Il regalo dell’assessore

Volevano tutti qualche favore da me, ma l’appalto per la costruzione del nuovo centro commerciale era il jackpot più ambito. Erano pronti a tutto.
Mi avevano invitato a quel party, sperando di convincermi ad assegnare a loro i lavori ed io, come al solito, mi ero finto integerrimo fino all’ultimo, solamente per vedere fino a dove erano disposti ad arrivare.
Ad un tratto arrivò a fianco a me una donna bellissima, alta, di colore e seducente come non mai.
-Salve… che ne dice di offrirmi da bere?- domandò.
-Beh, essendo un party, qui è tutto gratis ma se vuole posso versarle qualcosa.
-Lo vede quell’uomo? Quello appoggiato alla colonna?- domandò la ragazza.
-Certo che lo vedo, è l’assessore Micheli.- risposi.
-Ecco, è stato lui a mandarmi da lei. Mi ha incaricato di dirle che potrà fare tutto quello che desidera al mio corpo, questa notte.
Non potevo credere alle mie orecchie. Mi erano state regalate molte puttane in passato, ma nessuna di loro raggiungeva quel livello. Era decisamente la puttana più bella che avessi mai visto.
Sembrava una di quelle modelle milionarie che potevano smettere di lavorare a soli diciannove anni, perché erano troppo ricche anche solo per pensare.
-Ha detto proprio così?
-Sì.
-Ed è la verità?
-Certamente… lei potrà fare quello che vuole col mio corpo.
-Sì, ma se volessi fare cose molto particolari?
-Non sono una di quelle che si scandalizza molto facilmente. Col mio lavoro ne ho viste così tante che mi sono totalmente assuefatta alla perversione del genere umano.
-Allora… cosa stiamo aspettando?
-C’è una stanza al piano di sopra, una stanza che ci sta aspettando.
-Perfetto, ma vai avanti tu… perché ho intenzione di guardarti il culo mentre cammini.
-Perfetto… adoro essere guardata.
Non avevo mai visto un culo così perfetto. Sembrava uno strumento musicale, pronto a far vibrare le corde dei corpi di tutto il mondo al ritmo del sesso.
Era talmente bella da rivoluzionare per sempre il termine “bellezza”. Mi aveva letteralmente sconvolto. Non avrei mai potuto non accettare quel regalo; l’assessore si era appena aggiudicato l’appalto per la costruzione di quel fottutissimo centro commerciale.
Varcammo la soglia della nostra camera, e lei iniziò a baciarmi con quelle sue carnose labbra africane. Si vedeva che non era una prostituta da strada, proprio perché mi stava baciando con una passionalità più da film che da scopata con un cliente.
Mi aggrappai al suo culo perfetto come se quello fosse stato l’unico appiglio disponibile, durante una caduta da un dirupo.
Era sodo come il marmo; non avevo mai toccato nulla del genere. Sembrava il culo di una statua.
Quella ragazza mi infilò una mano nei pantaloni, ma io le fermai la mano e le dissi che per fare quello che avrei voluto fare io, ci saremmo dovuti trasferire in bagno.
Acconsentì senza fiatare. Era stupendo vederla camminare verso il bagno, ancora bella ed inconsapevole di ciò che le avrei fatto.
-Entra nella vasca da bagno.- dissi.
-Mi tolgo prima i vestiti…
-No.
-Ok… padrone.- disse, fingendo un tono simpatico.
Entrò nella vasca e si mise in ginocchio. Aveva già capito, forse.
Mi tirai fuori il pisello e lei si avvicinò per prenderlo in bocca, ma io mi allontanai.
-Non ancora, piccola. Adesso paparino si deve prima divertire, visto che può fare tutto quello che vuole con il tuo corpo.
Iniziai a pisciarle addosso, senza nemmeno avvertirla. La sua reazione fu molto particolare. Le faceva schifo quella roba, ma per passare la notte con me, dovevano averle dato molti soldi, quindi non poteva rifiutarsi.
Mirai dritto alla faccia, per sciogliere quel suo trucco, cercando di farla sentire brutta e sporca. Le donne come lei, cioè quelle estremamente belle, danno il meglio di loro quando le fai sentire brutte.
La guardai sfiorire ad ogni nuova goccia di pipì che le si scontrava in viso.
Solamente quando finii l’urina, avvicinai il mio cazzo alle sua labbra. Era tutta sporca di piscio, compreso quel vestito che aveva indossato per sembrare ancora più bella di quanto già non fosse.
-Adesso puoi succhiarmelo.- dissi.
Avvolse il mio cazzo con le sue labbra carnose ed iniziò a ciucciare con rabbia, come se volesse strapparmi l’anima dall’uccello. Avevo fatto proprio bene a pisciarle addosso, perché avevo tirato la bestia fuori da lei. Adesso mi sarei scopato una leonessa e non una modellina del cazzo.
-Esci e mettiti a pecorina.- ordinai.
Ubbidì all’ordine. Mi infilai un preservativo e senza tanti preliminari le schiaffai il mio cazzo nel culo. Tirandole una pacca, giusto per farle capire che la cavalcata avrebbe avuto inizio.
-Mi scopo il tuo culo, troia. Me lo scopo dopo averti pisciato in faccia.- dissi.
Non volevo umiliarla, ma io godevo solamente in quella maniera. Ero un uomo di potere e il potere mi aveva completamente risucchiato in un vortice dal quale non riuscivo più ad uscire. In ogni situazione dovevo comandare sempre più degli altri.

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