Un allenamento alternativo

Alice aveva 32 anni, un matrimonio fallito alle spalle e la voglia di rincominciare a vivere. Molto carina, un bel viso e un corpo con forme piene, aveva passato gli ultimi anni costretta in un matrimonio senza più amore, mortificata dall’indifferenza del marito. Ora era di nuovo libera, si era trasferita nel monolocale sotto casa dei genitori, aveva trovato un lavoro e provava a tessere nuove relazioni. Era uscita con un paio di ragazzi, ma non erano stati incontri destinati a sfociare in una relazione.

Ci aveva fatto sesso, ma poi era chiaro che non ci sarebbe stato futuro.
Aveva riassaporato il gusto di un cazzo, aveva goduto nel sentirsi nuovamente riempire ma non c’era stato nulla oltre a qualche orgasmo.
Aveva iniziato a frequentare una palestra vicino a casa, e da un pò aveva notato lo strano interesse di Lucia, una donna matura con il fisico massiccio e poco femminile, con i capelli mori sempre raccolti. Era una socia della palestra, soprattutto la si vedeva fare pulizie e riordinare. Era una donna simpatica, volgarotta nei modi e nelle battute, ma nel sudore della fatica le battutacce erano una nota di colore che sollevavano dalla fatica.
Alice andava nelle ultime due ore di apertura, dopo le 20, così poi faceva una doccia e filava a casa davanti alla tv.
Aveva colto speso lo sguardo di Lucia su di sè. Lei si limitava a sorridere, aveva pensato di esserle simpatica.
Alcune sere c’era davvero poca gente, e quando Alice rientrava nello spogliatoio per la doccia era fra le ultime ad uscire.
Quella sera, mentre era sotto lo scroscio della doccia, che si godeva ad occhi chiusi, così calda sulla schiena, sussultò di paura sentendosi afferrare da dietro da due mani forti.
Aprì gli occhi, le sfuggi un urlo. Ma subito sentì un corpo appoggiarsi a lei, e una bocca appoggiarsi al collo, sfiorandolo mentre le diceva: shhhhhhhh non fare rumore… poi la baciava e le leccava la pelle… Piccola troietta lasciami fare….
Era la voce di Lucia. Nella sua testa si aggrovigliavano pensieri. Fra il cosa faccio, il mi ribello, il lascio fare. Mentre i baci si alternavano a piccoli morsi sul suo collo, le mani erano arrivate colmarsi delle mammelle. Strizzavano e mungevano il seno pieno, spingendo soprattutto sui capezzoli ora induriti e gonfi.
Non riusciva a parlare, si era appoggiata contro quel corpo dietro lei, e lasciava fare, assorbendo ogni sensazione piacevole che le arrivava.
Lucia la fece voltare, la spinse contro la parete piastrellata della doccia e la sua bocca si impossessò di quella di Alice, la esplorò con la lingua, sempre più in profondità, lasciandola senza fiato e ansimante.
Non aveva mai provato o pensato di fare sesso con una donna, ed ora nel primo approccio le sembrò di non avere mai provato simili sensazioni di piacere.
Lucia era passata a succhiarle il seno, con un impeto, una foga che era quasi doloroso da subire, ma inequivocabilmente sentiva che si stava bagnando di piacere e le gambe erano molli.
Si ritrovò ad ansimare e gemere mentre la bocca di Lucia passava da una tetta all’altra e la mano era arrivata ad aprire le grandi labbra e farsi spazio fra il clitoride e la carne tenera della figa.
Quando iniziò a sentirsi penetrare dalle dita di Lucia, pensò di arrivare all’estasi. Le venne sulla mano in pochi secondi, e la cosa eccitò maggiormente l’altra donna.
Le infilò un terzo dito ed aumentò le spinte della mano dentro lei, per sfociare in breve ad un’altro orgasmo.
Ad Alice mancavano le gambe, quindi la lascio scivolare sul pavimento della doccia, per poi coprirla con il proprio corpo. L’acqua scorreva calda mentre Lucia vagava con la bocca dal seno alla figa di Alice, fino ad avvolgerla e giocare con la lingua e con i denti con il clitoride ormai ingrossato dalla precedente manipolazione.
Alice gemeva, i suoi mugolii riempivano la stanza. Lucia aveva perso ogni remora nel vedere il suo abbandono così totale.
La scopò ancora a lungo con le dita, fino a quando la figa infiammata e arrossata fu dolente e Alice stessa era stremata dal godimento.
In pochi minuti Lucia si alzò, si rivestì ed uscì dallo spogliatoio senza dire una parola.
Alice si sentiva in un’altra dimensione, era dolente e sentiva bruciare il suo corpo. Riusci a rialzarsi e rivestirsi. La palestra sembrava deserta.
Arrivò a casa e si buttò sul letto senza più forze, consapevole che probabilmente da quella sera la sua vita sarebbe cambiata.
Non riuscì a prendere sonno, mentre ripensava a quanto si era lasciata fare, al fatto che avesse aperto la sua intimità ad una donna. Al fatto che ne aveva goduto. Lucia era una donna oltre la cinquantina, fisicamente non bella ma l’aveva fatta godere con un’intensità mai provata con nessun ragazzo, anche bello.
Le sembrava di sentire ancora lingua e mani attraversarle la pelle, carpire il suo piacere, entrare nella carne.
Lucia aveva bevuto il suo nettare, gli umori che abbondantemente aveva prodotto grazie al godimento che le aveva fatto provare.
Provò vergogna per il suo abbandono, l’imbarazzo di essersi comportata come se fosse lesbica. Oh mamma, se lo avessero saputo i suoi!!
Ma se chiudeva gli occhi, il suo corpo, le sue tette gonfie e dolenti e la figa così infiammata e gonfia da bruciare come se prendesse fuoco reclamavano ancora l’attenzione di cui avevano goduto.

Autore:
cattibrie

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