Il drink allungato

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L’avrei presa da dietro. Era deciso.
Non era politicamente corretto o etico, ma dell’etica e del politicamente corretto non me n’era mai sbattuto un cazzo.
Avevamo bevuto molto e avevo aggiunto un po’ di sonniferi ai suoi ultimi due drink. Non era roba come la droga del giorno dopo; diciamo che mi ero preso la libertà di rinforzare un po’ il contenuto dei suoi bicchieri, ecco tutto.
Non era svenuta, quanto più appisolata in un dormiveglia. La baciai e ci stette, muovendo anche un po’ di lingua. Probabilmente credeva che fossi un qualche attore di Hollywood nel suo delirio, ma mi andava bene lo stesso.
Mi assicurai che fosse semi cosciente, masturbandole la figa. Probabilmente se fosse stata sveglia non avrebbe voluto, ma in quelle condizioni sembrava non disdegnare più di tanto il mio tocco.
Sì, ero un pervertito e non me ne vergogno nemmeno un po’. Ho sempre amato la fica, mettendola davanti ad ogni cosa.
Sono totalmente dipendente da quell’odore, quei brandelli di carne pronti ad avvolgere ogni parte del mio cazzo.
Quando vedo una donna, io devo averla e non importa che anche lei lo voglia.
Le slacciai le scarpe.
-Cosa stai facendo?- disse, con tono intimidatorio.
-Ti tolgo le scarpe per poi toglierti i pantaloni e le mutandine, altrimenti come faccio ad infilarti dentro il mio cazzo.
-Che ragazzo strano che sei… ma cosa c’era nel mio bicchiere?
-Vodka.- risposi, tralasciando il Lexotan.
-Ma mi vuoi scopare?
-Certo.
Provò a dire qualcosa, ma la infilzai prima che potesse controbattere. Infilare il cazzo dentro una donna in quelle condizioni è estremamente eccitante, perché la ragazza in questione non vorrebbe farsi scopare, ma confusa com’è non riesce a pensare a quello che vorrebbe o non vorrebbe, finendo per concentrarsi solamente sul piacere che il cazzo provoca in lei. Solamente quando riprenderà i sensi, capirà cosa è realmente successo.
Sarei d’arresto, lo so, ma intanto il mio cazzo è piazzato dentro una ragazza che potrebbe tranquillamente stare sulla copertina di una rivista porno. Il mondo è una questione di punti di vista.
-Mi stai facendo male.
-E puoi dire in tutta sincerità che non ti piace che io ti faccia male?
-No. Mi… credo che mi piaccia. Mi sento così strana.
Le tirai uno schiaffo molto forte su quel culetto perfetto che si ritrovava, probabilmente grazie allo yoga o a qualche altra disciplina orientaleggiante.
-Quanto ti piace il cazzo?
-Mi piace tanto.
Era colpa sua. Si scopava, come tutte le altre, i ragazzi sbagliati e allora io dovevo ricorrere a quei metodi. Doveva essere punita e il mio cazzo era un punitore molto contento di adempiere a quel lavoro con estrema meticolosità.
Usavo il mio cazzo come se fosse una lancia pronta a penetrare il suo scudo di carne umida.
-Ne hai preso di cazzo, eh? Hai una figa bella larga per la tua età.
-Mi sento strana.
-No. Ti senti troia, perché ti fai scopare da tutti e adesso ti fai scopare anche da me. Per una volta nel mondo ci sarà un po’ di giustizia. Fanculo.
Stava sbrodolando liquidi vari dalla sua fica larga. Quando erano sedate, le ragazze si lasciavano andare del tutto ai loro istinti più primordiali.
-Gira la faccia… voglio che mi guardi.
Si girò ed io le sputai dritto in faccia. ci rimase molto male; si vedeva dalla sua espressione ferita.
-Mi hai sputato in faccia.
-Brava. Sei molto deduttiva.- dissi, estraendo il cazzo dalla sua fica per trasferirmi nel buco più stretto.
-Che cazzo fai? Non voglio.
-Devi stare zitta, capito?- dissi, rimproverandola.
-Ma io…
-Ma tu sei una troia. Cosa vuoi, che ti sborri nella figa? Così mi incastri con un bambino? Lasciati sborrare in culo.
Si lasciò convincere per inerzia e le sfondai il culo, cercando di farle più male possibile.
La foga s’impadronì di me e la montai con tutta la mia forza, facendole sanguinare il buco del culo, fino a quando non le spruzzai dentro tutto il mio seme.
Non avevo mai goduto tanto.
-Adesso dormi. Tra qualche ora ti riprenderai con la testa. Per il culo ci vorranno almeno un paio di giorni.

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