Madre e figlio

Sesso incesto racconti erotici

La mia mano si avvicinò a lei. Era così bella nonostante fosse mia madre.
Le accarezzai e le caviglie, salendo lungo i polpacci, le ginocchia appuntite e le cosce magre, arrivando alle sue mutandine.
Iniziai a massaggiarle la fica, senza che lei se ne accorgesse. Probabilmente faceva solo finta, rifiutandosi di immaginare suo figlio intento a masturbarla.
Iniziò a bagnarsi, inzuppando le sue mutande. Il mio cazzo divenne durissimo.
Sapevo che tutto quello era sbagliato ma non riuscivo a fermarmi, così le strizzai una tetta.
Lei si svegliò tutto ad un tratto. Si accorse immediatamente di me, ma era troppo tardi. Avevo già iniziato a masturbarla.
-Che cosa stai facendo?- chiese.
-Secondo te? Ti sto masturbando la fica.- risposi.
Credo che sia sbagliato, ma credo di volere che tu continui a masturbarmi.
Le mie mani scivolarono dentro la sua fica, superando le sue mutande di pizzo. Afferrai la sua mano e la posai sul mio cazzo duro affinché iniziasse a strusciarmela sul cazzo per eccitarmi ancora di più.
-Ok tiralo fuori.- disse lei, tutta eccitata.
Tirai fuori il mio pisello duro e lei lo guardo come se non avessi mai visto un pene in vita sua. Lo baciò come se quello fosse il primo bacio dato ad un principe azzurro.
Non era il principe azzurro delle fiabe, bensì il mio cazzo che io le spinsi in bocca dicendo -Adesso succhia il cazzo, mamma.
Inizio a succhiarlo compassione ed enfasi, quasi come se fosse una vera professionista del settore.
Le mie dita si trovavano dentro la sua fica bagnata. Certe emozioni sono molto difficili da scrivere a parole, anche perché il peccato rimane nel mondo della finzione fino a quando uno non ne parla, no?
Mia madre mi stava succhiando l’uccello ed io stavo godendo come un matto, cercando inutilmente di concentrarmi sulla sua figa. Smisi di masturbarla quando l’eccitazione mi fece quasi svenire.
Mia madre era molto brava nel sesso orale, proprio per quello mio padre l’aveva sposata. Ovviamente me l’aveva detto in uno dei suoi svariati momenti di sbronza colossale.
Il nostro era un segreto che sarebbe restato in quella stanza. Da quando mio padre ci aveva lasciato da soli, io mi infilavo spesso nel suo letto per masturbarla.
Al mattino fingevamo di aver dimenticato tutto, ogni volta. Le nostre notti incantate erano quasi dei sogni cristallizzati nel tempo.
Mi stava succhiando via ogni cosa. Cazzo com’era brava.
Sborrai nella sua bocca. Una bocca carnosa come quella delle attrici della televisione.
Mi faceva sempre eiaculare come un animale.
-Ok… adesso tocca a me farti venire.- dissi, scendendo sotto le coperte.
Le aprii le gambe ed iniziai a leccarle la fica. Conoscevo a memoria quella vagina leggermente usurata ma ancora in pieno splendore.
La strada che conduceva al clitoride era impressa nella mia memoria. Ogni tot le mordicchiavo le grandi labbra, perché sapevo che quella cosa la faceva impazzire di piacere ed io volevo solamente il meglio per lei. Quella era l’unica cosa che importava: noi.
Eravamo sempre stati noi contro gli altri e nessuno sarebbe mai riuscito a dividerci.
-Ah… continua… continua, Carlo.- disse.
Mi chiamava spesso col nome di mio padre quando facevamo sesso. Forse era un meccanismo di difesa per fingere che quello non fosse un incesto, perché dare nomi terribili a cose belle era da sempre la prerogativa del genere umano.
Venne, gridando il suo amplesso a gran voce, mentre le infilai un dito nel culo. Provai un piacere immenso nel sentirla venire. Lo stesso piacere che provavo quando la vedevo sorridere.
Le baciai tre volte la fica. Era una cosa che facevo sempre, un po’ come a dimostrarle il mio affetto anche dopo che l’eccitazione del momento era passata.
-Ti adoro.
-Anche io.
L’amavo più d’ogni altra cosa al mondo.

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