Ho finito le uova



Racconto erotico maialona

Non avrebbe potuto immaginare nulla di più emozionante.
Aveva sedici anni e, sebbene le nuove generazioni fossero molto più smaliziate di quelle passate, non si sarebbe mai aspettato un’accoglienza del genere.
Sua madre gli aveva chiesto di portare le uova alla signora del piano di sopra, perché aveva ricevuto una telefonata proprio dalla signora Benni.
Aveva finito le uova e doveva fare una torta per il compleanno del marito, ma non aveva tempo per andare fino al supermercato.
Quando Paolo entrò in casa della signora Benni, si accorse subito che c’era qualcosa di strano. Le luci erano soffuse e una musica romantica creava un’atmosfera inequivocabile. Quando vide la signora Benni, tutto gli fu più chiaro.
Era vestita come una liceale di una scuola privata tra i denti stringeva un lecca lecca gigantesco.
-Sono stata una bambina molto cattiva… vuoi punirmi, Paolo?- disse.
I Benni si erano trasferiti da poco nel loro palazzo e in pratica lui e lei si erano rivolti la parola solamente un paio di volte e solo per salutarsi timidamente in ascensore.
Ovviamente Paolo non ci pensò due volte e, con sguardo malizioso, disse -Credo che lei debba essere punita.
-Vuoi prendere una delle cinture di mio marito per punirmi? Che ne dici?
-Certamente. Potremmo anche legarti al letto con una delle sue cravatte, per evitare di farti scappare.
Non poteva credere ai suoi occhi e alle sue orecchie. Tutta quella roba stava accadendo davvero e non in una sua fantasia notturna.
La signora era molto carina e quel vestito da scolaretta le donava molto, mettendo in risalto le sue curve floride.
Faceva uno strano effetto, vederla frugare tra le cravatte del marito, intenta a scegliere quella che avremmo usato per divertirci alle sue spalle.
-Credo proprio che useremo questa. È un regalo di sua madre.- disse, con un tono ammaliante.
Posò una cintura di pelle sul letto e disse -Legami.
Paolo la baciò con la lingua e legò i suoi polsi alla struttura in ottone del letto.
-Che bel culetto che abbiamo qui… peccato che dovrà soffrire un pochino!- disse, sorridendo.
Sollevò la gonna e le sfilò le mutandine. Aveva una vulva molto accattivante e apparentemente ancora in forma.
Partì con la prima cinghiata, colpendola come se fosse un esperto del settore. Era terribilmente arrapato e l’erezione cominciava a fargli male.
La signora Benni, sussultò di piacere, sebbene il colpo le provocasse anche un notevole dolore. Era una di quelle donne capaci di godere solamente attraverso il dolore.
Ovviamente suo marito non sapeva niente di quelle sue ossessioni, perché non avrebbe mai capito. Tutto ciò che non era standardizzato, non interessava al suo uomo. Per quello, di tanto in tanto, si faceva frustare da qualche ragazzino, rimorchiato con sotterfugi come quello.
I segni delle frustate iniziavano a notarsi e Paolo era più eccitato che mai.
-Perché non ti tiri fuori il cazzo e inizi a masturbarti?- domandò lei.
-Questa è davvero un’ottima idea.- rispose lui, tirandoselo fuori.
Non poteva essere tutto reale. D’un tratto era passato da essere un adolescente sfigato, ad essere un rimorchiatore di stile. Era incredibile.
Iniziò a menarselo, guardando quel culo perfetto che gli ballava davanti, tutto ammaccato dalle frustate che lui stesso gli aveva provocato.
-Avanti, voglio che mi schizzi sulle chiappe. Voglio sentire la tua sborra calda sul mio culo. Quel culo che mio marito ama così tanto e che adesso verrà marchiato dal tuo sperma.
Era una donna veramente perversa. Paolo non aveva mai incontrato una persona del genere. Nella sua scuola per farsi fare una sega da una compagna di classe dovevi essere bello, ricco, alto e popolare. Lui era solamente alto.
Nel mondo reale non era come a scuola; lì dovevi semplicemente avere fortuna e per una volta lui aveva avuto una botta di culo esagerata.
-Sto per sborrarle sul culo.
-Sborrami tutta.
Le sborrò, godendo su di lei ogni centimetro della sua erezione.

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