A mali estremi…

Era l’ultima spiaggia. Marika aveva imparato a fare di ogni necessità una virtù e in casi come quello, avere un corpo da pin up era decisamente un valore aggiunto.
Il ventuno del mese le sembrava arrivato in anticipo, ma il tempo non era relativo, mentre la sfortuna sì.
-Sono due mesi, Marika… due maledettissimi mesi di affitto mancato.
Era sempre la stessa storia. Poteva contare solamente sulle sue forze; nessuno era mai stato dalla sua parte.
-Le assicuro che domani avrà tutti i soldi.- rispose, cercando di rassicurarlo con lo sguardo.
-Aveva detto così anche ieri. Io sono comprensivo, ma sembra che lei si stia divertendo a prendermi per il culo.
-Ha ragione.
-In che senso? Mi sono divertita a prenderla per il culo e adesso lei dovrebbe prendere me nel culo.- disse, quasi senza pensare.
Oramai l’aveva detto e tornare indietro sarebbe stata un’offesa maggiore per la sua autostima.
-Non credo di aver capito bene… mi corregga se l’ho fraintesa. Mi sta per caso proponendo una metodologia alternativa di pagamento?- sorrise ammiccando.
-Ha capito bene. Sono stata molto cattiva e credo proprio di dover essere punita… altrimenti potrei non capire bene la lezione.
Marika si sfilò i pantaloni della tuta, lasciandoli cadere a terra. Seguirono le mutandine.
Aveva una figa molto curata, depilata e liscia come quella di una verginella.
Dopo essersi messa a pecorina si voltò indietro, guardando negli occhi il proprietario del suo appartamento, ammiccando con uno sguardo colpevole.
-Avanti… non esiti a punirmi.
Aveva già fatto una sega ad un suo amico per farsi regalare dell’erba all’università, ma quello era diverso. Da un certo punto di vista essere una donna regalava un certo potere, legato alla sottomissione.
-Eccomi qui. Sei stata proprio cattiva… io non sarei voluto arrivare a questo, ma tu sei proprio una bambina birichina.- disse l’uomo, estraendo il suo pene marmoreo.
Non utilizzò nemmeno un po’ di saliva per semplificare il tutto. Un colpo netto e il suo ano fu penetrato con intenso dolore.
-Ahhh.- gridò.
-Devi soffrire per capire meglio.- sorrise.
Non aveva mai provato un dolore così forte durante il sesso anale. Si sentiva come una prostituta e in effetti quello che stava facendo non era poi così diverso dalla mera prostituzione.
I colpi a ripetizione di quell’uomo, tamburellanti sulle sue natiche, mentre il cazzo la profanava colpo dopo colpo, stavano ritmando quella scopata di comodo.
-Puniscimi. Puniscimi.- disse, sperando che le sue parole aiutassero l’uomo a venire il prima possibile.
-Hai il culo più stretto che abbia mai visto. Quello di mia moglie è un cratere messo a confronto.
Non era mai stato così eccitato in vita sua. Si stava scopando da dietro una studentessa decisamente fuori dalle sue possibilità per un semplice caso del destino.
La sola visione del suo cazzo all’interno di quel buchino scuro lo faceva inturgidire ancora di più. D’istinto estrasse il cellulare.
-Che cazzo fai? Niente foto.- disse lei, continuando a farsi inculare.
-Dai, non ti prendo la faccia.
-Non se ne parla.
-Facciamo così… fatti fare un video senza faccia e salti anche l’affitto successivo, che con questi fanno tre. Che ne dici?
Perdere la dignità per tre soli affitti? Acconsentì facendo cenno di sì con la testa.
Si voltò per essere sicura di essere ripresa di spalle e continuò a farsi cavalcare dal padrone di casa, immortalando quel momento nel suo telefonino.
Si sarebbe masturbato molte volte riguardando quel video e sicuramente l’avrebbe mostrato a tutti i suoi amici.
Lei avrebbe cercato di dimenticar il tutto, sforzandosi di non pensare alla sua reputazione infangata.
La sborra calda le schizzò nel culo. Fece per mettersi in piedi, ma il padrone di casa la piegò nuovamente.
-Ferma così, voglio riprendere la sborra che esce dal tuo culo. Sforzati.- disse.
Così, prima di terminare quel teatrino avvilente, sforzò il suo sfintere, facendo fuoriuscire lo sperma, lasciandoselo colare sulle cosce.
-Ok. Abbiamo finito.

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