Eva e l’addio al celibato

Non era proprio il lavoro più edificante del mondo, ma le permetteva di vivere una vita dignitosa, pagando affitto e bollette senza doversi preoccupare di non potersi permettere altro.
Era arrivata dalla Polonia con grandi ambizioni ed era finita ad intrattenere maschi allupati ad eventi come quello.
Ballava per un po’, poi giochicchiava con lo sposo e infine si faceva toccare da tutti gli invitati. Guardavano il suo corpo per ricordarselo la notte, quando finivano a scopare le loro mogli.
Seicento euro più spese. Quella era la sua cifra… il suo prezzo.
Tuttavia a fine spettacolo c’era sempre qualcuno che finiva per chiederle qualche divertimento privato, al di fuori dei patti prestabiliti.
Non accettava sempre, ma in quel caso decise di fare un’eccezione.
I due ragazzi che avevano organizzato l’addio al celibato le offrirono della cocaina in limousine e lei aveva accettato di fare loro un servizietto per la modica cifra di duecento euro a testa.
Vittorio e Bruno amavano quelle esperienze e, soprattutto, amavano le belle donne dell’est.
-Eva, sei pronta?- chiese Vittorio, dopo essersi infilato il preservativo.
Eva tirò un’ultima striscia e fece un cenno affermativo con la testa. Quello era solamente l’ennesimo cazzo che finiva per ospitare nella vagina alla mercé del miglior offerente.
Una volta preso dentro quel cazzo, iniziò a leccare il pisello di Bruno.
Ci mise poco a rizzarsi, mettendosi sull’attenti davanti a quelle labbra umide e siliconate, frutto del primo stipendio guadagnato in Italia.
Per un attimo Eva vide la sua immagine riflessa nel vetro oscurato di quella macchina di lusso, mentre lo prendeva a pecorina da quel ragazzo ventenne. Smise di guardare la donna che era diventata e abbassò la testa, ingurgitando ogni centimetro del cazzo di Bruno.
Il preservativo al gusto fragola rendeva tutto meno squallido. Bastava chiudere gli occhi e non ascoltare gli insulti e ammutolire mentalmente quei colpi che le si stavano infrangendo sul culo.
Uno schiaffo le tuonò su di una chiappa.
-Ammazza, quanto sei bona. Pezzo di sorca.
-E sentissi come succhia er cazzo… pare laureata in bocchinologia.
Erano solo parole… non doveva fare altro che concentrarsi su quel buon sapore di fragola che le ricordava i ghiaccioli estivi.
La sua chioma, ondeggiante, saliva e scendeva, mentre Bruno le accompagnava la testa con la mano, quasi a suggerirle il giusto ritmo da dare a quel bocchino.
Aveva già scopato con due uomini alla volta, non era di certo una novità, ma non le piaceva.
Non riusciva mai ad astrarsi completamente dall’atto e tentava ogni volta di trovare un appiglio romantico alle scopate per denaro, ma quando avevi un cazzo nella fica e un cazzo in bocca non c’era di certo spazio per il romanticismo.
Un altro schiaffo le tuonò sul culo.
Erano giovani e amavano affermare la loro virilità con quei mezzi. Preferiva farsi scopare dai quarantenni, ma le capitavano quasi sempre vecchi e giovani, mai una via di mezzo.
-Me fai sborrare…- disse Bruno, eiaculando dentro quel preservativo fruttato.
Subito dopo esser venuto si staccò dal suo viso, quasi schifato, uscendo dall’auto per togliersi il preservativo.
Non chiuse nemmeno la porta. Accese una sigaretta e guardò dritto negli occhi Eva, intenta a farsi scopare dal suo amico.
Quello era decisamente umiliante. Era diventata un semplice oggetto nelle loro mani, atta solo a farli sborrare.
-Tieni. Voglio che fumi mentre ti scopa.- disse, porgendole la sigaretta già accesa da lui.
Quello sarebbe stato un nuovo modo per estraniarsi. Avrebbe iniziato a concentrarsi sul fumo che entrava ed usciva da lei. Gli occhi di Bruno che la umiliavano con la sua voglia di guardare e il cazzo di Vittorio che le trapanava una fica logorata da anni di lavoro sarebbero spariti nei meandri dei suoi pensieri.
Si lasciò scopare fino a quando non capì che il momento era arrivato. Vittorio tirò fuori il cazzo e dopo essersi levato il preservativo le sborrò sulla schiena.
Quello non era nei patti, ma la vita riservava ad Eva solamente brutte sorprese.

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