Un culo da codice rosso

crocerossina fa una sega al paziente

Sono orfana di padre e madre ma ho avuto la fortuna di crescere in un istituto dove tutti mi volevano bene e si prendevano cura di me. Tutto il calore e l’amore che ho ricevuto mi hanno portato ad essere una donnina socievole, sorridente, fiduciosa, ottimista e molto, molto disponibile con tutti. Avrei potuto sposarmi giovanissima con un ragazzo bello e ricco, innamoratissimo di me, ma ho altri interessi nella vita.

Sono nata libera e ho lo spirito della missionaria. Soccorrere gli altri è un istinto più forte di me. L’allegria e la voglia di vivere giorno per giorno circolano nel mio sangue messicano. Ho nostalgia del mio paese ma la città dove sono cresciuta, New York, mi ha dato grandi possibilità per realizzare il mio sogno: aiutare gli altri, assistere persone in difficoltà dando il meglio di me stessa.

Ora lavoro come crocerossina in un ospedale dove posso dimostrare, ogni giorno, che la vera forza è dare sempre a chi chiede senza mai tirarsi indietro. A volte, le richieste non sono sempre commoventi o innocenti come quelle fatte da vecchiette o bambini. Spesso, mi capita di soccorrere pazienti uomini in convalescenza dopo un intervento, che non hanno grossi guai da risolvere tranne quello che si gonfia a vista d’occhio nelle loro mutande, dopo giorni e giorni di astinenza sessuale. Capitano anche ragazzoni sani come pesci che si stendono sul lettino del pronto soccorso soltanto per provarci con le infermiere. Io non perdo mai la calma e do a chiunque mi chiede, in ogni occasione.

Una volta, ho controllato lo stato di salute di un uomo che si lagnava di avere la pressione altissima. Mi fissava e notavo che la pressione gli si era alzata davvero molto, insieme al cazzo. Una verga smisurata. Agguantarlo è stato il gesto più naturale del mondo, un dovere e un bisogno. Controllavo i battiti di quella grossa coda che avevo liberato dalle mutande: so che, in questi casi, l’unica tecnica per farla riabbassare – insieme alla pressione – riportandola allo stato normale è quella di lavorare con prudenza – né troppo veloce, né troppo lenta – con mani, bocca e altre fessure capaci di sgonfiare il grosso problema in maniera irreversibile.

Le mie colleghe mi dicono che se il bastone (sofferente di pressione alta) viene avviluppato non solo con la fica ma anche col culo, la terapia funziona meglio e più in fretta.

Quando offro lo sfintere parecchio abituato ormai a certe emergenze, prima lo apro bene con un vibratore, lo faccio bagnare come si deve e, poi… sbocchino il paziente per prepararlo senza agitarlo troppo, lo fodero con un bel preservativo (ma non sempre) e, salita sul lettino, mi piazzo sul nerbo sofferente e lo guido scivolandoci sopra, avvolgendolo con tutto il calore anale che posso.

Preferisco cavalcarlo io, il pisellone bisognoso di soccorso, per evitare di stancarlo o di provocargli emozioni troppo forti, fatiche troppo pesanti per il suo stato esagitato. Lo aiuto con i miei su-e-giù a farmi inculare a lungo, intontita di colpi, senza troppa fretta.

Di solito, dopo la ‘prima’, un paziente giovane torna a farsi cavalcare dal mio buco tondo per un’ora buona, prima che gli cali la pressione del tutto riempiendomi del suo sperma caldo schizzato dentro a ondate.

E’ così bello, dopo, vedere quell’uomo così tranquillo, beato e rilassato…

Lo vedete questo paziente? E’ il cazzo più grosso che mi sia mai capitato in tutta la mia carriera, fuori e dentro l’ospedale. Mi sono data ano e anima (fino allo stomaco) a questo porco bisognoso e, dopo due ore di rianimazione contro natura, stavano per ricoverare me…

Sono riuscita a stare seduta come si deve soltanto dopo una settimana.

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