I piedi della libraia



All’improvviso, finalmente, era scoppiata l’estate.
Quel giugno fino a qualche giorno prima ancora fresco e spesso uggioso, aveva lasciato spazio a giornate torride e afose, anche oltre le più pessimistiche previsioni.
Domenica dell’ultimo finesettimana del mese, tutt’intorno una Ferrara deserta e stanca mi guardava languida come a volermi dire che nulla aveva da offrirmi in quelle ore, poteva solo condividere con me il suo silenzio, il suo caldo malato e tanta noia.
Con mezza città barricata in casa a coltivar bronchiti con l’aria condizionata e l’altra metà riversata sui Lidi Ferraresi a fingere di star meglio, nemmeno sapevo perchè mi trovassi lì, da solo, alle tre del pomeriggio sotto un sole che picchiava a martello sulla testa, a girovagare senza mèta alla ricerca di nulla.
Non avevo la benchè minima idea di come si sarebbe evoluta la mia giornata, non avevo programmi, nessuna necessità o desiderio particolare, solo la certezza che di stare in casa a crogiolarmi nell’ombra davanti alla TV non mi andava proprio e, in un modo o nell’altro, dovevo far venire sera.
Lasciatomi le torbide acque del Castello alle spalle e svoltato l’angolo di Corso Martiri della Libertà, mi si apriva Piazza Trento e Trieste in tutta la sua maestosa e deserta bellezza; nonostante gli occhiali da sole, la pietra del “Listone” mi abbagliava tanto da far male, le suole delle scarpe iniziavano a scottare e parevano potersi sciogliere da un momento all’altro.
Sullo sfondo, austero ed elegante, avvolto da una liquida foschia di calura, Palazzo San Crispino, ove trova posto una delle librerie più belle della città e forse di tutto il Paese, mi invitava ad entrare per trovare refrigerio sulla pelle e nello spirito; decido quindi di seguire quel tacito suggerimento e mi avvio verso la libreria. Pensavo, tra l’altro, che da tempo cercavo un libro consigliato da un’amica, libro di cui non ricordavo titolo né autore, avevo soltanto qualche fumosa memoria circa la trama… Un buon libraio avrebbe certamente potuto aiutarmi. Almeno, pensavo, avrei saputo come impiegare un’oretta di quel tempo fermo e dilatato.
Apro la grande porta di vetro ed appena dentro mi accorgo che in realtà non c’è poi così fresco, ma almeno si respira.
Ciò che però noto più nettamente è l’ambiente quasi onirico che mi accoglie: nemmeno un cliente, un silenzio ovattato leggermente incrinato solo dalla musica jazz filodiffusa a basso volume, un’atmosfera talmente morbida che avvolge come un impalpabile lenzuolo di seta.
Al piano terra c’è solo una libraia alla cassa, una bionda signora sulla cinquantina impegnata in qualche attività al computer e che non alza nemmeno lo sguardo… Decido di salire subito al secondo piano; fatte le scale noto che qui, addirittura, non c’è nemmeno qualcuno del personale, solo una postazione pc vuota con un computer spento incustodito e nemmeno un essere umano tra gli scaffali… Il negozio dava quasi l’impressione di essere chiuso, con le porte d’ingresso lasciate aperte per errore.
Tra il sorpreso ed il quasi intimorito da quella situazione surreale, procedo oltre, gironzolo un po’ a vuoto tra improbabili titoli di astrologia e veganesimo spinto, mi soffermo invece su qualche interessante pubblicazione su Ferrara e la sua provincia, sempre leggermente sorpreso dall’assoluta vacuità dell’ambiente circostante ed infine decido di salire ulteriormente.
Imbocco dunque le scale e mi reco al terzo ed ultimo piano.
La scala sbocca su una saletta dedicata a CD e vinili, ma passo oltre e mi dirigo verso l’ingresso della sala più grande, alla mia sinistra. Non entro nemmeno, ogni volta mi lascia esterrefatto… resto sull’ingresso ammaliato quella sala di rara bellezza, con i suoi alti soffitti affrescati, illuminata dalla bianca luce della sottostante piazza che entra dalle ampie finestre ed un mare sconfinato di meravigliosi libri di fotografia, arte, fumetti, musica… Un vero e proprio paradiso.
