Fallo finto che, poi… te lo do vero

Certi uomini non dormono neanche la notte per inventarsi il modo giusto per trombare con una gnocca giovane e sana come questa, con una passione negli occhi e un calore nel culo da far svenire… Io, per una chiavata facile e veloce in più,  mi sono inventato i lavori più incredibili che mi hanno fatto guadagnare poco (in denaro) e molto (in avventure anali).

Mi sono spacciato per il classico idraulico castiga-casalinghe, per guardia medica abile nelle visite interne ‘scappa e fuggi’ e anche per venditore  ambulante di giocattoloni per adulte o vere porcelline dalla carne fresca come questa che vedete.

Sonia, tra tante adolescenti e giovani scioperate, finora è stata la più sfacciata. Mi ha aperto la porta mezza nuda e mi ha fatto entrare senza neanche fingere di vergognarsi un po’. Poi s’è stesa sul divano, mi ha fatto aprire il valigione stracolmo di giocattoli vibranti e ne ha subito voluto provare uno, il più grosso ovviamente. Un dildone rosa fucsia che lei ha ingoiato nella fica e nel culo con un’abilità sconcertante. A mutandine scostate, sul divano, mi riempiva di chiacchiere sulla sua vita, sul suo ragazzo, le sue amiche, la famiglia. Era come se avesse davanti non un uomo ma la sua coscienza a cazzo dritto che le gironzolava intorno…

Io me ne fregavo dei suoi piccoli problemi e delle sue esperienze e, intanto, annuivo e assecondavo. Bisogna essere educati se si vuole concludere qualcosa… Stavo in agguato. Tanto, prima o poi, l’avrebbe piantata con tutte quelle balle da ragazzina incompresa.

Quando il dildo le ha colpito una zona più interna e segreta, di colpo, Sonia ha smesso di parlare. Ha sorriso e ha sfogliato le grandi labbra come una rosa da cogliere al volo. E’ tornata a giocare col palo di gomma spingendolo su e giù dentro una fica gocciolante di liquorini densi. Voleva farmi aspettare ancora un po’, la piccola porca…

“Non avvicinarti… non ancora… Ahhh!” mi urlava mentre se lo ficcava  nel culo facendone entrare metà.

S’impalava da sé come se mangiasse un panino. Stavo scoppiando… scoppiando…

“Fammi assaggiare il tuo pisello, adesso” si arrendeva finalmente.

Poppavo un capezzolo turgido e profumato di limone. Il suo corpo caldo mi tirava come una scimmia. Pompava tutt’intorno alla cappella manovrando l’asta con un artiglio d’aquila rapace e capace di prosciugare il suo cadavere fino all’osso. Chinata come una piccola sguattera volenterosa, Sonia ha preso a leccarlo e ad avvilupparlo affamatissima per intostarlo come piace a lei. E come piace a me.

Avevo una dannata fretta di fottere e, così, me la sono piazzata comoda sul cazzo lasciando che mi cavalcasse al ritmo che preferiva.

“Me lo vendi… il tuo cazzo?” mi ha chiesto tra un gemito e l’altro.

Venderlo?! Al limite potevo affittarglielo per un paio d’ore gratis.

Mi smorzava la candela come uno stappabottiglie di marca. Che spacca carnosa, che cosa meravigliosa mi trombava su e giù… Ho preso il posto del fallo di latex precipitandole nei fondelli già pronti all’urto anale. Un anello di carne mi ha accolto a boc…chettone aperto e fradicio. Adesso, era lei che doveva fare la bambola gonfiabile attiva: un pezzo raro che mancava alla mia collezione di venditore del cazzo. Scavavo con tutta la foga di un cavallo da corsa anale.

“Sfondami il culo, dai… siiihhh!” urlava la zozzetta senza vergogna, insieme a tante altre frasi sporche e pericolosissime.

Già, non avrebbe dovuto fiatare…  La parolina magica detta in quel modo mi ha spinto a dissetarla. Quelle come Sonia hanno un solo difetto: fanno indurire subito e fanno durare poco.

 

 

Vota questo racconto erotico !

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (6 voti, media: 4,33 su 5)
Loading...

Altri racconti erotici interessanti: