Chalet film

Lo chalet era davvero molto isolato, non si trovava sulle piste sci, era raggiungibile solo con le ciaspole. Le ragazze pur parlando continuamente si muovevano bene sulla neve, l’amico americano invece era lento e sembrava piantarsi ad ogni passo. Forse per via del peso extra size. Chiudeva la fila indiana che procedeva sulla neve intonsa facendo slalom tra gli abeti. La luce iniziava a spegnersi, nel primo pomeriggio in montagna il sole tramonta presto e si è già nella notte in cui tutto ghiaccia e scintilla di sospensioni di vita.

Girato al grande abete si sarebbe visto il rifugio. Eccolo. Gio fece notare alle ragazze che erano arrivati e un gridolino di eccitazione le colse. Gio non capiva nulla di quell’inglese parlato a bocca larga come in certi stati degli Usa. Si limitava a guardarle e non erano niente male. Magre, piccoline ma, roba cina roba fina, gli diceva la nonna, così ne apprezzava le forme e sinceramente era assai stranito dall’enormità delle tette che si portavano entrambe addosso. Tette che cadevano nello stesso modo o meglio stavano loro attaccate come palloncini gonfiati. Sembravano quasi non appartenere al loro corpo mingherlino.

Gio aprì la porta con uno scricchiolio di catenacci e legno e fece entrare il trio.

Lo chalet era disadorno ma al centro troneggiava un enorme camino con la legna già sistemata, bastava accenderlo. Era una delle regole dei rifugi: il camino doveva esser pronto per chi sarebbe arrivato non si sa in che condizioni. Gio diede fuoco alla pira immediatamente e subito un calore oramai dimenticato si diffuse. Svetlana e Stefany si tolsero giacca e sottogiacca e l’enorme americano si tolse giacca e stivali per accomodarsi come una balena sull’unica sedia, a dondolo, che si trovava vicino al camino. Le tette delle ragazze erano impressionanti, pensò stranito Gio. emormi rispetto alle gambette, ed al culetto inesistente quasi. In leghins e maglioncino le curve erano altamente leggibili. A Gio, che da sempre era un burlone, sarebbe piaciuto strizzare una poppa per verificarne la consistenza ma, si limitò ad immaginarlo se non ché si avvide che le due ragazze stavano come amoreggiando. Non gli pareva vero ma, era proprio così: sedute sul tappeto di pelliccia accanto al fuoco si sbeffeggiavano a vicenda carezzandosi impercettibilmente la pelle del volto e delle mani, sorridenti, guardandosi negli occhi. Gio guardò il grassone che se ne stava mollemente adagiato sul dondolo sbirciando le due. A Gio pareva d’essere in un cinema. Spettatore di un teatrino sexy che le due inscenavano per il grassone, che ne era il regista occulto sbirciandole senza apparire un guardone. Gio fermo in un punto della stanza si mosse tanto per vedere che effetto faceva sul trio straniero: le ragazze si voltarono verso di lui sorridenti ed il grassone con  un lieve cenno della mano ed un sorriso sornione parve invitarlo ad unirsi alle due donne. Gio non si mosse, così le due donne si alzarono, levarono il maglioncino restando in reggiseno ed andarono verso Gio, quasi spaventato. Le tette erano due cocomeri attaccati ai corpi magri e sinuosi delle donne. Il reggipetto minuscolo lasciava poco spazio alla immaginazione. Svetlana si accorse dello sguardo di Gio perso nelle sue scollature. Gli prese la mano e la poggio sul seno destro. Gli si strusciò addosso a capezzoli ritti. A Gio venne duro. Stefany con una mano lo stava accarezzando sopra ai pantaloni.

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Si fece portare al tappeto di pelo sdraiare, svestire, toccare, leccare. Non aveva mai fatto seso con due donne. Una gli montò sopra, lo fece venire in due movimenti. Urlò dal piacere ma, non lo lasciarono stare. L’altra si faceva toccare, infilava le sue dita dentro di se ed era bagnata, grondante. Lo pregava di farselo venir duro un’altra volta per soddisfarla. Ci mise un po’ Giò, non era più un ragazzino ma la seconda se la fottè da sopra. Finito, esausto, si accorse che il grassone aveva ripreso tutto con una piccola telecamera, proprio come in un film.

 

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