Sesso con fratello e sorella

Bella figa racconto erotico

Erano tutti ubriachi e fumati. Flora, Daniele e Carlo si erano chiusi nella stanza dei genitori di Flora e Carlo.
Daniele si sentiva strano, perchè non era da tutti guardare un fratello e una sorella che si baciavano con la lingua, toccandosi intensamente.
-Vieni qui, Daniele.- disse Flora, con fare ammaliante.
Daniele si avvicinò a lei ed iniziarono a baciarsi. Flora era bella ed affascinante, proprio come una modella.
Le accarezzò il piccolo seno, mentre Carlo iniziava a masturbarsi, guardandoli.
Era una situazione carica di perversione. Lui non era abituato a quel mondo, ma tuttavia non riusciva ad allontanarsene, dopo aver provato il suo potere di seduzione.
Erano incredibili. Lei lo stava baciando, mentre suo fratello si eccitava, guardandoli.
-Lo vuoi un pompino?- chiese gentilmente.
-Sì.
Aveva il cazzo duro per via degli strusciamenti con quella ragazza sottile e affusolata.
Flora si mise in ginocchio, slacciando i pantaloni di Daniele, tirandogli fuori il cazzo.
Quando le sue labbra gli avvolsero il membro duro, pensò di essere finito in un sogno. Era sempre strano quando una ragazza così spudoratamente bella finiva per ciucciarti il cazzo.
I loro occhi si scontravano in continuazione durante l’atto e Daniele si dimenticò per qualche secondo della presenza d Carlo, intento a masturbarsi in maniera quasi compulsiva.
Le accarezzò la testa, come avrebbe potuto fare con un cane e chiuse gli occhi, lasciandosi trasportare dal momento. Una bocca semplicemente perfetta con una capacità unica nell’arte del fellazio.
-Avanti succhiagli il cazzo troietta.- disse Carlo, con voce ansimante.
Era davvero un pervertito. In effetti anche lei doveva essere una pervertita. L’aveva vista baciare suo fratello e adesso gli stava succhiando il cazzo.
Doveva imparare a godersi il momento e quello era un esercizio estremamente utile per apprendere quella cosa.
Sollevò Flora, tirandola per i capelli. Non le fece male, ma un po’ di forza bruta era quello che ci voleva per stabilire bene i ruoli di quella performance.
Le slacciò i jeans e le sfilò le mutandine in un attimo, allargando le gambe.
-Come sei rude. Mi piace.- disse lei.
La penetrò, guardandola intensamente negli occhi, quegli occhi tanto ammalianti quanto pericolosi.
Incassava i colpi con stile, ma era decisamente lui a guidare la faccenda, scopandola con un impeto simile a quello di un bufalo incattivito.
Carlo si alzò e si avvicinò a loro e afferrando la faccia della sorella se la portò a cinque o sei centimetri dal pene, dicendo -Lo vedi? Lo vedi il cazzo di tuo fratello? Ciuccialo.
Flora iniziò a mangiare il pene del fratello mentre il cazzo di Daniele la penetrava con foga. Erano diventati una sorta di macchina del sesso, intenta a viaggiare verso una serie di orgasmi multipli.
Daniele iniziava a sentirsi quasi a disagio e se il suo pene non fosse stato momentaneamente conficcato dentro quello splendore di ragazza, se ne sarebbe sicuramente andato.
Il caso volle che quella coppia di fratelli incestuosi avesse scelto proprio lui per i loro giochetti sessuali.
Era pur sempre una di quelle esperienze che avrebbe potuto raccontare ai suoi amici tra una birra e una sigaretta, quello era poco ma sicuro, ma c’era qualcosa di molto più viscerale in quell’atto.
Era come se Carlo e Flora cercassero semplicemente un terzo elemento che giustificasse in qualche modo la loro tresca amorale tra consanguinei. A lui bastava scoparsi quella fighetta calda per poi sparire nel nulla, dimenticando quella sensazione di sporco che al momento sembrava ricoprire i loro corpi.
Carlo estrasse il pisello dalla bocca della sorella e, masturbandosi davanti al suo faccino angelico, le sborrò in faccia.
Lo sperma le ricoprì tutto il volto. Flora si volto e guardò Daniele negli occhi, mentre continuava a cavalcarlo.
Provava disgusto nei suoi confronti e questo lei lo sapeva, ma non poteva assolutamente farci niente. Il rapporto con quo fratello avrebbe disgustato chiunque, ma non lei. Avevano deciso che l’ipocrisia della morale non li avrebbe mai feriti, almeno finché avrebbero combattuto nella stessa trincea.

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