Cena con mio marito

Racconto erotico: cena con mio marito

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Ultimamente sono molto stressata. Il lavoro è molto impegnativo e il periodo natalizio è sempre il peggiore.

Tutto diventa così caotico che mi sembra d’impazzire sin dalle prime luci del mattino.

Mio marito, lavorando da casa, è molto meno stressato della sottoscritta e cerca sempre di coccolarmi con inviti fuori a cena, cinema e cose del genere. Io rifiuto sempre per via della stanchezza.

Oggi il mio amore ha avuto un’idea molto bella. Per evitarmi di dovermi vestire e preparare per una cena, mi ha cucinato un menù straordinario, affittando un bel film da vederci sul divano in totale tranquillità.

Sono perfettamente consapevole della fortuna che mi è capitata, sposando Marco. Lui è sempre così attivo e pronto a soddisfare ogni mia richiesta che quasi mi verrebbe da fargli una statua d’argento nel centro della città.

Ovviamente non mi posso permettere una statua d’argento, ma forse ho in mente il regalo perfetto per l’occasione.

-Tesoro, la cena è stata semplicemente fantastica ed io vorrei davvero sdebitarmi con te.- dissi, bevendo un sorso di vino rosso.

-Cara, soddisfare le tue esigenze è il mio dovere di marito, non devi mica sdebitarti.

-Io ti consiglierei di ascoltare prima la mia proposta… prima di dirmi cosa non dovrei fare.

-Ok.

-Visto che mi hai regalato una cena così perfetta e visto che in questo periodo sono sempre stressata e scostante, ho pensato che forse, prima del film, potresti avere voglia di punirmi per il mio atteggiamento nei tuoi confronti… magari infilandomelo nel culo?

Avevo detto la parolina magica. Mio marito era letteralmente ossessionato dal mio ano, fin dal primo giorno in cui ci siamo conosciuti.

Da quando siamo sposati abbiamo fatto sesso anale solamente due volte.

Io so di essere molto bella e di fare un certo effetto sugli uomini quando dico certe cose, cose come “mettimelo in culo” e roba del genere.

-Guarda, trovando la tua richiesta molto gentile, mi vedrò costretto ad accettare.- sorrise mio marito, eccitato dalla punta dei piedi fino alla punta dei suoi capelli ondulati.

Mi alzai sfilandomi la maglietta, facendo uscire le mie tette. In casa non uso mai il reggiseno.

-Quanto sei bella. Hai un corpo semplicemente perfetto, amore. Sei proprio fantastica. Dio mio… sono proprio fortunato.

In realtà ero io ad essere fortunata ad aver incontrato un uomo come lui. L’amavo così tanto che non sarebbe bastato un libro intero a spiegare quante cose amavo di lui.

Scivolai fuori dai pantaloni da casa, sfilandomi in fine anche le mutandine per poi  lanciarle nel piatto di mio marito, sporcandole col sugo della bistecca che aveva cucinato per saziarmi.

-Avanti… vieni a mettermelo nel culo.

-Certo. Ti stavo ammirando come se fossi un sogno.

-Ma io sono reale e voglio il tuo cazzo nel culo.

D’un tratto me lo ritrovai alle spalle, come un mostro nascosto dietro l’angolo di una strada buia e desolata.

-Quanto me lo fai venire duro… troietta.

Mi piaceva essere chiamata in quella maniera. Mio marito sapeva come trattarmi quando doveva scoparmi.

Non inumidì il buco del mio ano, si limitò a penetrarmi senza gentilezza. L’impatto della penetrazione fu molto doloroso. Amo quella tipologia di dolore così simile al piacere da mescolare i significati delle parole nella mia testa.

-Sodomizzami, tesoro.- sussurrai con voce strozzata.

-Cosa c’è? Non riesci a parlare… eh… troia?- disse, facendomi eccitare tutta.

Non sfiorò nemmeno per un secondo la mia figa, concentrandosi esclusivamente sul culo. Voleva farmi male e, soprattutto, voleva che io lo rendessi partecipe del mio dolore. Ci amavamo così profondamente, proprio perché riuscivamo a capirci alla perfezione.

Mi strattonò per i capelli, iniziando a dominarmi con potenza e rabbia, quasi come se gli avessi fatto qualcosa di molto brutto.

-Ti faccio male?- disse, a denti stretti.

-Mai abbastanza. Mi merito più male.

Una sculacciata forte tuonò sulle mie chiappe.

-Perché sei una gran troia. Per questo ti meriti tutto questo dolore… puttana.

Me lo meritavo. Dio se me lo meritavo. Volevo meritarlo. Volevo tutto quel cazzo dentro il mio culo e volevo anche la sofferenza.

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