Amsterdam: puttane in vetrina

Puttane in vetrina

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Amsterdam è piena di fica facile, di vita notturna, di vizio a buon mercato, di sogni sporchi e liberi di esistere.

Perché ho sempre rimandato un viaggio che ha, praticamente, segnato la mia vita?

Sono un giovane impiegato statale e quello che mi ha sempre costretto a rimandare il viaggio più allucinante della mia vita è lo stipendio assurdo, che a malapena mi permette la sopravvivenza. Per il biglietto e la permanenza di una settimana, ho fatto tre anni di sacrifici… La prima cosa che mi veniva in mente, viaggiando verso Amsterdam, è stato il peep-show dove, davanti a un film porno o ad una fica in carne ed ossa da spiare dietro un vetro, tutti possono farsi la loro brava sega del giorno (o della notte) indisturbati, anonimi, senza rotture di coglioni di questo o quel vicino di casa.

Quel senso di anonimato ubriaca di libertà chiunque e fa pensare subito alle sirene adescatrici, alle puttane in vetrina o alle stangone che ti fermano per la strada. Avevo portato con me un po’ di soldi per regalare alla mia famiglia oggetti caratteristici o souvenir.

Dovevo fare la scelta più importante della mia vita: spendere in regali o in puttane.

Camminando per le strade di Amsterdam pregavo di non cedere alle tentazioni e, poi, mi domandavo come un cretino: “Se la pensi così, che cazzo ci sei venuto a fare nella capitale del vizio facile?”.

A quel punto, facevo una scommessa con me stesso: giuro che non rimorchio, ma se mi capita… E’ capitato.

Le donne, in Olanda, non aspettano che il maschio faccia la prima mossa. Anzi, a dire la verità, quando non viene loro concesso di avere il massimo dell’iniziativa, quasi si offendono ad essere rimorchiate. Devono fare loro il primo passo erotico, altrimenti non si divertono. Sono cacciatrici nate, lupe che agiscono da sole o in branco.

Possono farlo usando la sfacciataggine, l’inganno, l’astuzia, una scusa qualsiasi. Ma basta guardarle negli occhi per capire che vogliono una cosa sola.

La rossa schietta che mi aveva seguito per la strada, in pieno giorno, mi aveva fermato senza girarci troppo intorno, andando dritta al punto. Mi mostra una locandina con l’indicazione di un locale a luci rosse, con strafiche in vetrina, completo di tutto, un club aperto 24 ore su 24 che promette (e mantiene) scambi, orge e altri mille peccati irrimandabili. Sorrido dicendo che ho da fare, ma lei insiste. E se una donna insiste va accontentata, non va mica delusa.

La seguo nel locale, insieme ad un altro turista che aveva attirato come una calamita, e ci mostra subito un monitor: da lì era possibile gustarsi spettacolini di ragazze che si spogliavano in diretta.

No, grazie. Io e l’altro pollo scegliamo un angolo del club più tranquillo, vicino una scala a chiocciola… Comincia a masturbarci con una faccia da puttanella decisa, un miscuglio strano tra la severità di un carabiniere e la sfrontatezza della zoccola di strada, che non ammetterebbe mai di esserlo. Lei fa la porteur di quel locale, attira più gente che può ma, all’occorrenza, fotte volentieri se un turista glielo chiede. Basta pagare e basta che il turista le risulti simpatico.

La presenza dell’altro mi innervosisce un po’ e, al tempo stesso, mi arrapa da morire. Con un savoir faire da maestrina assecondante ci gonfia il cazzo a forza di ciucciare rischiando di soffocare e fissandoci negli occhi con la faccia arrossata di libidine. Io non me l’ero mai spassata in un triangolo, prima di allora, ma capivo che, in quel momento, si trattava di una specie di ‘prendere o lasciare’. Ho preso, ho preso tutto.

Le ho permesso di succhiarmi l’anima in un bocchino vampiresco, le ho scavato la fessa come un ladro, ficcavo nella ‘svelta’ più antologica della mia vita (altro che colleghe d’ufficio…).

Le sono entrato in culo come avrei voluto fare col mio capufficio, ritrovandomi un gonfiore di nerbo che mi faceva scoppiare i coglioni in una di quelle situazioni che avevo immaginato tante volte. La vedevo inculata da quell’altro, lo scugnizzo sconosciuto che ficcava e rideva come uno scemo. Io la scopavo e quello la penetrava nei fondelli, nello stesso momento. Mentre facevo i miei porci comodi, sentivo il cazzo dello stupido agitarsi dentro di lei. Ho provato una sensazione strana, quando la rossa ha voluto due nerbi in stereofonia, prima in piedi e poi su una sedia cigolante. Sono stato costretto a baciare col mio pisello quello dell’altro. Ho sbottato l’anima.

Stranito da quella straniera, mi sono addormentato su uno dei letti liberi del locale come farebbe qualsiasi italiano medio, dopo una sana scopata. Con sua moglie o una puttana, poco importa…

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