Goduria in treno

Racconto erotico di una sega in treno

Ero in citta’ a fare dello shopping. Indossavo una camicetta semi trasparente ed una gonna corta. Avevo acquistato un paio di sandali, alcuni pezzi di lingerie e  dei leggins. Mi ero fermata a prendere qualcosa da bere, prima di dirigermi verso la stazione ferroviaria.

Ricordo che mi sentivo cosi’ felice e rilassata, sapendo che sarei ritornata a casa dopo un paio di settimane passate lontane dalle mura domestiche. Sorprendentemente, il treno era quasi vuoto. Oltre a me, ci stavano un’altro paio di persone, chi guardava fuori dal finestrino, chi preparava avanti a se i giornali da leggere durante il viaggio e chi inseriva la spina della batteria del portatile. Dopo qualche minuto, mentre mi stavo mettendo comoda, appoggiando le buste sul sedile vuoto accanto al mio, un ragazzotto che avra’ avuto 25 anni, ben piazzato fisicamente, entra, sedendosi direttamente sul sedile avanti al mio. ” Stai bene signorina? “, era la domanda che mi aveva fatto, mentre la sua mano, si era posata sulla mia gamba ” Sto meglio appena levi quella mano dalla mia gamba “, la mia risposta era secca ed infastidita. ” Beh, ho pensato che una bella ragazza come te potesse apprezzare un po’ di compagnia, dopo tutto, non e’ sicuro per una ragazza prendere il treno da sola “. Il suo tono era molto furbo, mentre la sua mano, ancora appoggiata sulla mia gamba, saliva piano piano. Nonostante il buon senso mi aveva insegnato a dare una sberla in faccia al porco, in quella circostanza, decisi di lasciarlo fare. Era un bel ragazzo ed’era passato un bel po’, dall’ultima volta che avevo ricevuto delle attenzioni.

Ricordo che la sua mano sul mio interno coscia mi eccitava, facendomi arrossire le guance e facendomi gemere un poco. Ci mise poco ad arrivare sulle mutandine, facendo dei piccoli cerchi, con le punta delle dita, sulla mutandina che si era bagnata. Allargai leggermente le gambe, guardando il giovane dritto negli occhi, mentre lui si apprestava a spostare la mutandina, per infilare 2 dita tra le labbra bagnate della mia figa, penetrandola lentamente. Potevo notare l’erezione nei suoi jeans e con un sorriso malizioso, mi lasciai sfuggiere un gemito piu’ alto. Allungia la mano, impugnando la sua erezione, masturbandolo dai jeans. La sua, era un’espressione sorpresa, mentre io mi mordevo il labbro, masturbando il suo cazzo indurito. ” Tiralo fuori “, il mio, era un invito caldo, eccitato e con il massimo della sensualita’. Senza attendere troppo, il ragazzo si sbottono’ i jeans, facendo uscire il suo cazzo eccitato, non molto lungo ma molto largo. Lo presi, con la mia fredda mano, sentendo il calore che emanava quel pezzo di carne caldo e duro. Lo strinsi nella mia mano, facendolo scivolare su e giu’, sentendo la sua cappella nella mia mano.

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Tutta quella situazione mi faceva sentire come una puttana, seduta su quel trano, che masturbavo il cazzo di un perfetto sconosciuto, che stava infilando 2 dita dentro di me. Ci guardavamo negli occhi, entrambi con lo sguardo pieno di voglia ed eccitazione. La mia figa era cosi’ bagnata, da permettere a 3 delle sue dita, di scivolare tranquillamente dentro di me. Avevo le gambe molto allargate e potevo vedere come un signore, seduto 2 file in avanti, si strizzava il cazzo, osservando la scena. La consapevolezza di essere osservata mentre uno sconosciuto mi masturbava, aumentava il mio piacere, aumentando la velocita’, con la quale stavo masturbando il suo cazzo vogioso.

Tra tremori e strattoni, con il suo sguardo quasi febbrile a bocca aperta, potevo sentire la sua calda sborra che scendeva giu’ dalla sua cappella, posandosi sulla mia mano, che continuava a masturbarlo con forza, aspettando che tutta la sborra fosse uscita. I suoi occhi si chiudevano mentre il suo corpo strattonava, quando strofinavo con la mia mano umida, la sua cappella sensibile. Tirai fuori la sua mano tra le mie gambe, aveva 3 dita umide e le succhiai, guardandolo negli occchi, dopodiche’, mi abbassai, per dare una violenta succhiata a quella cappella umida di sborra, facendolo sobbalzare.

Si alzo’, mentre io mi rimettevo a posto le mutandine e scese dal treno, salutandomi con un gesto della mano, mentre il mio treno mi riportava a casa.

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