Brividi tra le rovine

Sesso tra le rovine

Cerco brividi tra le rovine. Le rovine mi hanno sempre attratto e mi fanno pensare ad un culo consumato di piacere… Le rovine mi fanno pensare a tante cose e, intanto, me lo induriscono. Storie passate, leggende, miti destinati a tornare… Che posso farci se le mura crollate mi fanno sempre pensare alle pareti di fondelli arresi alle mie smanie contro natura?
Voglio farmi solo strafiche, quando mi perdo tra le rovine di una città sepolta… Intorno si respira aria buona, si avverte un’inconfondibile essenza di fica, il mistero della femminilità, segreti anali da esplorare a fondo… Ricordo certe conquiste, certe inculate godute nel miracolo dell’intesa animale, tra le rovine, che se ci ripenso m’intosto subito. E, quando m’intosto, ho bisogno di sfogarmi con una femmina divina che accenda il diavolo in me. Valla a trovare, così su due piedi… Come se si potesse ordinare, una sirena come Amanda. Amanda… L’angelo tutta curve più bello e caldo che il destino abbia potuto riservarmi…

La cerco sempre, in ogni corpo che buco. Ho sempre davanti a me le sue grandi poppe, il suo viso da femmina svogliata eppure pronta, stanca di digiunare, i rossori del suo volto, il suo culo distratto, immobile, incosciente…
Lei è quel tipo di svelta clandestina capace di lasciarti un segno indelebile. Già, quelle come lei più non chiedono niente e più ti restano nel sangue. E’ una lupa che lascia tracce e incanta e perseguita in silenzio… Una morona da battaglia, formosa dal fascino mediterraneo e dal ventre infuocato, occhi da cerbiatta e tanto culo. Sorriso d’angelo, fondelli infernali. Non parla mai, ti lascia fare tutto ma, in realtà, è lei che comanda l’orgasmo senza muovere un dito…
Non avrei mai pensato di farmela, quando l’ho vista nei campi, sola e curiosa. Mi stavo facendo una sega, tra le rovine, associandole sempre alle pareti crollate di un culo assalito dall’impeto sessuale… Sì, preferisco le seghe solitarie a una qualunque… Mi è venuta incontro come un sogno inaspettato, s’è tolta il vestito ed è rimasta col suo completo intimo, il suo corpo scuro e forte. Mi guardava, sorrideva e mi diceva di continuare a masturbarmi.

Sono esploso ma ero talmente eccitato che mi è salita l’erezione di nuovo, dopo un minuto. Mi sono avvicinato e l’ho stretta a me. Ridendo con la sua finta innocenza luciferina mi scappava ma, poi, ha assecondato i miei pensieri e l’ha piantata con quel tira-e-molla snervante. Mi faceva sudare il pensiero che in qualche modo potesse sfuggirmi. Mi ha dato retta, finalmente. Retta e… retto. Non mi sono mai sentito tanto fortunato in vita mia come quella volta con lei…
La carezzavo, la mordevo e il cazzo batteva e si gonfiava. Immaginavo la sua fregna tenera e calda, che avrei scoperto senza tanti sforzi. Bastava toglierle le mutandine e il gioco era fatto. I campi che circondavano le rovine erano deserti, c’eravamo solo noi. Noi e le rovine.

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La penetro con un dito deciso. Le offro la pappa dura e lei ci sta ingoiando in ginocchio, drizzandolo tra scrollate e miagolii arrizzacazzi. Mi succhia fissandomi negli occhi e causandomi delle scosse lungo la spina dorsale. Non può andare avanti per troppo tempo questa storia: lei ciuccia, il cazzo scoppia. Ma io? Io cosa voglio di più, in quel momento?
La giro di fondoschiena e me la prendo intera mentre lei si regge barcollando a quello che resta di una casa antica. Ecco cosa voglio e cosa faccio, io. Vedo solo culo. Lei non parla. Geme solamente alle mie ficcate toste… Come immaginavo… una fetta di pan di Spagna, un paradiso di burro. La inchiodo a pecorina, in piedi, come fanno i cavalli. Le sollevo una gamba e l’affondo come una ballerina perversa. Di fronte, di schiena.
Lasciati chiavare veloce, Amanda, lasciami sfogare bene, saziare… o lascia che io mi affami abbastanza da pretendere la rovina più ambita del tuo tempio. Il culo. Resta in piedi, inculiamo a volo d’angelo…
Le sbatto dritto nello sfintere tutta la libidine che mi ha provocato e negato, all’inizio. Tattica efficace, la sua, quella di far finta di scappare. Solo mentre la inculavo mi rendevo conto di quanto ecciti quel tipo di tattica ruffiana. Ad ogni bordata anale data a pecorina e a spaccata verticale, vedevo le rovine di quei fondelli elastici che crollavano sotto i miei colpi. Le sue urla da agnello sacrificale mi intenerivano e mi indurivano fino a scaricare sul suo viso ondate di sperma, avvertendo una brezza leggera che mi carezzava i coglioni. Senza scampo.

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