bocca vogliosa, ma anche dalla sua mano cosi’ decisa e fredda.

Infilo’ parte del busto dentro il finestrino e si porto’ il cazzo tra quelle sue labbra rosa, cominciando a succhairmi la cappella, mentre io, godendo, le sbottonavo la camicetta, per poter finalmente ammirare quelle tette. La sua testa andava su e giu’ con il mio cazzo che entrava e usciva umido dalla sua bocca, che gemeva nello stesso tempo. Io le avevo aperto la camicetta, strizzando le sue enormi tette morbide, stuzzicando e succhiandole il capezzolo rosa che era diventato duro. Sentivo il mio piacere che cresceva mentre lei mi succhiava il cazzo, con le tette che ballavano insieme al movimento della sua testa, che saliva e scendeva, facendo scivolare il mio cazzo duro e gonfio tra le sue labbra. Le misi le mani in testa e la spinsi il piu’ possibile, facendo entrare tutto il mio cazzo nella sua bocca, facendole arrivare il naso sotto le mie palle. Il mio gemito profondo annuncio’ l’arrivo del mio orgasmo, che esplose nella sua bocca, con calda sborra che colava nella sua bocca, mentre lei abilmente risucchaiva tutto, con il cazzo infialto tra le sue labbra fino alla gola. Strizzavo la sua tetta mentre svuotavo le mie palle nella sua bocca golosa e affamata. Il cazzo scivolo’ dalla sua bocca dopo che era diventato moscio e lei si riabbottono’ la camicetta prima di estrarre il busto dal finestrino.

Senza dire niente rientro’ e mi porto’ fuori il menu’ che avevo ordinato ” Buon appetito ” mi disse lei, con una goccia di sborra che luccicava sul suo labbro.

 

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