Sesso e nobiltà | pt. 2

La sexy duchessa racconti erotici

Il contadino si perse negli occhi della contessa. Erano così belli e grandi che avrebbe anche potuto uccidere per vederli per un semplice secondo in più.
Non aveva la più pallida idea di ciò che avesse in mente quella donna che sulla carta avrebbe potuto chiedergli qualsiasi cosa.
Aveva i soldi, aveva la bellezza ed era dotata anche di un notevole intelletto… non avrebbe potuto chiedere nulla di più.
-Voglio essere amata nel culo.- pronunciò, rendendo nobili anche quelle parole.
Stava per realizzare il sogno di tutta la classe contadina: metterlo nel culo alla nobiltà.
Conosceva molti uomini, utilizzati dalla contessina esattamente come in quel momento veniva utilizzato lui, ma a nessuno di loro era stato concesso l’ingresso posteriore.
La contessina posò il suo busto sulla scrivania e, sollevandosi la gonna disse -Si accomodi, messere.
Per la prima volta in vita sua si sentì importante. Sarebbe stato il primo uomo a violare quel sederino così bello e immacolato.
Le diede un bacio sulla chiappa sinistra e morse quella destra. Erano così tonde che sembravano due pasticcini alla panna.
-Ahi,- gridò lei.
-Mi scusi.
-Mi è piaciuto.- concluse, inspirando forte coi polmoni.
Così il contadino, facendosi coraggio, infilò il suo cazzo dentro quel culo, dopo averlo cosparso di saliva, raccolta dalla lingua della contessina che con cura e dedizione gli leccò la mano.
Quando la penetrò sentì il suo cazzo toccare il paradiso… un paradiso molto stretto.
La contessina provò un dolore dapprima lancinante, poi sempre più tenue, fino a quando non divenne semplicemente piacevole.
Scivolava ed usciva da lei con quel leggero attrito tipico di un buco non lubrificato, tra le sue grida di piacere che rimbombavano all’interno di quella stanza silenziosa in cui solitamente venivano firmati importanti contratti.
Cosa avrebbe pensato suo padre se solo l’avesse vista in quella posizione? Intenta a farsi violare nel culo da uno zotico dei loro mezzadri.
Forse era proprio quello che voleva: farsi scoprire da suo padre.
L’inconscio era una cosa che rimaneva nella testa, mentre ciò che rimaneva all’esterno era uno splendido rapporto anale, consumato tra quelle mura sofisticate.
-Sculacciami. Sono una monella.
Il contadino tirò una sculacciata a quella nobile viziata, arrossando il suo sedere. Colpi di cazzo e colpi di mano si alternavano come se dovessero distribuire il tempo in ritmi differenti.
Era una musica che si suonava coi corpi e loro non volevano perdersi nemmeno un passo di danza.
Quella era la loro fuga dalla realtà: lui giocava a vestire il suo cazzo da nobile e lei fingeva di essere una troia come tante.
Nessuno voleva giocare ad essere se stesso. Il mondo era solamente una questione di maschere.
-Ah. Sì. Me lo sbatta in culo… me lo sbatta tutto.
-Certo signora… glielo sbatto tutto nel culo.
La passione stava arrivando alle stelle. Le carte da lavoro del conte stavano cadendo a terra come se un terremoto di piacere stesse smuovendo i mobili
Quando lo sperma fuoriuscì dal suo membro inturgidito, sussultò come un cane stremato da una lunga corsa e si accasciò sulla sua schiena.
Erano sudati e distrutti da quel rapporto così violento nell’estetica da travestirsi quasi da spossatezza lavorativa.
Sarebbero tornati alle loro mansioni; alle loro vite. Avrebbero finto di non essersi mai conosciuti per il resto dei loro giorni, ma in quella giornata si erano amati più d’ogni altra coppia della nobiltà di quell’appartamento borghese.
-Il suo culo è il più bel posto in cui io sia mai stato, contessina.
-La devo ringraziare… nessuno mi aveva mai scopata in questa maniera. Non avevo mai provato certe sensazioni.
-Il piacere è stato mio.

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