Alessandra la pazza

Ragazza ninfomane

Era completamente schizzata. Entrava ed usciva dalle cliniche psichiatriche praticamente da sempre ed oramai i medici avevano rinunciato a curare tutte le sue manie ed ossessioni.
Quella clinica per ricchi era l’ultimo stadio. La sua famiglia aveva gettato la spugna e aveva deciso che rinchiuderla tra quelle quattro mura sarebbe stato molto meglio che prendersene cura senza le dovute accortezze e la preparazione accademica. In parole povere, l’avevano abbandonata.
Alessandra aveva un vizio di cui non era mai riuscita a liberarsi e quel vizio erano le liquirizie arrotolate. Ne avrebbe mangiate in quantità industriali, ma in quell’ospedale la sua ossessione era ostacolata dalla sua dottoressa.
Le erano state concesse due liquirizie al giorno, giusto per non alimentare quella sua fissazione.
Come in ogni storia, però, c’era sempre qualcuno in grado di trarre beneficio dalle giuste situazioni. Quella persona era Roberto, uno degli infermieri del reparto.
Roberto era famoso tra le pazienti come un gran pervertito che per ottenere un po’ di sesso avrebbe fatto carte false e tutte loro pendevano dai suoi pantaloni, facendogli le richieste più strane; richieste che lui riusciva sempre a soddisfare.
Solamente un giorno prima la piccola e gentile Alessandra aveva chiesto a quell’uomo di portarle molte liquirizie e lui era stato molto chiaro nel dirle -Ragazza, ti costerà un pompino, ok?
Lei, ingenuamente gli rispose -Cos’è un pompino?
Lui le spiegò dettagliatamente in cosa consistesse un pompino e lei, un po’ schifata, acconsentì a fargliene uno, ma solamente dopo aver visto le liquirizie.
La bellezza di Alesandra era semplicemente accecante. Quando passava all’interno di una stanza, tutti s’innamoravano di lei, nonostante fosse completamente pazza.
Molte persone avevano provato a chiederla in sposa alla sua famiglia, ma i genitori avevano sempre fiutato la perversione e si erano sempre rifiutati di consegnarla in mano di un pervertito. Quella volta avevano servito Cappuccetto rosso direttamente al lupo.
Due giorni dopo tornò conduce buste piene di liquirizie e in un momento di tranquillità riuscì a portare la bella Alessandra in uno stanzino per gli addetti alle pulizie.
-Eccoti qui le tue liquirizie. Adesso ti ricordi cosa devi fare?- sorrise con fare gentile.
-Certamente. Devo mettermi in ginocchio e, senza mordere, devo leccarti il pisello, poi devo prenderlo in bocca come se fosse una banana e fare aventi e indietro fino a quando non mi spruzzerai in bocca una cosa al gusto di liquirizia, giusto?
-Brava la mia piccolina. Impari proprio presto, non capisco proprio perché ti abbiano rinchiusa in questo posto.
-Nemmeno io.
Alessandra si mise in ginocchio, mentre Roberto tirò fuori il suo pene. Iniziò a leccarlo, incuriosendosi molto nel vederlo crescere e diventare duro.
-Ma è cresciuto tantissimo ed è duro, duro, duro.
-Perché sei stata brava!
-Davvero? Credi che io sia brava?
-Certo, piccola.- rispose, accarezzandole la testa.
Alessandra lo prese in bocca, come se fosse una banana ed iniziò a crucciarlo, esattamente come le era stato spiegato. Amava compiacere le persone e raramente qualcuno le diceva che era brava in qualcosa.
Solitamente le dicevano solo che era una stupida o una ritardata e cose del genere, mentre quell’uomo era diverso da tutti gli altri. Lui riusciva a capire i suoi sentimenti, o almeno quella era la sua percezione della realtà momentanea.
-Brava, brava. Continua a ciucciare. Sei veramente brava. Un giorno ti porterò in un posto qui vicino dove confezionano la liquirizia!
-Davvero?- disse lei, staccandosi dal cazzo.
-Sì, ma torna a ciucciare, che mi sta piacendo molto.- disse, spingendola nuovamente sul suo cazzo.
Era una pompinara provetta. Sembrava essere nata per ciucciare i cazzi.
Se non fosse stata così fuori di melone, sarebbe stata la moglie ideale.
-Vai, vai. Continua così che sta per arrivare lo spruzzo di liquirizia che devi ingoiare e ciucciare tutto!
Il pompino si fece più intenso, probabilmente per la voglia di assaporare quel liquido al sapore di liquirizia.
La pressa sulla testa di Alessandra si strinse e l’orgasmo esplose tra quelle labbra, dritto verso la gola, incontrandosi con la delusione della ragazza che scoprì che quel sapore non aveva nulla a che fare con quello della liquirizia.
-Mi hai mentito, non è liquirizia.
-Ma no, la liquirizia è così prima di essere lavorata.
-Davvero?
-Si, ma quella che ti ho portato è lavorata!
-Grazie.- disse baciandolo sulla guancia.
-E di cosa, piccola.
-Comunque mi è piaciuto farti questo pompino.
-Però deve rimanere un nostro segreto, ok?
-Promesso! Io adoro i segreti!
-Perfetto. Allora la settimana prossima mi farai un altro pompino ed io ti porterò dell’altra liquirizia?
-Certamente. Affare fatto!
-Che ragazza intelligente.
-Lo so!

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