Il complesso di Elena



Lucia, ninfomane cerca i cazzi dei militari

Elena aveva un complesso di cui non sapeva il nome. Sapeva
solo che il suo complesso era bellissimo e splendente e lo vedeva
riflesso nel suo inconscio personale, era un insieme organico di
contenuti mentali ed emotivi e turbava la sua vita a livello cosciente
condizionando la sua personalità. Elena, ogni volta che
aveva una relazione si trovava a sviluppare sempre una forte dipendenza
dal sesso.
Nei giorni in cui si svolge questa storia Elena era fidanzata con
una donna grande, più grande di lei nel senso che era molto più
alta, evoluta, matura, dura, irraggiungibile. Loro due vivevano da
alcuni mesi in una ex-scuola abbandonata insieme a due uomini
amici di Lucia, la grande donna di Elena. Con questi due uomini
Lucia intratteneva rapporti sessuali ai fini della riproduzione
della specie ed Elena ogni notte restava in disparte ad origliare
esclusa da un ménage che la rendeva follemente gelosa.
Ogni notte arrivava l’esercito che si accampava nel cortile della
scuola con grandi tende militari. Elena era dipendente dalla sua
compagna a causa di questo complesso che la faceva vorticare
attorno ad un cuore luminoso e bruciante come in un gorgo da
cui era impossibile districarsi. Un’energia assoluta e magnetica
l’attraeva nel centro del complesso che l’accecava come un sole
distogliendola dal resto della realtà.
Fuori c’era la guerra. Per questo Lucia, Elena, Yuri e Alex vivevano
da mesi in quella scuola abbandonata cercando tra loro un
equilibrio vitale: cibo raccolto nelle discariche, sesso costante e
furioso per non scordare la vita. La città era stata evacuata ed occupata
dall’esercito nemico. Loro nascosti nelle aule della grande
scuola erano rimasti invisibili ai soldati che avevano razziato
ogni casa nel resto della città, erano gli stessi soldati che ogni
notte montavano le tende nel grande cortile della scuola.
I complessi sono autonomi rispetto alla coscienza, possono
spingersi fino ad assumere un’identità propria, a presentarsi
come un Io distinto. Era questo che succedeva ad Elena quando
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la notte, se Lucia le negava il morbido profumo caldo del suo
corpo (Lucia era una delle poche donne ad essere rimasta in carne
dall’inizio della guerra) credeva di impazzire fino al punto in
cui non sentiva più nulla, strisciava nel buio fuori dalla scuola
e si insinuava nelle tende militari frugando tra le lenzuola dei
soldati fino a quando non trovava un membro duro da succhiare
avidamente.
Di solito, completamente consumati da una giornata di operazioni
militari e dalle poche ore di sonno a loro disposizione, i
soldati non si rendevano conto di quello che accadeva. Si svegliavano
al mattino come ristorati, appagati e bagnati ed Elena era
già tornata nel suo rifugio nella scuola dalla sua grande donna
crudele che la trascurava sempre.
La coscienza stessa, del resto, è un complesso, una massa di rappresentazioni
unite dalla tonalità affettiva data dal proprio corpo.
Ed il corpo di Elena voleva solo sesso, voleva essere riempito e
completato dalle membra dell’altro, dita, mani, braccia, lingua,
naso, cazzi, seni, qualunque cosa andava bene del corpo dell’altro
purché le riempisse ogni orifizio ed ogni area concava del suo corpo,
dalla vagina alle orecchie. Quello che non le dava Lucia, Elena
andava a cercarlo la notte tra uomini sconosciuti.
Fu una di queste notti che un soldato oggetto delle morbose attenzioni
di Elena si svegliò dal suo torpore. Stupito dalle sue sensazioni
e dalla figura che vedeva nella penombra agitarsi sui suoi
genitali, egli credette di sognare o di essere di fronte alla manifestazione
di

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