Anche qui, però, pare non esserci anima viva, una quiete assordante che mi faceva credere di poter sentire il mio stesso battito cardiaco, un’aria rarefatta ed un’aura che non esagero nel definire mistica: sembrava che tutti quei libri mi volessero trasmettere un loro messaggio simultaneamente, forti di quel silenzio che stava bloccando il tempo e lo spazio.
D’improvviso, un rumore sordo squarcia di netto quell’eterno attimo, il tonfo di un libro che cade a terra da uno scaffale… Mi scosto dall’ingresso in sala addentrandomi nella stessa e dietro un’alta scaffalatura scorgo una graziosa figura femminile accovacciata, presumibilmente una libraia a cui di primo acchito darei sui trentacinque anni, minuta, ben fatta, mora con grandi occhiali tartarugati, impegnata a sistemare qualche libro che probabilmente qualche incauto cliente aveva riposto alla rinfusa.
La osservo meglio, credo non si fosse ancora accorta della mia presenza… Ha il cartellino appeso al collo, quindi certamente è una libraia, indossa una camicia jeans ed una gonna bianca a fantasia colorata piuttosto corta che lascia agli occhi il piacere di osservare due coscie decisamente toniche e ben fatte, muscolose e dalla pelle vellutata, e noto anche due piedi piccoli, dalle forme sinuosamente perfette, lasciati nudi da sandali infradito minimali.
Mi avvicino ulteriormente ed abbozzo un approccio… “Buongiorno, mi scusi… Lavora qua..?”
La bella libraia si volta, si alza in piedi ed accenna un mezzo sorriso, ha l’aria un po’ provata dovuta certamente al caldo ed alle ore di lavoro, ma è veramente bellissima tanto da lasciarmi di sale: alta circa un metro e sessanta, viso austero che mal si coniuga con la sensualità che trasmette, occhi scuri e profondi, un seno prorompente impossibile da nascondere nonostante la camicia non sia scollata, la gonna però, ora noto, è ben più corta di quanto avessi intuito e che nulla lascia all’immaginazione circa le gambe: sprigionano erotismo con disarmante naturalezza, non longilinee ed anzi muscolose ma proporzionate, toniche, coscia e polpaccio ben definiti, ginocchio e caviglia armoniosi e piedi straordinariamente belli, credo i più belli mai visti in vita mia, con unghie laccate di rosso ed una fine cavigliera d’argento ad adornare la caviglia sinistra.
“Sì sì certo, buongiorno a Lei… Mi dica pure…”
Sinceramente, in quel momento, a tutto pensavo fuorchè a quell’idea nebbiosa del libro che avevo in mente poc’anzi… ma tento maldestramente di restare lucido e di non uscire dal seminato: “Grazie… Beh, in realtà… eheh… Beh mi imbarazza un po’ chiedere, perchè sto cercando un libro che… non so che libro sia! Ahah…”
Lei non si scompone, ma capisco che mi sta prendendo per demente pur mascherando con professionalità il proprio disappunto.
“Oddio… Detta così, la vedo dura trovarlo… Ha almeno un’idea? Qualche informazione? Titolo, autore, editore..?” e mentre mi parla si dirige verso la postazione computer facendomi cenno di seguirla.
“Ricordo soltanto che parlava del rapporto tra padre e figlia, almeno così mi sembra… ah, mi pare sia un libro uscito attorno al 2010, purtroppo non ricordo altro…” Le dico, cercando di distogliere – senza riuscirci – lo sguardo dalle sue gambe e dai suoi piedi… Stavo iniziando ad eccitarmi sul serio…
Lei si siede e subito, con un gesto apparentemente privo di malizia, accavalla le gambe, lasciando così un piede fuori dalla scrivania ed inizia a cercare qualcosa al terminale mentre io, ormai in preda a vampate di calore e gelide sudorazioni, mi metto a giocherellare nervosamente con delle monete che ho in tasca, salvo poi pensare che quel mio gesto poteva essere facilmente frainteso; tolgo quindi di fretta la mano dalla tasca e continuo a tenere in pugno quelle tre o quattro monetine a mo’di “antistress”…
Mi guardo velocemente attorno, la sala è ancora deserta e nel più assoluto silenzio… Poi osservo lei e, resomi conto che la sua attenzione è inchiodata sullo schermo, penso di avere più tempo per poter scendere con lo sguardo e gustarmi lo spettacolo senza troppe ansie… Nel momento di sedersi sullo sgabello la gonna era salita in maniera vertiginosa e scopriva gran parte della coscia, il polpaccio poggiato sul ginocchio mostrava tutta la perfezione della sua pelle e il piede dondolava in un gesto quasi a volersi sfilare il sandalo, muovendo ritmicamente le delicate dita…
Mi sentivo sospeso tra la necessità fisica di fuggire in bagno per darmi piacere come un ragazzino e la sconsiderata voglia di spararle un commento senza filtri circa gli effetti dei suoi piedi e delle sue gambe su di me, quando la sua voce mi risveglia dal torpore erotico in cui stavo precipitando…
“Forse… Forse ho trovato qualcosa… Ricorda almeno se parliamo di letteratura italiana o straniera..?”
