Poliziotto buono e poliziotto cattivo

Incarcerata e scopata con sborrata finale

Non era la prima volta che accadeva e sicuramente non sarebbe stata l’ultima.

La guardia se ne stava lì impalata a fissarmi mentre succhiavo il cazzo al suo collega. Mi avevano fatto un favore ed io avevo un solo modo per ricambiare la loro cortesia.

Avevo bisogno che un mio preciso messaggio arrivasse ad una persona fuori dal carcere e loro mi avevano assicurato che tale messaggio non sarebbe passato per i controlli dell’ufficio interno. Il prezzo da pagare erano due bei pompini in un colpo solo.

Riuscivo a sentirlo mentre si masturbava guardandomi ciucciare il cazzo duro e vigoroso dell’agente Giacomo. Aveva proprio un bel cazzo, dritto come una lancia e duro come il ferro.

Non era poi così male succhiare cazzi, perché dopo un po’ di tempo in prigione, finisce sempre che ti sale una voglia di cazzo ingestibile. Probabilmente anche se non mi avessero fatto il favore in questione sarei finita lo stesso in ginocchio davanti a questi due stronzi.

-Ah, Viviana… sei fantastica.

Lo ero davvero, perché quello che gli stavo facendo era senza dubbio un pompino da serie A. Sono sempre stata molto brava a dominare il reflusso esofageo tipico di quando prendi tutto il cazzo in gola.

Questo è un trucco che non tutte le donne conoscono, più ingoi e più vengono prima.

Neanche a dirlo, la guardia mi sborrò in gola alla velocità della luce. Uno schizzo potente e deciso.

-Ecco fatto… avanti Mario, tocca a te. Brava bambina.

-Sotto a chi tocca, come si suol dire.- disse Mario.

Mi faceva schifo quell’uomo. La sola idea di prenderglielo in bocca mi dava il voltastomaco, ma per far arrivare quel messaggio al destinatario ero disposta a tutto.

Gli sbottonai i pantaloni e una puzza di sudore e urina mi arrivò in faccia come una ventata d’aria calda in piena estate.

Per un attimo fui sul punto di vomitare.

-Cosa c’è, non ti gusta? Non è mica la prima volta che me lo succhi, bambina.

Avevano questo vizio orribile di chiamarmi bambina. C’era un qualcosa di mostruosamente deviato nel chiamarmi in quel modo, mentre facevo loro un pompino.

Lo feci diventare duro e ci sputai sopra, per coprire un po’ il puzzo di piscio ed iniziai a succhiarlo. Certe volte la vita ti metteva davvero a dura prova e ti ritrovavi con la faccia al muro o, ancora peggio, col cazzo di una guardia puzzolente ad ingombrarti la gola.

Fortunatamente sapevo come farlo venire presto. Dovevo limitarmi ad utilizzare quel mio trucchetto, inghiottendo quanto più cazzo riuscissi ad inghiottire.

-Cazzo… ne sei proprio affamata, bambina. Prendilo tutto… dai, così!- disse lui, spingendomi la testa ancora più a fondo.

Stava involontariamente facendo il mio gioco. Più entrava e prima veniva. Era una vera e propria tortura succhiare quel pisello sporco e puzzolente.

-Dovete sbrigarvi, la pausa è quasi finita… tra poco le ragazze dovranno rientrare.- disse Giacomo.

Lui era quello più buono e probabilmente immaginava quello che stavo provando in quel momento.

-Hai sentito bambina? Devi fare forte forte… così finiamo, ok troia?

Perfetto, adesso eravamo arrivati al “troia”. La mia vita era proprio fantastica.

-Infilami un dito nel culo.

Feci finta di non sentire.

-Infilami un cazzo di dito nel culo ho detto.- continuò, con tono minaccioso.

Quel messaggio doveva arrivare. Infilai un dito nel culo di quella guardia e lo spinsi dentro con quel po’ di forza che mi era rimasta.

-Oh, bambina mia… tu ci sai fare.

Ebbe un orgasmo violento. Se solo avessi potuto mi sarei spostata, evitandomi tutto quell’afflusso di sperma in bocca, ma la guardia continuava a tenere la mia testa con le mani, affondando sempre di più il suo cazzo eretto.

Ingoiai tutto. Non potevo fare altrimenti.

-Brava piccola. vuoi una sigaretta?- mi domandò Giacomo, gentilmente.

Giacomo mi offriva sempre una sigaretta, quando finivo quei servizietti. Lui era senza dubbio il poliziotto buono.

Avevo ancora in bocca il sapore di quello sperma appiccicaticcio e maleodorante. Accesi la sigaretta e me ne restai sulle mie a fumare, rimanendo in ginocchio, in quella posizione che mi aveva visto umiliata a succhiare quei due cazzi.

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