Sveltina – Vernice ‘fresca’

Sveltina sborrata

Non ho mai avuto un ragazzo tutto per me perché non so vivermi i rapporti come si deve. Ho il tradimento nel sangue e non sono capace di raccontare bugie a nessuno. Non sono capace e non voglio. Ci sono periodi in cui mi sento un po’ sola e altri in cui mi ritrovo a dover accontentare troppi cazzi tutti in una volta.

In periodi come questo, la giornata, per me, dovrebbe durare 48 ore o forse più. Meno male che non lavoro altrimenti il tempo dove lo troverei?

Molte delle mie amiche – a cui ho soffiato il ragazzo per una sera – sono fissate con la divisa, qualsiasi divisa, specialmente quella del poliziotto e del marinaio. A me non fa impazzire la classica uniforme da soldatino. Io vado matta per altri tipi di divisa, quella dell’operaio sudato, per esempio, tutto preso a faticare, da distrarre e stuzzicare in piena attività. Quando  ne vedo uno cerco di non farmelo mai scappare.

Per operaio intendo qualsiasi tipo di manovale, dall’idraulico al pittore, dal meccanico al falegname. Mi arrapano le loro braccia forti, le loro magliette sudate, tutta quell’energia che ci mettono nel loro lavoro e, quando li spio, li immagino a letto, maestri dell’arte di fottere. Amanti unici, nati per scopare.

Gli operai non mi hanno mai delusa né avanti né dietro né in bocca. Mentre la divisa del poliziotto mi riporta alle regole, alla mentalità troppo rigida e incastrata di uno capace solo di dire ‘Signorsì’ tutto il giorno, l’operaio lo considero uno zingaro, bravo a risolvere problemi, forte del suo talento naturale.

Per esperienza vi dico che l’operaio è un animale da monta pieno di risorse e di sorprese. Non ci si annoia mai con certi robusti manovali. Sono tipi pratici, pronti a farlo ovunque, con casalinghe e riccone (e con le figlie delle rispettive), con ragazzette e donne mature. Lo fanno ovunque, a qualsiasi ora, specie se hanno la fortuna improvvisa di potersi chiavare senza impegno fiorellini freschi e svampiti come me. Mi scelgo i più giovani, i più robusti e, possibilmente, con la faccia da stronzi, bravi a parlare volgari. Quelli, insomma, che la vita e la strada le conoscono bene e che, di conseguenza, sono i più allenati, bravi a ficcare, resistere, allungare i tempi e spremere orgasmi.

Una mattina, che sembrava troppo uguale a tante altre, ho tirato fuori il naso da casa mia per godermi un po’ di sole e per vedere come buttava. Quando ho beccato con lo sguardo un pittore edile impegnato a verniciare una panchina del cortile, ho capito che quel giorno buttava benissimo. Sono entrata subito in confidenza con lui (è bastato chiedergli una sigaretta) e gli ho proposto di fare un giro di pennello per rinfrescare le pareti di casa mia. Una frase allusiva e monella che lui, tipo sveglio, ha capito al volo.

Le pareti di casa mia sono perfette e io, di solito, non ho bisogno di una rinfrescata ma di una scaldata in situazioni da sveltina clandestina. Appena l’ho fatto entrare in casa mia, ho subito cominciato a torturare il suo uccellone con la boccuccia ridacchiando ogni tanto, quando riprendevo fiato per respirare, tra un’apnea e l’altra. Ci avrei giurato che era ben armato in mezzo alle gambe: ho un certo fiuto per le misure, mi sbaglio raramente.

Con due parole l’avevo trascinato in casa mia. Con due colpi di lingua l’avevo già trascinato nell’inferno dei miei desideri adolescenziali. Si sentiva letteralmente aggredito da una ragazzina florida, un po’ stramba, che faceva la scemetta apposta spalancando i suoi grandi occhi verdi curiosi davanti a un palo di carne bello pronto all’uso e all’abuso.

A quell’ora avrebbe già dovuto finire di verniciare la panchina, ma aveva interrotto a metà dell’opera per dar retta a me. Stava un po’ a disagio per questo, ma il suo imbarazzo è durato pochissimo. M’ha impalata in piedi sbattendo come un maiale dentro di me, poi s’è riposato la schiena infilzandomi supina mentre incassavo a cosce spalancate sul tavolo della mia cameretta. M’ha fatto voltare a pecorella dando giù di nerbo equino e quella posizione lì non l’ha più cambiata.

Quando ha preteso il culetto, ha voluto scivolarci dentro per intero piazzandomi sopra di lui, in uno smorzacandela da cavalcata matta sul mio lettino. Assecondavo i suoi capricci anali volentieri: qualsiasi cosa facesse o mi spingesse a fare andava bene e risultava gradita ai miei fondelli nevrotici. Me l’ha prestato contro natura in tutte le posizioni, sparando una frase più oscena dell’altra.

Sarò venuta tre o quattro volte, prima che quel maiale di un pittore si decidesse ad aprire i rubinetti per farmi assaggiare il sapore della sua vernice trasparente.

Gli operai se la cavano e se la… scavano bene, sempre. Tutti.

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