“Mi pare… Direi, direi straniera, americana penso di ricordare… Possibile..?”
“Mh… Possibile… Mi dia un attimo ancora…”
Non aspettavo altro, altrochè “un attimo”, pensavo… Speravo che si prendesse tutta la vita per poter restare a guardare quel gioiello a forma di piede che mi dondolava davanti e quella gamba sensuale in quasi totale nudità… L’atmosfera dilatata e liquida della libreria deserta giocava un ruolo fondamentale, ormai non la ascoltavo nemmeno più, ero in totale balia del suo corpo e soprattutto dei suoi meravigliosi piedi… Mi trovavo in una di quelle situazioni in bilico tra il raziocinio e la tua parte più selvaggia, momenti in cui sai che non sarebbe il caso di azzardare commenti o apprezzamenti, ma sai anche che se lo facessi, al massimo ti prenderesti un “due di picche” e nulla più, perchè siete tu e lei da soli nel raggio di decine di metri…
Non so se con un gesto inconsciamente voluto o se davvero fortuito dovuto alla forte emozione, fatto sta che mi si apre la mano e mi cadono le monete in prossimità della scrivania…
“Oh… Mi scusi, mi scusi tanto..!” riesco soltanto a balbettare e subito mi chino per raccoglierle…
Apriti cielo! Lei non fa una piega e non scosta di un millimetro il piede, io per raccogliere le monete mi devo per forza avvicinare col viso e per un attimo respiro un pungente e delizioso aroma, un profumo inequivocabilmente “di piede”, un piede sudato e certamente affaticato da ore di lavoro, un odore intenso ma gradevole ed estremamente erotico… Stento a contenere il desiderio di afferrarglielo per baciarlo avidamente e provo a rialzarmi… mi sento quasi stordito, ma devo tornare in me e tornare a recitare la parte del cliente interessato solo alla ricerca del proprio libro, per cui cerco di scuotermi, di darmi un tono di decenza e mi rimetto in piedi, di fianco a lei.
In quell’istante lei mi parla di nuovo “Oh… Eccolo qua, trovato..!”
“Ah bene! Quindi, come si intitola?” le rispondo simulando interesse ma ben consapevole di avere un’aria stravolta
“No no, non parlo mica del libro. Parlo di Lei. Io ho trovato Lei.” mi dice con tono severo e incenerendomi con lo sguardo, ma io davvero non capisco, non ho idea a cosa faccia riferimento!
“Mi perdoni signora, ma sul serio… Non la seguo… Cosa intende scusi?”
“Sù, non giochiamo… Non giriamoci intorno… Sappiamo entrambi di cosa parlo…”
Sono realmente scosso, non capisco di cosa stia parlando ma intendo si tratti di qualcosa si spiacevole, per cui la incalzo: “La prego di spiegarmi, sono serissimo, non so di cosa parla ma considerando che mi accusa, gradirei esserne informato…”
Con aria vagamente di sfida e certamente infastidita, lei mi spiega a grandi linee a cosa stesse facendo riferimento:
“Ok, gliela butto giù brutalmente: ultimamente circolano foto dei miei piedi, foto scattate a mia insaputa proprio qui in libreria e ho più di qualche ragionevole dubbio di averne scovato l’autore…” Mi dice, aumentando la mia curiosità ma anche il mio scettico disappunto.
“No no no… E ancora NO! Ma proprio no! Circolano? In che senso? Dove? Per carità, mi creda… Non è da me, mai farei una cosa del genere, non c’entro assolutamente, la prego di credermi. Non sono io la persona che cerca, sul serio.” replico un po’ imbarazzato ma anche risentito.
“Sarà… Ma tenga presente che non sono una sprovveduta, non sono ingenua e non ho quindici anni, mi accorgo di certe cose…”
“Non lo metto in dubbio! Anzi, se ha notato atteggiamenti non consoni da parte mia, me ne scuso mille volte, ma circa le foto di cui parla, ribadisco con decisione la mia più totale estraneità ai fatti!”
