Le mie perversioni ( Signora e Padrona )

Erano passati alcuni giorni dalla mia ultima stravaganza in camera, quando ho fatto gareggiare tutti gli uomini della tenuta. Ora pero’, dopo aver regalato della quiete tra i miei servitori, ero pronta per una nuova perversione sessuale. In gran segreto avevo fatto allestire una camera con tutto il necessario per torturare sessualmente chiunque volevo. Ovviamente, nessuno degli uomini della tenuta, sapeva della camera, in quanto avevo fatto fare i lavori da una ditta estrna.

Entrata nella camera indossai un completo di pelle rosso acceso, con delle calze a rete e dei tacchi a spillo. Chiamai quindi il primo fortunato ospite della camera, il mio fedele maggiordomo. Entro’ nella camera con uno sguardo scioccato e curioso. Appena mi vide vestita come una signora puttana, la sua eccitazione comincio’ a crescere tra le sue gambe, diventando sempre piu’ vistosa ma mano che io mi avvicinavo a lui. In fondo, gli uomini che lavoravano per me si potevano reclutare fortunati, in quanto
regalavo loro, degli orgasmi felici, oltre che ad un lavoro e un posto dove dormire. Ordinai al maggiordomo di spogliarsi e lo feci sdraiare su una tavola di legno. Ammanettai le sue mani e le sue caviglie sui lati del tavolo, osservando il suo corpo nudo. Il suo cazzo era gia’ bello duro e mi ci avvicinai, mentre indossavo i guanti di pelle. Impugnai il suo cazzo facendolo scivolare nel mio guanto, in modo dolce e sensuale, sentendo la sua eccitazione crescere sempre di piu’. Di colpo lasciai il suo cazzo e cominciai a schiaffeggiarlo in modo feroce e violento, chiedendogli se questo gli piacesse di piu’.
Schiaffeggiavo il suo cazzo duro e gli strizzavo le palle senza pieta’, sentendo le sue urla di dolore che mi eccitavano sempre di piu’ e in modo inquietante. Mi fermai solamente dopo che il maggiordomo chiese pieta’. Allora impugnai il suo cazzo nuovamente e lo masturbai con ferocia e violenza, facendolo scivolare su e giu’ con cosi’ tanta rapidita’, che ogni volta che la mia mano scendeva, un pugno gli arrivava alle palle. Gemeva di piacere e di dolore il porco e io mi eccitavo sempre di piu’, sentendomi sporca, pervertita e piu’ puttana che mai. Alternavo la sega con degli schiaffi alla cappella o con delle forti strizzate alle palle. L’unica cosa che mi sembrava strana in tutto questo, era che il suo cazzo non si era mai ammosciato, ne nei momenti di goduria e neanche nei momenti di dolore.

Sentivo anche che il suo cazzo si gonfiava per prepararsi ad un orgasmo e allora continuai con forza a masturbarlo, sentendo il suo respiro aumentare e il suo corpo tremare sempre di piu’. Continuai fino a quando dalla punta del suo cazzo non comincio’ a schizzare sborra, colpendolo in diversi punti dell’addome. Continuai a masturbarlo con avidita’, sentendo i suoi lamenti di dolore e il suo corpo
dimenarsi, vista la sensibilita’ del suo cazzo appena sborrato. Spostai la mano sulla sua cappella e cominciai a strizzarla senza pieta’, sentendo come si muoveva sotto di me, pregandomi di fermarmi e cercando in tutti i modi di liberarsi dalla mia tortura post-orgasmo. Sorridevo maliziosa, mentre sentivo l’odore della sua sborrata, mentre il suo cazzo piano piano si ammosciava nella stretta della mia mano, impegnata a seviziargli la cappella sensibile. Mi fermai solamente dopo che il suo cazzo scivolo’ completamente moscio, sentendo nei suoi profondi respiri, che ne era veramente grato, anche se io
sono totalmente convinta, che anche al porcello sia piaciuto quanto a me. La tortura fini’ con un un’ultima strizzata di palle prima di liberarlo dalle manette ed invitarlo a rivestirsi.

Ovviamente era obbligato a mantenere segreta la presenza della camera, altrimenti la prossima volta, non sarebbe stato solo il suo cazzo ad essere torturato.

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