Amore in incognito

Il carrello sfiorò la commessa mentre Giorgio passava accanto al reparto delle merendine.
Lara si voltò, incontrando lo sguardo dell’uomo che l’aveva colpita in modo apparentemente accidentale.
“Mi scusi. Non l’avevo proprio vista.” disse lui, fingendo un senso di distacco.
“Si figuri… può capitare.” rispose lei, continuando a sistemare i prodotti sullo scaffale.
Giorgio continuò a camminare con la spesa lungo il corridoio, fino ad arrivare alla cassa. C’erano solamente due persone davanti a lui.
Lara terminò il suo incarico e si avvicinò a Paolo, un ragazzo assunto da tre mesi che aveva sviluppato una piccola cotta per lei e, senza mezze misure, gli chiese di coprirla mentre per il tempo una pausa sigaretta e una telefonata a sua madre.
Ovviamente il ragazzo accettò di buon grado, intravvedendo in quella richiesta, la possibilità di fare un bel gesto, capace di attrarre a lui la ragazza.
Lara uscì dal retro e, ancora con la divisa addosso si nascose dietro al muro che faceva angolo con la via adiacente al supermercato, accendendo una sigaretta.
Prima o poi avrebbe dovuto fare qualcosa con il nuovo assunto per continuare ad ingraziarselo. Non doveva per forza andarci a letto, probabilmente anche un semplice pompino sarebbe bastato.
Giorgio apparve, furtivo e guardingo, girando l’angolo silenziosamente. Fece cadere a terra le buste della spesa e le saltò addosso, attaccandola al muro.
La sua lingua le sfiorò le tonsille, mentre le mani s’inserivano sotto la sua gonna.
Era sempre così tra di loro; il romanticismo era andato a farsi benedire già da tempo, lasciando spazio solo all’istinto animale.
Non era sua moglie, quella spesa non era per lei o per i suoi figli. Lui aveva un’altra vita… una vita vera. Lei era solamente quella che si sbatteva.
Non le andava bene, ma era innamorato e all’amore non si poteva comandare nulla.
“Sbrigati, andiamo lì.” sentenziò lui, senza smettere di toccarle la fica.
“No… non voglio più farlo tra i bidoni dell’immondizia.”
“Dai, non abbiamo tempo per discutere… ho voglia di te da tutto il giorno.”
Si sentiva umiliata. Essere trombata tra i bidoni puzzolenti era uno schifo, ma non riusciva mai a dirgli di no.
Corsero dietro l’immondizia. Giorgio si abbassò i pantaloni ed infilò il cazzo nella figa umida di Lara, spostandole le mutandine.
“Ah.” sussultò lei.
Non scopava nemmeno bene. Sapeva di essere una sorta di masturbazione assistita per quell’uomo, ma non riusciva proprio a farne a meno.
Farsi scopare attaccata ad un muro, tra mozziconi di sigarette e vecchie carte era orribile, ma almeno era qualcosa.
Giorgio le infilò un dito nel culo.
“No, non mi piace.” sussurrò lei.
“Zitta.”
“Smettila.”continuò.
“Zitta cazzo.” disse lui, infilandole il dito ancora più infondo.
Una lacrima scese dal suo viso. Avrebbe voluto gridare, ma se qualcuno l’avesse sentita avrebbe sicuramente capito della sua tresca. Si sentiva violentata, ma in realtà era stata lei ad andare tra quei bidoni per farsi scopare dal suo amante. Adesso non voleva più continuare, ma lui continuava ad insistere.
“Ti prego basta.” chiese, cercando di essere gentile.
“Fammi sborrare, che ci sono quasi.”
“Basta… non voglio. Smettila.”
“Aspetta, aspetta, aspetta… continua… così, così… da brava. Ah. Ah”.
Lo sperma le colò giù dalle cosce. Le lacrime avevano sbavato il trucco lungo le sue guance.
Giorgio non disse niente mentre cercava di ricomporsi.
L’unica cosa che riuscì a dire fu “E sciacquati la faccia. Sembri una mignotta.”, dandole una pacca sul culo.
Lara rimase immobile, guardandolo sparire verso la spesa e verso la sua famiglia. Non era giusto. Cercò in sé le forze per pulirsi la fica, ma la sua anima sembrava volata via, impedendole di muovere il corpo.
Era davvero così troia? Così insignificante?

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