Senza guardarmi nemmeno ed abbozzando un sorriso sarcastico, lei prosegue…
“Bene, allora diciamo che le credo… Come spiega però certe… chiamiamole evidenze?” e con un impercettibile movimento di una mano, indica la mia zona pelvica… Non mi ero accorto che la mia erezione incontrollabile fosse così evidente, avevo il pene inequivocabilmente di marmo e i pantaloni di lino non aiutavano certo a nasconderla… in quel momento avrei solo voluto essere dall’altra parte del mondo, ero gelato da un senso di vergogna atroce… Ma non potevo negare, appunto, le evidenze.
Provo quindi a recuperare credibilità “Senta, io non nego nulla se non ciò di cui non sono colpevole… Di quelle foto non so NIENTE, non sono la persona che le ha scattate e nemmeno le ho viste. Se poi dovessi negare di essermi un po’ eccitato, ecco… Allora quella sarebbe una bugia, come sarebbe una bugia dirle di non capire cosa possa aver spinto una persona a scattare quelle foto… Se trovarla molto bella e sentirmi coinvolto da lei è una colpa, allora sì, sono colpevole e me ne scuso… So che non è il luogo adatto e so che lei non è certo qua per ricevere apprezzamenti, le ribadisco le mie scuse ma voglio sappia che non intendevo mancarle di rispetto in alcun modo.”
Sembrava l’avessi quasi convinta, sentivo di averla fatta franca seppure colpevole di nulla, ma si sa… Se qualcosa può andar male, stai sicuro che andrà peggio e infatti, teso come una corda di violino e sudato come un cavallo da corsa, mi lascio ancora sfuggire di mano le monete che, ovviamente, finiscono ancora in piena ‘zona piedi’.
Resto allibito, ibernato, totalmente scioccato… Non so, letteralmente, se e quale muscolo muovere… Resto perciò semplicemente in attesa di una sua reazione, che non tarda ad arrivare:
“Sì va beh… Prendiamo pure in giro anche… Che squallore… Lasciamo stare.”
Passano alcuni istanti interminabili, il silenzio della sala è assordante, ma per fortuna interviene ancora lei quasi a sorpresa
“Comunque l’ho trovato, il libro. Almeno credo. E’ di Marc Levy, 2010… ‘Quello che non ci siamo detti’ è il titolo.”
Io non so cosa dire, per cui dico l’unica cosa che mi pare sensata
“Ah… Beh… Bene, grazie… Sì, direi che potrebbe essere quello…”
“Ok… Quindi??? … “ Prosegue lei con aria più da interrogatorio che da semplice domanda
Alchè replico “Beh, quindi… direi che si proceda, lo compro se c’è, in caso contrario lo ordino…”
“Non ci siamo intesi” – incalza di nuovo lei – “Il libro c’è a magazzino, ma intendevo chiederle altro… Vogliamo raccogliere ‘ste monete o pensava di lasciarle qua a tempo indeterminato..?”
Ormai sfinito ed avvilito per le consecutive figure barbine inanellate, mi accovaccio per la seconda volta ed inizio a raccogliere una, due monete… ma all’improvviso, davanti ai miei occhi, un sandalo si sfila da quel piede straordinariamente armonioso e cade sul pavimento… Mi blocco, sospeso tra realtà e sogno, tra razionalità e desiderio ed osservo senza battere ciglio: ho il piede più sensuale e bello mai visto in vita mia lì, a pochi centimetri dal mio viso… dal mio naso… dalla mia bocca… Le forme perfette e sinuose della pianta mi lasciano privo di forze, se già non fossi accosciato certamente dovrei sedermi… Le dita sembrano disegnate tanta è la precisione con cui sono allineate tra loro… Il tallone sfoggia una rotondità giottesca… Sto fisicamente male, mi sento mancare… Poi l’odore leggero ma acre mi giunge alle narici come un’onda d’urto e cancella di colpo le mie ultime risorse razionali… Non azzardo gesti eclatanti, non provo a toccare quella preziosa gemma, ma inspiro a pieni polmoni per carpirne l’aroma fino all’ultima particella e nella quiete irreale di quel deserto, il mio respiro rimbomba come in una cassa di risonanza.
Non poteva, umanamente e oggettivamente, non aver sentito.
