Ho finito lo zucchero



Rossa di capelli porcona

Era la mia vicina di casa da un paio d’anni e non avrei mai pensato che tra di noi potesse nascere qualcosa.
Lei era molto più bella di me e, inoltre, era sposata con un facoltoso uomo d’affari. Era la creatura più distante da me dell’intero paese, tuttavia il destino fece capitare qualcosa che finì per farci avvicinare sessualmente.
Ero appena uscito dalla doccia, quando sentii suonare il campanello. Mi misi l’accappatoio ed andai ad aprire.
Era proprio Diana, la mia vicina di casa.
-Senti, scusa se ti disturbo, ma ho finito lo zucchero e volevo farmi un caffè… non è che potresti prestarmene un po’?- domandò gentilmente.
Era molto sexy.
-Certo… anzi, se vuoi possiamo berlo assieme. Ho una caffettiera di quelle vecchie. Fa un caffè buonissimo.
-Accetto molto volentieri.
-Perfetto.- dissi, avviandomi verso la cucina, seguito da quel pezzo di figa clamoroso.
Misi la caffettiera sul fuoco e le offrii una sigaretta. Fumavamo la stessa marca.
-A me piace molto il caffè.- disse.
-A chi lo dici, io ne berrei litri e litri.- risposi io.
C’era proprio da perdersi in quegli occhi grandi come due fanali nella notte. Adoravo le belle donne, ma lei era molto più bella di tutte le belle donne che mi era capitato di vedere dal vivo.
Era sinuosa ed elegante, non in maniera atta ad intimorire, ma in maniera rassicurante.
Versai il caffè nelle tazze e misi lo zucchero in tavola.
-Scusa, non è che per caso avresti dello zucchero di canna?
-Certo.- risposi, alzandomi.
A quel punto successe proprio quello che non doveva succedere: l’accappatoio s’impigliò nella sedia ed io rimasi nudo con un’imbarazzante erezione che puntava verso Diana, tremendamente sconcertata.
-Oh cazzo. Scusa.- dissi, raccogliendo l’accappatoio.
-No. Non rimetterlo.. sussurrò.
-Cosa?
Si alzò e si avvicinò a me, accarezzandomi il membro.
-Non possiamo proprio sprecare un erezione come questa.
Diana mi stava masturbando con quella sua manina pallida.
Provai uno strano senso d’eccitazione nel guardare la sua fede nuziale così vicina al mio pisello duro e voglioso di lei.
Le abbassai le spalline del vestito, facendole scivolare fuori le tette, avvolte da un reggiseno in pizzo nero.
-Avevi il cazzo duro per colpa mia?
-Sì… il fatto è che sei così fica.
-Mi dispiace. Provvederò subito a curare il tuo problema.
-E come hai intenzione di fare?- domandai.
Diana scese in basso e prese tra le labbra il mio cazzo. Era il pompino più inaspettato di tutta la mia intera vita.
Mi persi in mille divagazioni, pensando che il mio coso era finalmente dentro le fauci della mia bella e fidanzatissima vicina.
Era sexy e prorompente, con un fisico da urlo e una sensualità del tutto naturale. Riusciva a far rizzare tutti i cazzi che la incontravano, diventando la musa di tutte le fantasie erotiche dei maschi del nostro condominio.
Il mio cazzo era in quella bocca. Da non crederci.
Le tirai qualche schiaffetto sulla guancia, giusto per esercitare il mio potere da uomo dominante, mentre una troietta mi stava succhiando l’uccello.
Uno non poteva lasciare la sua donna da sola nemmeno per un attimo, altrimenti potevi ritrovartela avvinghiata al cazzo di un suo vicino di casa.
Quando sborrai mi sentii librare nel cielo, un po’ come se fossi finito in un sogno bellissimo ed immacolato.
Si staccò da me e la guardai in faccia. Ingoiò tutto il mio sperma e si rimise a bere il caffè.
-Ho ancora tutto il sapore del tuo cazzo in bocca.
-Ed io ho ancora la tua saliva su di me.
-Dovremmo farlo più spesso.
-Sono proprio d’accordo.- dissi, mettendomi in ginocchio.
Le sfilai le mutandine e decisi di ricambiarle il favore. Sesso orale per sesso orale.
Iniziai così a marinarle la figa, proprio come un perfetto masturbatore orale.
-Ah. Ho fatto proprio bene a venire a chiederti lo zucchero. Dio benedica il caffè!

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