Il colloquio

Sexy Barry Brecheisen

Non era il primo colloquio di lavoro per Katja. Aveva già lavorato in quattro diversi strip club, ma in nessuno dei posti in cui aveva lavorato offrivano una paga alta come il Club Lupo.

Il compito di una perfetta stripper era quello di prendere un buon fisso ballando, incitando i clienti a fare dei lunghi privè, beccandosi dei soldi extra per i balletti privati. Dovevano strusciarsi con la fica sui cazzi di quegli uomini e dovevano farsi toccare un po’ dappertutto, senza mai passare al sesso.

Al Club Lupo il discorso era molto diverso; quello era un vero e proprio bordello camuffato da strip club e lei lo sapeva benissimo. Era andata a quel colloquio proprio per l’alto stipendio che offriva il mestiere più antico del mondo in quel piccolo locale di periferia.

-Ok, fammi vedere le tette.

-Sì.- rispose, alzandosi la maglietta.

Non indossava il reggiseno, consapevole del fatto che le sue curve prorompenti le avrebbero assicurato un posto di lavoro.

-Che belle tette. Hai molti tatuaggi, questo può farti guadagnare dei punti… la gente vuole scoparsele quelle come te.

-Lo so.

-Tu lo succhi?

-Sì.

-E il culo lo dai?

-Certo.

-Ti fai venire addosso?

-Sì, anche in faccia.

-Bene, bene. Sai anche ballare, immagino, visto che ne vieni dagli strip bar?

-Certamente.

-Ok, fammi vedere la fica.

-Eccola.

Aveva una fichetta stretta, leggermente usurata dagli ultimi quattro anni.

-Mi piace. Senti, ti posso sbattere qui sulla scrivania per provarti? Puoi decidere tranquillamente, ma se ti lasci scopare, il posto sarà sicuramente tuo.

Katja era sicura che non ci fossero molte ragazze ad aver ottenuto il posto senza essersi prima scopate quell’uomo cicciottello.

-Certo che mi può scopare… come lo vuoi fare?

-Vieni qui e succhiamelo.

Si alzò, avvicinandosi a quell’uomo che si era abbassato pantaloni e boxer per l’occasione e, dopo essersi messa in ginocchio, glielo prese in bocca.

Non era la classica bella ragazza; era fica e lo sapeva bene. Ciucciando quel cazzo, fissò intensamente con lo sguardo il suo futuro capo. Gli uomini adoravano lo sguardo di una donna impegnata a spompinarli.

-Beh, in effetti brava sei brava. Vediamo un po’ di culo… vediamo come lo prendi.

Katja si mise a pecorina sulla scrivania in mogano, mentre il datore di lavoro indossava un preservativo arancione.

Si sputò sulle dita e infilando l’indice nel buco del culo della ragazza tatuata, iniziò a prepararla per la penetrazione.

La penetrò senza delicatezza. -Che bel buchetto di culo che hai. Ti faccio male? È molto stretto, spero di non rovinarlo troppo ai clienti futuri.

-Beh, lei ha un bel cazzo e in effetti un po’ di male me lo sta facendo… ma mi piace.

Sapeva come mentire per guadagnare soldi e possibilità di lavoro.

-Sono contento che ti piaccia. È importante amare il farselo sbattere nel culo per una che vuole campare di questo.

I colpi iniziarono a farsi sempre più insistenti e ripetitivi. L’unica cosa che importava veramente a quell’uomo era il venire; la donna non era così importante in quell’equazione, se non per contenere il suo cazzo nel culo.

Ad un certo punto Katja sentì il pisello uscire da lei. Il capo si tolse il preservativo e le sborrò sulla schiena.

-Mi piace lo sperma sui tatuaggi. Sei brava, ragazza… il posto è tuo.- disse, tirandole una sberla sul culo.

Era fatta! Aveva ottenuto un nuovo posto di lavoro. Adesso non le rimaneva che togliere lo sperma dalla sua schiena, rivestirsi ed uscire a festeggiare la nuova assunzione.

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