Alzo lo sguardo, in attesa della sua reazione che attendo ansioso e che mi aspetto seccata, infastidita, al limite addirittura disgustata, ma noto che, invece, l’espressione del suo volto è glaciale, imperturbabile: non mi guarda nemmeno, ha gli occhi fissi sullo schermo e non accenna ad alcun tipo di risposta.
Mi alzo non senza fatica, ormai la mente è precipitata nel turbine di quei piedi che mai avrei nemmeno sognato di incrociare nella mia vita, mi accosto a lei come a chiederle tacitamente “e adesso..?”, muta domanda che lei però pare cogliere… Si guarda attorno a cercare conferma della nostra totale solitudine, poi ordina
“Le raccolga tutte per favore, non intendo doverlo fare io… e mi faccia la cortesia di recuperare anche il mio sandalo, grazie”
Come un automa eseguo, mi inginocchio nuovamente ma ormai mi era chiaro che la misura, la mia misura, fosse colma e sapevo in cuor mio che qualcosa, non sapevo cosa, sarebbe accaduto. In bene o in male, non avevo idea, ma qualcosa avrei fatto… Quell’inebriante profumo aveva fatto irrimediabilmente saltare qualche contatto nel mio cervello e la vista di cotanta sensuale perfezione aveva dato il colpo di grazia.
La mia mente era ormai schiava dei suoi piedi ed il mio corpo non rispondeva più ad alcun messaggio razionale che pure tentavo disperatamente di inviargli.
Di nuovo accucciato, allungo la mano alla cieca sul pavimento, in una fasulla ricerca delle monete, ma lo sguardo è cristallizzato sul piede nudo… Lei inarca il collo formando una curva perfetta con la morbida pianta… allarga le dita quasi a voler sprigionare ulteriormente la deliziosa fragranza… Il cortocircuito è completato, perdo ogni freno inibitorio, socchiudo gli occhi ed afferro con veemenza il tallone, mi porto il piede sul viso, affondo il naso tra le dita ed inspiro con tutta la mia forza.
Il pene stava per esplodermi nelle mutande… lo tiro fuori ed inizio senza vergogna a menarmelo forte, mentre mi porto il suo piede dalle narici alle labbra.
Incrocio il suo sguardo solo per un fugace istante, è serena ma con un impercettibile tocco di determinazione negli occhi… Prendo quella sua occhiata come un via libera, per cui procedo e mi faccio ancora più audace… Afferro la caviglia e alzo leggermente il piede, lecco avidamente tutta la pianta più e più volte, il sapore acido e speziato mi fa letteralmente bollire il sangue in testa e nel pene…
Arrivo a livello di guardia, mi masturbo sempre con più impeto seppure nel più totale silenzio, mi ficco tutte e cinque le sue dita fino in gola, le succhio fino quasi a soffocare, poi velocemente sfilo il piede dalla bocca e lo sposto in basso… Altri due, tre decisi colpi, prendo la mira ed eiaculo come non mi capitava da anni, fiotti copiosi le imbrattano il piede, tra le dita e sul dorso, altri arrivano dritti sul polpaccio e le ultime consistenti gocce cadono a terra, sul sandalo e sul pavimento.
Sfinito, svuotato, ancora incredulo ed un po’ imbarazzato, alzo la testa e la guardo: lei, imperturbabile, mi porge un paio di fazzoletti di carta: senza proferire verbo le pulisco il piede, il polpaccio ed il sandalo che subito lei calza con disarmante naturalezza e con la stessa avvilente spontaneità mi liquida in un batter d’occhio
“Il libro lo trova al piano terra, ho già inviato l’ordine alla collega. Pagherà alla cassa. La saluto, arrivederci…”
E così, quasi come se nulla fosse accaduto, in stato catatonico attraverso di nuovo ed in senso contrario tutte le sale, tutti i piani della libreria, come su binari prestabiliti, senza vedere nulla di ciò che avessi attorno.
Immerso in quella quiete irreale e quasi soffocante, mi sentivo una lama che si faceva strada affondando nel burro; pago il libro, saluto la bionda signora sulla cinquantina e me ne vado, senza aver ancora capito se si tratta di un sogno o se, davvero, ho goduto annusando e leccando quelli che, per chi li conosce, ormai non sono solo “due piedi”, ma da tutti unanimemente riconosciuti come “I PIEDI”.
I PIEDI della libraia di Ferrara.

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