La ragazzina

Lato B di una bella troietta

Quella piccola ragazzina mi faceva proprio impazzire. Non ho mai capito e mai capirò cosa ci trovasse di tanto speciale nel sottoscritto.

Era giovane, bella, sensuale ed intelligente, mentre io ero vecchio, stupido e per niente sexy.

Potevo passare una notte intera a guardarla, domandandomi: perché il buon Dio l’ha messa sulla mia strada? Quali peccati avrà mai compiuto per meritarsi un tipo come me?

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Aveva diciotto anni, mentre io ne avevo da poco compiuti cinquantotto. L’avevo conosciuta ad una festa piena zeppa di quegli intellettuali che tanto detestavo e che lei sembrava ammirare così tanto.

Eravamo su due pianeti differenti. Galassie improbabili di un multiverso inconciliabile. Lei aveva tutta la vita davanti, mentre io avevo bruciato tutte le tappe senza nemmeno accorgermene.

Mi accorsi che la nostra storia sarebbe finita a breve, quando in una notte di settembre capii che non avrei mai potuto portarla a ballare senza sembrare suo padre o addirittura suo nonno.

Eravamo intrappolati nel limbo del mio appartamento, in un vortice di sesso e vecchi film che non riuscivamo a vedere fino in fondo.

Quella sera mi disse qualcosa tipo -Vuoi mettermelo nel culo?- ed io risposi -Certo che voglio. Io voglio qualsiasi cosa ruoti attorno al tuo bel culetto.

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Signori miei, quella ragazzina aveva un culo che parlava da solo. Era talmente perfetto e levigato da farmi impazzire ad ogni colpo d’anca. Sono pronto a giurarvelo: morivo ogni volta che lo guardavo e risorgevo non appena mi tornava davanti.

Profanarle il sedere era un compito che avrei assolto con estremo piacere e gratitudine. Era vergine di culo ed io sarei stato il primo ad entrare in quel posticino stretto e accogliente.

Avevo provato mille volte ad essere gentile con lei e in fin dei conti lo ero, ma non riuscivo a tradire troppo il mio carattere. Ero un vecchio e rude uomo d’altri tempi e avevo pur sempre i miei modi che ai più potevano sembrare rozzi, mentre a lei piacevano.

Non le riservavo certe cortesie che i suoi amanti giovani e spelacchiati le regalavano senza ritegno. Io ero la sua perversione e come tale, dovevo essere vero!

Le diedi un bacio e la voltai senza ritegno sul divano della sala. Sollevai la sua gonna rossa con una fantasia di fiorellini bianchi e le strappai le mutande.

L’idea che sarebbe dovuta ritornare a casa sua senza mutandine mi eccitava da impazzire.

-Non l’hai mai presso in culo, vero?- domandai, pur conoscendo a priori la risposta.

-No, tu sei il primo.

-Ti farà un po’ male.

Amavo quella ragazzina, ma in realtà desideravo profondamente che il mio pisello nel suo sedere le facesse male.

Avrei potuto usare della vaselina, ma optai per un classico e sempre verde sputo sul cazzo e nel buchetto del suo culo.

Le infilai l’indice, dicendo -Respira profondamente, così il buco si dilaterà.

-Ok.- rispose, respirando lentamente.

-Brava.- continuai, lasciando entrare ed uscire il dito.

Ero proprio fortunato. Avevo davanti quella ragazzina di svariate generazioni successive alla mia e le stavo infilando un dito nel culo.

Mi masturbai per farlo inturgidire, fino a quando fu pronto all’atto.

-Adesso ti farà un po’ male.

Appoggiai la cappella al buco, tenendo stabile il cazzo con la mano ed iniziai a penetrarla.

Gridò. Non era abituata, ma prima imparava a prenderlo nel culo e meglio era.

Aveva un buco talmente stretto che infilarglielo dentro mi fece quasi male. Nonostante tutto, entrò. Entrò tutto.

Avrei potuto penetrarla in maniera più gentile e meno dolorosa, ma io non volevo essere gentile; volevo che si ricordasse per sempre di me. Le feci male e provai un piacere immenso nel farlo.

L’infilai tutto, fino alla base. Le ruppi il culo ed iniziai a scoparla con una tale violenza da farmi quasi vergognare di appartenere al genere umano.

-Mi stai facendo male!

-Sei tu che hai voluto che ti sfondassi il culo. Ora sta’ zitta, altrimenti non riesco a venire.

-Ho detto che mi fai male, cazzo!

Me ne fregai. La inculai a sangue, scopandomi quel suo bel buchetto vergine come se fosse più uno stupro che un atto d’amore e per qualche attimo, giurò che mi sembrò davvero di stuprarla.

-Basta.- gridò lei, cercando di spingermi via.

Le presi le mani e gliele misi dietro la schiena, continuando a scoparla, gridando -Zitta!

Le sborrai nel culo. Stava piangendo. Riuscivo a sentire il rumore assordante delle sue lacrime infrangersi sul divano che aveva visto la sua verginità anale sparire dalla sua vita.

-Perché ti amo?- disse, piangendo dal dolore e dalla rabbia.

Perché mi amava? Non ne avevo idea.

Le tirai uno schiaffo sul culo ed estrassi il mio cazzo, facendole molto male; lo notai dalla sua espressione, mentre se ne stava raggomitolata con il culo dolorante ancora all’aria.

Accesi una sigaretta. le avevo fatto male. Molto male.

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