La bella e le cinghiate

Perché amava così tanto vedermi umiliata? Diceva che ero la cosa più bella che gli fossi mai capitata e che mi amava più della sua stessa vita, eppure finiva sempre per farmi fare delle cose orribili, solamente per eccitarsi, guardandomi soffrire.
Mi aveva portata nuovamente a casa di Davide, dicendomi che per una volta ci saremmo divertiti e che non sarebbe successo niente di sconveniente. Mi aveva mentito ancora una volta.
Quando mi portava dai suoi amici, finiva sempre per farmi scopare da tutti loro, mentre lui se ne stava a guardare come un pervertito.
Ogni volta mi faceva fare cose differenti. La prima volta mi aveva chiesto di ciucciarlo a tutti quanti. Ingoiai tanto di quello sperma che la metà sarebbe tranquillamente bastata per farmi fare una lavanda gastrica e per due giorni mi venne un male al collo ingestibile.
La seconda mi aveva fatto scopare da due suoi amici, assieme, uno dalla figa e l’altro dal culo.
La terza volta mi vece sborrare in faccia da sette diversi amici e poi mi portò a ballare, facendomi scopare da uno sconosciuto nel bagno della discoteca.
Entrammo da Davide e per prima cosa disse -Siamo arrivati. Toglietevi le cinture.
Mi ero vestita tutta carina, convinta dalle sue parole che per una volta non avrei dovuto fare nessuna porcata per divertire il suo ego spropositato. Mi ero truccata e preparata mentalmente a passare una serata tranquilla e serena. Non ci potevo credere.
-Alzati il vestito sulla schiena, piccola, oggi facciamo un giochino nuovo.- disse con quel suo tono di voce spregevole e al contempo rassicurante.
Feci quello che mi chiese di fare. Facevo sempre quello che mi chiedeva di fare.
Erano in cinque e si erano sfilati tutti quanti cintura.
Io non dovevo fare altro che rimanere girata di spalle, attendendo cinghiate e spruzzi di sperma. La mia vita era diventata un inferno senza che io me ne accorgessi.
Arrivarono le prime cinghiate, mentre il classico suono di piselli in masturbazione suonava dietro di me.
-Ah.
Facevano molto male. Avevano avuto l’autorizzazione a colpirmi forte direttamente dal mio fidanzato, perché io non avevo potere decisionale. Ero solamente una sua cosa e le cose non dovevano pensare.
Lo diceva da sempre -Sei solamente un oggetto con cui mi piace far divertire i miei amici. Sei come una Play Station di carne.
Ero una consolle e nulla di più.
Uno schizzo di sperma mi arrivò sul collo e sui capelli. Una cinghiata, un’altra e un’altra ancora, seguite poi da uno spruzzo di sperma.
-Vi piace la mia fidanzata, eh?
-Certo che ci piace questo troione!- disse qualcuno.
La parte più brutta era ogni volta il viaggio di ritorno. Me ne restavo silenziosa, consapevole del fatto che una volta arrivati a casa, lui avrebbe sfogato su di me tutta l’eccitazione che aveva accumulato nel vedermi scopare con tutti i suoi amici.
Era un pervertito figlio di puttana, capace di eccitarsi solamente guardando le persone soffrire per le umiliazioni.
Le ferite incominciavano a bruciare. Il dolore era ben localizzato. Potevo sentire distintamente sette differenti cicatrici nascere dalle escoriazioni sulla mia schiena.
Forse me le meritavo quelle cose. Probabilmente era il mio karma che non faceva altro che ricordarmi che in passato ero stata una grandissima troia. Non lo so.
Ad un certo punto un uomo iniziò a strozzarmi con la sua cintura. Iniziai a tossire, diventando tutta rossa in volto. Sentivo delle mani sul mio seno, ma non potevo liberarmi.
Diventai tutta rossa e per un attimo smisi proprio di respirare. Quando mollò la presa, mi sentii molto sollevata. Ero sicura di lasciarci le penne.
Non dissi niente, solamente perché non volevo darla cinta al mio fidanzato. Lui si eccitava molto per le mie esternazioni di rabbia.
I restanti segaioli mi sborrarono sulla schiena e tutto finì. Anche quella festa era andata ed io avevo guadagnato qualche nuova umiliazione da appuntare nel diario delle mie sconfitte personali.

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